La storia dietro quella foto di Cassius Clay a Roma 1960

ALCUNE FOTOGRAFIE SEGNANO UN’EPOCA; ALTRE, A VOLTE, PREANNUNCIANO UN CAMBIAMENTO NEL PANORAMA SOCIALE, POLITICO, PER NON PARLARE DI QUELLO SPORTIVO. L’EMBLEMATICO RITRATTO DI CASSIUS CLAY (CHE POI CAMBIÒ IL SUO NOME IN MUHAMMAD ALI) IN PIEDI SUL GRADINO PIÙ ALTO DEL PODIO ALLE OLIMPIADI DI ROMA 1960 COME CAMPIONE DEI PESI MEDIOMASSIMI È UNA DI QUELLE.

“Mi ricorda che svolta è stata per Cassius Clay e per lo sport mondiale in generale,” dice Jonathan Eig, autore di Ali: A Life, la prima grande biografia pubblicata nel 2017 che racconta tutti i 74 anni di Muhammad Ali. “É il momento in cui siamo in bilico tra il vecchio mondo e il nuovo mondo sportivo, quando gli atleti di colore stavano per diventareo figure politiche.
É uno degli ultimi momenti di ingenuità, di semplice vittoria per Cassius Clay, prima di diventare famoso e sollevare grandi polemiche. ”

“La parola “innocenza” rende l’idea. É il momento in cui il mondo lo scopre per la prima volta e da quel momento tutto sta per diventare molto più divertente e complicato.”

Clay aveva appena sconfitto l’esperto Zbigniew Pietrzykowski (in piedi di fianco a Clay, alla tua destra) in una difficile finale. in a tough final. Il 25enne Pole, bronzo ai Giochi Olimpici di Melbourne 1956 e con alle spalle già 231 incontri da non professionista ai tempi delle Olimpiadi di Roma, contro i 108 di Clay, era conosciuto come un pugile duro, irriducibile. Stando a quanto riferito, la guardia mancina aveva già causato non pochi problemi a Clay nel primo round ma come mostrano in questa foto il labbro superiore e la bocca sanguinanti di Pietrzykowski, il 18enne americano deve aver trovato velocemente il modo. I giudici gli diedere l’oro con un punteggio unanime di 5-0.

“Era più giovane dei suoi avversari e meno esperto,” dice Eig. “Ciò che lo elevava realmente era la sua velocità e anche se non sembrava che i suoi colpi fossero potenti, rimaneva un ragazzone e i suoi pugni arrivavano a bersaglio con più forza di quello che sembrava.”

“Era solo un peso mediomassimo nel 1960 ma presto passò alla categoria dei pesi massimi, e nessuno aveva mai visto un peso massimo così veloce prima di allora. Fece un salto più che esponenziale. Era molto più grosso e molto più veloce di qualunque altro peso massimo prima di lui. Era davvero sorprendente e si poté già vedere qualcosa dal modo in cui combatté a Roma.”

Clay era arrivato in Italia come uno dei migliori pugili non professionisti. Deteneva orgoglioso un record di 100 vittorie su 108 combattimenti. Queste comprendevano i titoli dell’Amateur Athletic Union (AAU) nella categoria dei mediomassimi (1959 and 1960) e i titoli dei Golden Gloves (negli stessi anni). Tuttavia, prima dei Giochi di Roma 1960 non si poteva ancora prevedere che quel teenager sarebbe diventato il più grande pugile del mondo mai visto prima. L’unica persona sicura che il suo destino sarebbe stato quello era lui stesso. E secondo Eig, si può evincere questa convinzione dal sorriso che Clay sfoggiava in questa foto magica.

“Aveva sicuramente a che vedere con la vittoria,” ride Eig. “Ma era sempre a suo agio. Non è mai sembrato essere nervoso. Era molto sicurro dei sé, già a quell’età.”

“La bocca di Louisville”, che pare abbia indossato un paracadute per tutto il volo verso Roma a causa della sua paura di volare, non ci mise molto a far capire agli altri atleti olimpici e al pubblico chi fosse.

“Il suo magnetismo fu evidente sin dal primo momento in cui arrivò a Roma,” spiega Eig. “I giornalisti e addirittura gli altri atleti dicevano: ‘Questo ragazzo è come il sindaco del Villaggio Olimpico’. Parlavano così e non aveva nemmeno ancora vinto un incontro.

“La sua personalità era così vincente che gli scrittori cominciarono a sperare che diventasse un grande pugile, perché avrebbe prodotto dell’ottimo materiale. I giornalisti gli facevano domande politiche e lui era ancora un bambino, andava ancora alle superiori, ma affascinava la gente anche a quell’età.”

L’orgoglio di essersi laureato Campione Olimpico, così evidente in questa foto, accompagnò Ali (Clay cambiò il suo nome nel 1964 poco dopo aver mandato al tappeto Sonny Liston ed essere diventato campione mondiale dei pesi massimi per la prima volta) lungo tutta la sua eccezionale carriera. Secondo Eig, vinse il suo oro Olimpico “ovunque andò”.”

“Le Olimpiadi lo lanciarono, lo resero una star, gli diedero una possibilità per il titolo mondiale dei pesi massimi.” afferma Eig. “E nel 1996, quando accese la torcia Olimpica ad Atlanta, che fu uno dei momenti salienti della sua vita, poté riflettere su quella gloria Olimpica che lo aveva reso famoso.”

“L’anno 1996 lo rilanciò. Le persone non ricordano che nei primi anni ’90 Ali si era perso,” dice Eig. “Era caduto in una sorta di depressione, nascosto dal pubblico a causa della sua malattia, non gli piaceva la sua immagine in TV. Passò dei tempi duri.”

“Ma quando accese la torcia Olimpica, l’America lo scoprì di nuovo, in un modo nuovo. Lo videro umano, fragile, e lo accolsero come mai avevano fatto prima.”

Fonti

Traduzione di Claudia Bondi

Articolo originale: Snapped: the story behind that picture of Cassius Clay at Rome 1960

Link all’originale: https://www.olympic.org/news/snapped-the-story-behind-that-picture-of-cassius-clay-at-rome-1960

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