Due mondi collidono al Sei Nazioni, l’Italia si schianta contro l’Inghilterra

LONDRA Quarto appuntamento per l’Italia al Sei Nazioni, stavolta nella “cattedrale del rugby” inglese. Alle 17.45, ora italiana, è avvenuto il calcio di inizio per Inghilterra-Italia allo stadio di Twickenham a Londra. Una partita attesissima e tesissima per nazionale e tifosi azzurri, memori del risveglio prorompente dello scorso incontro all’Olimpico contro l’Irlanda.

Assieme all’Irlanda ed al Galles, l’Inghilterra è considerata una delle favorite di quest’anno nonostante per i giocatori di Eddie Jones sia sfumato il sogno di incassare il “Grande Slam”, cioè di vincere senza nemmeno una sconfitta.

Le due nazionali vivono in due dimensioni diverse e lo si vede fin dai primi minuti. Per gli azzurri sicuramente si è trattato di una prova estremamente difficile. Nonostante apparisse attenta ma non feroce, presente in campo ma anche adagiata, l’Inghilterra ha vantato performance impeccabili. Fra tutti spicca Owen Farrell, il numero 10 che non ha sbagliato un colpo.

Il primo quarto d’ora è stato di fuoco per il momentaneo pareggio tra le due squadre. Un incredibile 7 a 7 raggiunto grazie alla meta trasformata di Tommaso Allan al 14’. Un impeto, un segnale, un riscatto. O forse un’illusione. Subito dopo l’Italia tracolla, incassando altre 3 marcature schiacciate con eleganza dagli inglesi. Di nuovo, due squadre su due pianeti diversi. La squadra di Eddie Jones ottiene il bonus point persino prima della fine del primo tempo. A questo punto la partita per l’Italia è finita. Ma la voglia di giocare a rugby, quella forse ancora no.

Il secondo tempo è un film già visto. Il tifo italiano osserva distratto le azioni sapendo che è solo una questione di tempo. I colossi inglesi sfilano, sfondano, segnano. La seconda meta italiana a firma di Luca Morisi al 54’ è il manifesto di ciò che è questa partita per l’Italia. Una sconfitta quasi dovuta, un massacro annunciato ma che non spegne l’insufficiente ma apprezzabile scintilla azzurra.

È dura guardare al bicchiere mezzo pieno quando lo spazio per l’ottimismo è poco. Ma sarebbe disonesto bollare la partita come il fallimento che, punteggio alla mano, pare essere. Gli azzurri non potevano fare diversamente, forse leggermente di meglio, ma il finale era già scritto ben prima del fischio d’inizio. Resta però la voglia dell’Italia, quella voglia che nonostante tutto ha portato a segnare due mete e a dare spettacolo quando gli inglesi lo hanno permesso.

Il 57-14 odierno riempirà molte bocche di quel «cosa c’entra il rugby tricolore con il Sei Nazioni?» che ormai accompagna da anni la nostra nazionale. E, onestamente, non a caso. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare i segnali che sono arrivati dalla nazionale italiana, ancora troppo acerba per impensierire ma grintosa nel suo piccolo, perfettibile ma comunque emozionante mondo ovale.

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