Razzismo sugli spalti: neanche la pallavolo si salva

Il 6 dicembre 2017, durante una partita della Challenge Cup ad Atene, Nathan Wounembaina, ala del Tours, è stato vittima di insulti razzisti. Alla fine, quello che viene espulso è lui. Per VICE, torna a parlare di quella brutta serata.

È col pugno alzato che i giocatori del Chaumont e del Tours hanno iniziato la loro partita di campionato di Ligue A di pallavolo sabato 9 dicembre. Un gesto simbolico a sostegno del pallavolista camerunense del Tours, Nathan Wounembaina, bombardato da versi scimmieschi ad Atene tre giorni prima, durante una partita del campionato europeo persa contro l’Olympiakos.

Il giocatore ha lasciato il campo, è tornato, per poi essere espulso; nella pallavolo, lasciare il terreno di gioco senza l’autorizzazione dell’arbitro porta automaticamente all’espulsione. Segnato da questa ondata d’odio, Nathan Wounembaina ha accettato di riparlare dell’accaduto, che ci ricorda che il calcio non è l’unico sport colpito dal razzismo e dalla xenofobia dei tifosi.

VICE: Hai lasciato il campo alla fine del primo set. Cos’è successo?

Nathan Wounembaina: È partito tutto durante il primo set, con qualche verso di scimmia. C’era gente, ma il palazzetto non era pieno, sentivo benissimo. All’inizio cercavo di non farci caso e di concentrarmi invece sulla partita. Ma sul 24 pari, proprio quando stavo per battere, hanno continuato ancora più forte. Ne ho avuto abbastanza. Ho preso il mio asciugamano e sono tornato nello spogliatoio, dopo aver avvisato il primo arbitro (il bulgaro Milan Todorov).

Quanto tempo sei rimasto nello spogliatoio?

Due o tre minuti, poi il fisioterapista della mia squadra è venuto a cercarmi per chiedermi di tornare. Ma quando ho voluto riprendere il mio posto, sono stato espulso. L’arbitro ha seguito il regolamento, ma non riuscivo a capire… Hubert Henno, il nostro libero, aveva già segnalato i versi dei tifosi agli ufficiali di gara. Pensavo che l’arbitro avesse capito perché avevo deciso di lasciare il campo. C’è stato un momento in cui ho rimpianto il mio gesto perché ho penalizzato la mia squadra. Ma per quanto riguarda le ragioni che mi hanno spinto a farlo, non ho alcun rimorso.


Nathan Wounembaina

Qual è stato l’atteggiamento dello staff greco o degli arbitri?

In realtà non hanno detto nulla. È stata proprio una delusione, pensavo che i dirigenti greci sarebbero andati a chiedere agli spettatori di smettere, o che gli ufficiali di gara avrebbero fatto qualcosa. Ma non è successo niente di tutto questo. E alla fine della partita, nessuno dell’Olympiakos è venuto a dirmi qualcosa. Erano contenti di aver vinto (3-0). Pensavano solo a quello.

Sei riuscito a identificare chi effettivamente faceva questi versi?

Non ci ho nemmeno provato. Il fisioterapista del Tours mi ha addirittura detto che quando sono uscito dal campo, alcuni, oltre a fare versi, imitavano anche i gesti delle scimmie… Non volevo guardare quegli idioti negli occhi, non volevo nemmeno rivolgermi a loro. Avrei dato loro troppa importanza. Avrei proprio voluto continuare a giocare per mostrare di cosa è capace una scimmia con un pallone da pallavolo!

Sei già stato vittima di questo tipo di insulti razzisti?

Sì, in Bulgaria. Giocavo in Belgio, a Maaseik. È successo durante una partita di Champions League nel 2011 contro il CSKA Sofia. Sempre dei versi di scimmia, ma in modo più violento rispetto ad Atene. Mi sono avvicinato all’arbitro, che aveva già chiesto di smettere. Lo speaker del palazzetto si era rivolto al pubblico, e chi faceva versi ha poi smesso. Avrei voluto che la stessa cosa fosse successa ad Atene.

Hai sporto denuncia?

No, ci ha pensato la mia società. Penso sia sufficiente.

Cosa ti aspetti dai dirigenti della federazione europea?

Che sanzionino la società greca. Non è normale permettere a certi individui di fare questo tipo di cose senza reagire. Spero anche che la mia espulsione venga annullata. Non ho lasciato il campo così, perché volevo. Dal punto di vista umano, sentire questi versi è dura. Ero l’unico giocatore nero in campo mercoledì scorso. Erano tutti diretti a me.

La pallavolo è colpita regolarmente da questi atti di razzismo?

Sappiamo che succede di più nel calcio. Ma succede anche nella pallavolo. Però penso che i giocatori coinvolti non osino reagire troppo. Ma bisognerebbe farlo. Non ho voluto starmene con le mani in mano. Almeno l’accaduto ha suscitato l’attenzione dei media. Iniziamo a parlarne.

Fonti

Traduzione e adattamento: Naomi Alboino

Articolo originale: Racisme chez les supporters : le volley-ball n’est pas à l’abri, pubblicato il 12/12/2017 su Vice France e reperibile al seguente link:
https://www.vice.com/fr/article/j5d5gd/racisme-chez-les-supporters-le-volley-ball-nest-pas-a-labri

Tutti i contenuti tradotti in questo sito sono e rimangono di proprietà dei rispettivi autori e si intendono tradotti come tali ai soli scopi di divulgazione e informazione.

Potrebbe interessarti anche:

FC St. Pauli: la lotta dei tifosi contro il fascismo e l’ascesa dell’estrema destra

Cosa ricorderanno di te le tue compagne di squadra tra 10 anni?

Che giocatore di pallavolo sei?

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *