Jannik Sinner, un tesoro tutto italiano, re delle Next Gen ATP Finals

Aggiudicandosi la terza edizione delle Next Gen ATP Finals, Jannik Sinner ha ribadito come a soli 18 anni stia viaggiando a tutt’altra velocità rispetto agli altri giovani talenti. “Mi concentro a fare il mio gioco”, ha dichiarato dopo essersi confermato come il gioiello del circuito maschile.

Sono stati 64 minuti di match a senso unico. A Milano si è svolta la terza edizione delle Next Gen ATP Finals, che vedeva come gran favorito Alex De Minaur, già finalista lo scorso anno. L’australiano, indiscutibilmente superiore a tutti durante la prima fase del torneo, pensava che stavolta il titolo non gli sarebbe sfuggito, che non ci sarebbe stato uno Tsitsipas a rovinargli i piani. Questo fino al momento in cui ha messo piede in campo e si è reso conto di chi aveva davanti.

Ha giocato meglio di me, non potevo fare di più“, ha dichiarato dopo la sconfitta in tre set contro Jannik Sinner, il nuovo campione. Un risultato che però non è stato così sorprendente come la differenza nel ranking fra i due, uno al numero 18, l’altro al 95. L’italiano ha sfidato il ranking e si è imposto in maniera ferma, dominante, imperiale. La differenza è stata così tanta che fa quasi paura pensare che un ragazzo di 18 anni sia capace di sfoggiare queste armi ed essere padrone della situazione.

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Jannik è arrivato a Milano, torneo a cui ha preso parte grazie ad una wild card, come numero 95 del mondo. La “cenerentola” del tabellone, pensavano in tanti, fino a quando non ha iniziato a prendere a pallate gli avversari. Non solo è stato il primo ad assicurarsi un posto in semifinale, motivo per cui nel suo ultimo match di round robin contro Humbert è sembrato un po’ più rilassato, ma ha anche mostrato un tennis di grande qualità e di devastante potenza.

Perché ha vinto in finale contro De Minaur? Potremmo parlare del suo gran servizio, della facilità con cui usa a suo favore questo colpo. Dovremmo sottolineare anche il suo carattere freddo, la calma con cui gestisce i momenti di pressione, come le 9 palle break su 9 salvate nel match senza battere ciglio.

Per farla il breve e riassumere tutto il suo tennis in un solo punto di forza, ciò che impressiona di più è la potenza dei suoi colpi. Sono pallate da tutti i lati e da tutti gli angoli, ma consapevoli; sono colpi studiati e progettati per questo giovane talento in grado di usare un martello come fosse una piuma. Questa può essere la differenza dagli altri “picchiatori”, i quali martellano con poca cognizione di causa.

“Che faccio? Come prendo l’iniziativa?”, chiedeva De Minaur al suo coach Adolfo Gutierrez dopo il primo set, il quale lo incoraggiava a non perdere fiducia e continuare a lottare in cerca di una soluzione. Dall’esterno, tutti capiamo l’impotenza del giocatore quando non vede una via d’uscita dal massacro, ma capiamo anche la fiducia inappuntabile del coach, che insiste nello spronare il suo giocatore ad andare avanti, senza però mostrargli la rotta. Ovviamente non era una cosa facile, soprattutto dopo il secondo set.

“Ok, adesso ho iniziativa, ma questo tira tutto e da tutti i lati del campo”, ripeteva Alex mostrando il suo lato umano, o per meglio dire, deprivando Sinner del suo, ingiocabile ogni qual volta l’australiano intravedeva uno spiraglio. De Minaur, che finirà il suo match con un misero 23% di punti vinti sulla seconda, era ben fuori dalla sua zona di comfort, schiacciato dall’incredibile pressione di un Sinner sempre con i piedi sulla riga di fondo campo.

Riccardo Piatti nel frattempo si godeva lo spettacolo come un fan. Se il suo giocatore fosse stato muto non sarebbe stato un problema, dato che non hanno mai fatto ricorso al coaching in cuffia. Nelle finali infatti è meglio parlare sul campo.

“Mi concentro a fare il mio gioco, niente di più”, ha riassunto Jannik al termine del match. A suo tempo aveva già dichiarato che il suo compito consisteva ‘solamente’ nel far passare la palla al di là della rete il maggior numero di volte possibile, rispecchiando perfettamente l’umiltà e la personalità di questo giocatore.

L’esplosione di Sinner arriva nel momento più bello del tennis italiano, con ben otto nomi dentro i primi 100. Un metodo di lavoro che ha dato i suoi frutti con Berrettini, Fognini, Sonego e Caruso, tutti nella miglior stagione della loro carriera. Sinner è stato l’ultimo vagone a formare il treno, anche se l’impressione è che finirà per essere la testa di un transatlantico che da decenni sul circuito maschile aveva perso un po’ di potere.

Un’ascesa di più di 450 posizioni nel ranking è la lettera di presentazione di Jannik Sinner. In molti sperano di rivederlo fra un anno a Milano per difendere il titolo. Forse suonerà un po’ audace, ma vedendo l’atteggiamento di questo ragazzo, chissà che il prossimo novembre non si trovi a lottare per ben altri obiettivi, i tesori più prestigiosi del regno.

Fonti:

Articolo originale: Blog Murciego: Italia tiene un tesoro con Jannik Sinner, el rey de las Next Gen ATP Finals – https://espanol.eurosport.com/tenis/blog-murciego-italia-tiene-un-tesoro-con-jannik-sinner-el-rey-de-las-next-gen-atp-finals_sto7534088/story.shtml

Autore: Fernando Murciego, 11.11.19

Traduttrice: Daniela Terzo

Foto: Twitter @nextgenfinals

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