Cosa ricorderanno di te le tue compagne di squadra tra 10 anni?

“Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, ciò che hai fatto, ma non come le hai fatte sentire” – Maya Angelou

Quando ero una giovane atleta, non ero una buona compagna di squadra. Ero una brava ragazza; ero gentile e rispettosa, lavoravo sodo e cercavo di coinvolgere sempre tutti. Ma quando entravo in campo, l’unica cosa che mi importava davvero era vincere. Non dico che sia sbagliato, anzi, vorrei che più ragazzi e ragazze avessero questa mentalità vincente nello sport, che non si arrendessero mai. Il problema era che la mia natura estremamente competitiva si manifestava in modo molto aggressivo e a volte offensivo nelle interazioni in campo con le mie compagne.

Avevo buone intenzioni; il mio obiettivo era sempre spingere le mie compagne a giocare al meglio e incoraggiarle a credere in sé stesse. Ma, essendo così giovane e non avendo mai avuto nessuno che mi spiegasse come farlo nel modo giusto, le mie parole avevano probabilmente l’effetto opposto. Crescendo sono entrata in contatto con altri modi di pensare e ho imparato a spronare le mie compagne a dare il massimo senza essere ostile e senza farle sentire tristi.

La prima volta che ho letto la citazione all’inizio di questo post, ho avuto un’illuminazione. Articolava perfettamente ciò che sapevo già da tempo, ma che non avevo mai detto ad alta voce. Ho pensato immediatamente alle mie compagne dei tempi in cui giocavo in squadra, e in quel momento ho deciso che sarebbe diventata il mio mantra. La adoro perché penso possa essere applicata a chiunque, a prescindere da quanti anni hai, che lavoro fai o quanto sei competente nel tuo ambito.

Mi piace analizzare questo principio da un punto di vista sportivo. Puoi anche essere il giocatore più talentuoso e sbalorditivo della tua squadra o della tua intera fascia d’età, ma se ti metti al di sopra degli interessi della squadra o se ti prendi gioco dei compagni meno forti del gruppo, a nessuno importerà quanto sei bravo. Alla fine, l’unica cosa che i tuoi compagni di squadra ricorderanno è che li hai fatti sentire delle nullità. Perché? Perché la gente non ricorda chi ha segnato più punti, chi ha vinto più premi o chi ha ricevuto più offerte di borse di studio. Le persone ricordano come le hai fatte sentire.

Come ho detto prima, questa lezione di vita vale proprio per tutti. Allenatori: potete anche essere i migliori dal punto di vista tecnico e avere un dono nel far crescere i giocatori. Magari avete vinto svariati campionati nazionali, ma se siete ostili con i vostri giocatori durante gli allenamenti o se trattate chi sta in panchina come se non esistesse, o ancora se mettete la vostra reputazione al primo posto, allora verrete ricordati solo per questo. Genitori: sarete anche quelli che portano le merendine più buone, o che fanno il tifo più di tutti, o che portate i vostri figli in capo al mondo per una partita. Ma se dite sempre delle cattiverie sul conto dell’avversario di vostro figlio, o se mettete sempre in dubbio le decisioni dell’allenatore, sparlandone con altri genitori, sarete ricordati per come li avete fatti sentire a disagio e sarete ricordati come pessimi “compagni di squadra”.

Oggi riprendo ancora le mie compagne per mancanze che possono essere colmate (atteggiamento, impegno, comunicazione) e per errori ripetuti. Fa parte dell’essere leader, e la mia natura competitiva non mi abbandonerà mai. Sono fatta così. Ora però, tenendo a mente il mio mantra, comunico in modo tale da spronare le mie compagne di squadra invece che denigrarle. Mi rivolgo a tutto il gruppo, e se parlo a una persona sola, lo faccio mostrando che credo in lei, anziché farla sentire insicura. Mi impegno tantissimo per diventare la miglior giocatrice di pallavolo che possa essere; è importante che mi impegni anche per essere la miglior compagna di squadra che possa essere.

Non dico che non dovremmo mai esporre critiche o che dobbiamo essere sempre positivi. Assolutamente no. Dico che c’è un modo giusto e un modo sbagliato di comunicare le cose negative e spingere i compagni a fare meglio. Per esempio, poco fa ho giocato con una palleggiatrice molto giovane che non aveva abbastanza fiducia in sé stessa per alzare la palla all’indietro (io sono opposto); in più la mettevo in soggezione, visto che sono molto più grande e straniera. Dopo un paio di partite in cui ha fatto fatica a palleggiare in generale, mi ha chiesto di vederci in privato. Mi ha detto che la ragione per cui evitava di alzarmi la palla e non riusciva a giocare bene in partita era che la spaventavo. Il mio primo istinto è stato di dirle che era compito suo mettere le attaccanti nella posizione di fare punto a qualsiasi costo e che non era colpa mia se stava facendo fatica ad alzare. Invece mi sono scusata per averla fatta sentire così e le ho detto che avrei ponderato di più le mie parole e i miei gesti per metterla più a suo agio. Le ho detto che avrei sempre fatto del mio meglio, a prescindere dal tipo di alzata, e che tutti abbiamo problemi di fiducia in noi stessi a volte. Dopo quella conversazione, le sue alzate e la sua sicurezza sono migliorate, il che ha aiutato tutte le altre a giocare meglio.

Più di tutto, le persone si ricordano di come le fai sentire. Vi invito a tenerlo sempre a mente. Sarete sorpresi nel vedere come dei leggeri cambiamenti nelle vostre azioni, parole o atteggiamenti possano avere un impatto positivo sulle persone che vi circondano. Alla fine, voglio che le persone con cui interagisco abbiano bei ricordi dei momenti passati assieme, a prescindere dal fatto che siano stati periodi lunghi o corti. Voglio che si ricordino che le ho fatte sentire importanti. E non è mai troppo tardi per iniziare ad abbracciare questa filosofia.

Fonti

Traduzione: Naomi Alboino

Articolo originale: What Will Your Teammates Remember About You 10 Years From Now?, pubblicato il 27/02/2017 sul blog personale di Sarah Pavan e reperibile al seguente link: http://sarahpavan.com/will-teammates-remember-10-years/?fbclid=IwAR3C3Aig8gBZAoXzh196JEFzPx4F6NybjBMAWdzOHkQXoXMaDTCpf6o9ABQ


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