Gwladys Épangue, portabandiera dello sport femminile

Gwladys Épangue ha avuto un’eccezionale carriera nel panorama internazionale di taekwondo, con un record di successi tra cui una medaglia olimpica, cinque podi mondiali di cui due titoli, quattro titoli europei e quindici ori ai nazionali di Francia. Oggi è membro del Comitato organizzatore dei Giochi Olimpici, essendo stata chef de mission della delegazione francese ai Giochi Olimpici Giovanili a Buenos Aires, e lavora come responsabile delle comunicazioni per la sua federazione. Come spiega in questo articolo, lo sport femminile è una delle sue priorità.

“Sono stata abbastanza fortunata da iniziare in una palestra dove ragazzi e ragazze erano ugualmente ben accetti, non c’erano differenze, era veramente una palestra mista. Ho cominciato a praticare taekwondo proprio quando è diventato uno sport Olimpico, nel settembre del 1994. Ma non lo sapevo. Inizialmente non puntavo ai risultati, diciamo che è qualcosa che mi hanno messo in testa.

Ho lavorato a modo mio e piano piano ho risalito la scala fino a diventare campionessa francese. Mi hanno a combattere per la nazionale agli Europei del 2000 e ho vinto l’argento. Il direttore tecnico e coach della nazionale di allora mi ha incoraggiato a trasferirmi al centro sportivo Olimpico francese per prepararmi alle Olimpiadi di Atene. Ed è così che tutto è iniziato. Mi hanno detto: “Ci sei piaciuta molto in allenamento oggi, crediamo che tu possa andare alle Olimpiadi”. A dire il vero, mentre mi allenavo passo dopo passo per diventare una delle migliori nel mondo del taekwondo, non avevo mai pensato che avrei potuto partecipare alle Olimpiadi, un giorno.

Ad Atene, nel 2004, c’erano ancora alcune differenze tra gli uomini e le donne del nostro team. Anche se c’erano state selezioni paritarie, sentivamo che c’erano più aspettative sugli uomini. Ma ad Atene le cose sono cambiate. C’erano quattro atleti, due uomini e due donne, e abbiamo conquistato due podi: bronzo per Pascal Gentil e argento per Myriam Baverel. è stata lei ad avere la meglio in termini di valore della medaglia e questo ha segnato l’inizio del cambiamento.

Le cose si sono evolute in fretta. Il taekwondo femmile e i risultati ottenuti hanno cominciato ad essere presi sempre più in considerazione. Era una liberazione per le donne, che non dovevano più nascondersi dietro gli uomini. Hanno iniziato a impegnarsi seriamente per arrivare sempre più in alto, per vincere medaglie e diventare campionesse Olimpiche, mondiali ed Europee. Volevano vincere loro e non aspettare che vincessero gli uomini. E questo desiderio si è esteso ai maestri che hanno aumentato le loro aspettative sulle donne. Per noi del taekwondo c’è sempre stata parità: in squadra c’era lo stesso numero di uomini e di donne, è sempre sembrato uno sport misto ed è un fattore importante. L’unica differenza risiedeva nella considerazione sulle performance degli atleti.

Non penso, in quanto donna, di essermi trovata a dover superare difficoltà nel mio sport, ma ho visto difficoltà in altri contesti, anche se si tratta di molto tempo fa. Ricordo che la calciatrice Hoda Lattaf una volta mi disse: “Il mondo del calcio femminile è duro, non abbiamo nulla. Non ci disturbano ma non ci prendono neanche in considerazione”. Ma ora tutto questo è cambiato. Anche se c’è ancora molto da fare, adesso si possono guardare le partite di calcio femminile in TV e ne sono molto felice. Forse un tempo il taekwondo era dominato da uomini, ma è un tempo molto lontano. Dal momento in cui è diventato uno sport Olimpico, si è subito dato importanza alla parità.

