Quando porti sfiga alla tua squadra del cuore

Nonostante le sessanta trasferte per seguire il PSG, Nenos non ha mai visto vincere neanche una volta la sua squadra…

Questa è la storia di Nenos (uno pseudonimo, non lo biasimiamo), un tifoso sfegatato del PSG fin da bambino. Nel 2000, a 14 anni, va al Parco dei Principi a vedere la sua prima partita in casa. Stregato dall’atmosfera da stadio, decide di andare a sostenere la propria squadra anche in trasferta.

Peccato però che i risultati siano a dir poco disastrosi; il nostro povero protagonista non vedrà mai il PSG vincere in trasferta. Tra le altre, assiste alle sconfitte contro l’Auxerre e il Real Madrid; le “migliori” performance sono invece due 0 a 0 contro Chelsea e Arsenal.

Per questo i suoi amici iniziano a pensare che sia proprio lui a portare sfortuna al Paris Saint-Germain, tanto che iniziano a chiamarlo “chat noir”, il gatto nero, lo iettatore. Gli proibiscono addirittura di andare a vedere lo spareggio salvezza contro il Sochaux nel 2008, non a caso vinto per 2 a 1 dai parigini.

Determinato a spezzare la maledizione, Nenos decide di andare a vedere il ritorno degli ottavi di finale di Champions League contro il Barcellona nel 2017, visto il successone dell’andata…

Contro il Barça vinciamo 4 a 0 all’andata. Decido di andare a vedere il ritorno con i miei amici. Siccome le storie sul fatto che portassi sfiga risalgono a più di 5 anni prima, non ci passa neanche per l’anticamera del cervello che potessimo rovinare tutto. E io mi dico che, anche se porto davvero sfiga, qualsiasi cosa sarebbe successa, anche perdere 3 a 0, ci avrebbe permesso comunque di qualificarci ai quarti.

Il fatidico giorno arriviamo allo stadio e già dai primi quindici secondi nel settore ospiti mi rendo conto che qualcosa non va. La partita non è iniziata, ma sento che c’è comunque un’aria strana. C’è un’atmosfera, un qualcosa che non quadra… Prendiamo gol al terzo minuto e all’intervallo siamo già sotto 3 a 0. Quando sono arrivato a Barcellona, ho postato una foto di un gatto nero su Facebook, così, per ridere. Ma alla fine del primo tempo la tolgo subito e metto un gatto bianco per scongiurare la sorte. Nonostante tutto, ciò che sarebbe successo dopo è inimmaginabile…

Nel secondo tempo, Cavani segna. Mi dico perfetto, è fatta. Col 3 a 1 tiriamo un sospiro di sollievo. Più passano i minuti, più ci diciamo che ce la faremo. In tribuna, i tifosi riprendono fiducia. Io continuo a farmi calcoli in testa, tipo “Se prendiamo gol ogni 20 minuti, va bene uguale, ecc.”. E poi, sbam, il quarto gol, il calcio di punizione di Neymar all’ottantottesimo. In quel momento, so che è finita. Anche se nel settore ospiti la gente è serena e canta “Adiós la remontada”. Poi il rigore, 5 a 1, sempre Neymar, al novantunesimo. Col rigore, si inizia a sudare freddo, tutti si rendono conto di ciò che io avevo già capito. E al novantacinquesimo, il gol di Sergi Roberto…

È uno shock, per davvero. Una mazzata come mai avevo avuto in nessun’altra trasferta. Sono tutti arrabbiati, innervositi, se la prendono con l’arbitro… Io sono isolato, come se la mia anima fosse uscita dal corpo.

Si aprono i cancelli e inizia la lunga discesa. Siamo così in alto che ci mettiamo 15 minuti a uscire dallo stadio. Attorno a me, solo gente disgustata. Non aspetto i miei amici, me ne vado, cerco la macchina da solo. Passa forse una mezz’ora tra il momento in cui lasciamo lo stadio e quando arrivo alla macchina e proprio lì mi rendo conto che ho una quindicina di chiamate perse. Sono solo, vicino a me c’è Roberta, una prostituta transessuale di Barcellona che sta lavorando.

È la prima persona con cui parlo, mi chiede se sto bene. È un’esperienza mistica, completamente sconnessa dalla realtà e del tutto irrazionale. Un momento davvero particolare. Si rende conto che sto male e mi chiede perché. Le dico della partita. Capisce senza capire. Nessuno può capire come ci si sente. Ma poi, anche in generale, nessun tifoso può spiegare la ragione della sua passione, non importa di quale si tratti. La mia è difficile da capire. Tutti i soldi che ho speso per tutte queste trasferte, il trasporto, gli alberghi, tutti i chilometri che ho fatto… Tutto questo per zero vittorie! Nonostante tutto, oggi rifarei tutto da capo. Anche se ho l’impressione che i miei amici non vorranno mai più portarmi con loro…

Fonti

Traduzione e adattamento: Naomi Alboino

Articolo originale: Je suis le chat noir du PSG à l’extérieur, pubblicato il 18/10/2017 su Vice France e reperibile al seguente link:
https://www.vice.com/fr/article/pakwwv/je-suis-le-chat-noir-du-psg-a-lexterieur?utm_source=vicesportsfrfb&fbclid=IwAR2OAPFg7HR8aoxuZafGf1NAxzhlghEO1r4V_2HdPXAqgRQYPIxE76WwmnQ

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