Il sotterfugio che garantì a Michael Schumacher il contratto in F1 – I

Questa settimana (il 2 aprile, N.d.T.) gli occhi degli appassionati di Formula 1 erano tutti puntati su Mick Schumacher al suo debutto con la Ferrari. La risonanza di questo evento, tuttavia, non si avvicina neanche lontanamente a quella provocata dalle prime settimane del padre in questo sport, nel 1991.

All’epoca, il ventiduenne Michael era stato osservato a lungo da diverse squadre di F1, senza che però nessuno dimostrasse di volersi aggiudicare a tutti i costi l’uomo che alla fine avrebbe raggiunto il record di sette titoli mondiali nella sua carriera nella classe regina.

Carriera che Schumacher iniziò con un anno alla guida di vetture sport per Mercedes; non una via d’accesso tradizionale alla Formula 1. Come ha detto Eddie Jordan, proprietario di Jordan Grand Prix: “I campionati per vetture sport sono un vicolo cieco, un posto per i piloti di F1 in pensione o per coloro che non sono stati abbastanza bravi da arrivarci”.

Alla fine di agosto del 1991, Jordan aveva un problema. La sua squadra si era subito distinta al debutto in F1, all’inizio di quell’anno, ma il pilota Bertrand Gachot era stato condannato a 18 mesi di carcere per aver spruzzato spray urticante negli occhi di un tassista a Londra.

Questa vicenda aveva lasciato la squadra con un vuoto nel reparto piloti, ed era rimasta poco più di una settimana per trovare un nuovo titolare prima di dirigersi in Belgio. Mercedes entrò immediatamente nei giochi, decidendo di sborsare circa 280.000 dollari per dare il sedile a Schumacher per il GP del Belgio.

Un test veloce, svoltosi pochi giorni prima della gara di Silverstone in Inghilterra, diede un’idea delle doti al volante del ventiduenne Schumacher. Pur non avendo mai guidato un’auto di F1 prima, si era subito trovato a suo agio. Infatti, il team manager Trevor Foster dovette richiamare Schumacher ai box dopo cinque giri per chiedergli di rallentare. Il futuro campione del mondo si sedette lì, in silenzio, a chiedersi cosa significasse tutto questo trambusto. In fondo stava solo facendo il suo lavoro, guidando la sua vettura sul circuito a velocità estreme.

Eddie Jordan, ex proprietario della scuderia Jordan Grand Prix

Il GP di esordio di Schumacher fu eccezionale ma breve. Riuscì incredibilmente a qualificarsi settimo sulla griglia di partenza, correndo più di mezzo secondo più veloce rispetto al ben più esperto compagno di squadra.

“Nessuno di noi poteva credere a ciò che Michael aveva fatto”, ha scritto Jordan nella sua autobiografia ‘An Independent Man’. “Oserei dire che questa è stata probabilmente la sorpresa più grande che abbia mai avuto durante il mio periodo in F1”.

La gara in sé fu però una grande delusione. La frizione della vettura si ruppe alla partenza, e dopo poche centinaia di metri Schumacher dovette parcheggiare l’auto. Questo sarebbe stato uno dei maggiori temi di dibattito di quel periodo, nonché l’ultima volta del tedesco su una Jordan F1.

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Fonti

Traduzione di Francesca Scapecchi dell’articolo Michael Schumacher’s underhand move which secured his illustrious F1 contract di Jordan Bright, pubblicato su GiveMeSport il 04/04/2019

Link all’originale: https://bit.ly/2KVCXae

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