Quando ho vinto il bronzo a Pechino 2008 e poi i miei due titoli mondiali, ho sentito che l’interesse nei nostri confronti cresceva. Anche l’anno prima, nel 2007, ai Campionati del Mondo a Pechino. Avevamo conquistato una sola medaglia: l’argento che avevo vinto arrivando in finale. Avevo salvato la Francia dal fallimento più totale quindi era una vittoria importante simbolicamente. Anche su altri miei compagni maschi c’erano aspettative, ma alla fine era stata una donna a vincere una medaglia!

Essere Chef de Mission ai Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires 2018 YOG è stata un’esperienza bellissima. Un immenso onore. Sembra che nella storia delle gare multidisciplinari nessuna donna avesse mai assunto il ruolo di Chef de Mission per la delegazione francese. Ho preso questo ruolo molto seriamente: era importante per me svolgerlo bene per sviluppare progetti interessanti e monitorare il team, sia dal punto di vista delle gestione che degli atleti. Sono onorata di aver ricevuto questo riconoscimento.

Dovevo assicurarmi che i coach e gli atleti avessero tutto il necessario per portare avanti le loro attività nel miglior modo possibile: dal permettergli di mangiare in orario alla mensa all’usufruire di trasporti veloci per raggiungere i luoghi di allenamento, dal lasciargli tutto il materiale a portata di mando al far sì che tutti si sentissero a proprio agio. è stato un ruolo che mi ha dato tantissimo. Anche la possibilità di confrontarmi con altri Chef de Mission su come loro svolgevano il proprio ruolo nei loro Paesi è stato un grande insegnamento e mi ha aiutata a crescere. Le donne Chef de Mission non erano molte. Ci incontravamo di tanto in tanto per scambiarci informazioni e capire com’era la situazione nei diversi Paesi e spiegarci come ognuna era stata selezionata. Mi rendevo perfettamente conto del cambiamento verso la parità a quei Giochi Olimpici Giovanili.

Per me, la priorità era promuovere lo sport femminile e assicurarmi che le ragazze partecipassero alle attività fisiche e sportive o qualunque altro tipo di attività. E siccome in un certo senso le figure di riferimento scarseggiano, è mio dovere rivolgermi alle ragazze e incoraggiarle a spingersi oltre i propri limiti e oltre il terreno di gioco per diventare esempi da seguire. Se possiamo sfruttare lo sport a livello politico per ispirare le giovani donne, diventa un’arma molto potente. Mi rifiuto di essere solo una portabandiera dello sport femminile; vorrei rappresentare il maggior numero di persone possibile. Ma tengo davvero tanto allo sport femminile perché dobbiamo svilupparlo e fornire più strumenti alle palestre per dare alle donne i mezzi per allenarsi. Hanno bisogno di figure di riferimento, hanno bisogno di prendere ispirazione da esempi positivi.

Come membro del Comitato organizzatore dei Giochi di Parigi 2024, partecipo a discussioni, incontri e forum, ma non sto rappresentando solo le prossime Olimpiadi. Durante le riunioni, espongo idee su punti tecnici specifici, sul Villaggio Olimpico, per esempio. Attualmente stiamo riflettendo su che cosa potremmo fare diversamente e che cosa potrebbe rendere l’esperienza degli atleti nel Villaggio davvero unica.

Ci sono ancora alcune differenze tra gli sport maschili e quelli femminili ma la cosa positiva è che le stiamo eliminando piano piano. Dipende tutto dalle politiche che decidi di adottare. Sono felice che ci sarà parità tra gli uomini e le donne ai Giochi di Parigi 2024. La metà dei diecimila atleti sarà composta da donne: scelta potente e simbolica. Si parte dagli atleti e poi magari si passa agli organi governativi. Per questo è così importante che le giovani donne inizino a praticare sport: se da adulte non saranno diventate atlete d’alto livello, potranno comunque essere leader d’alto livello. Condivido pienamente la posizione del Comitato Olimpico Internazionale sulla parità di genere nello sport, nelle posizioni manageriali e negli organi governativi. ”

Fonti

Traduzione di Claudia Bondi

Articolo originale: Gwladys Épangue – A flagbearer for women’s sport, and a whole lot more

Link all’originale: https://www.olympic.org/news/gwladys-epangue-a-flagbearer-for-women-s-sport-and-a-whole-lot-more

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