Quella volta in cui Muhammad Ali picchiò Ernie Terrell perché lo aveva chiamato con il suo “nome da schiavo”

Qualche giorno fa è stato il 52esimo anniversario di uno degli eventi che hanno segnato la vita di Muhammad Ali. Si tratta del suo combattimento contro Ernie Terrell, quello in cui ‘The Greatest’ esclamò più volte la frase ‘What’s my name?’ (Come mi chiamo?). C’erano due titoli dei pesi massimi in palio, quello della WBC, nelle mani di Ali (29-0), e quello della WBA, detenuto da ‘The Octopus’ Terrell (39-4). Un combattimento tra vecchi amici si trasformò in una battaglia infame a causa di un fatto avvenuto durante un evento pubblicitario. Terrell si riferì ad Ali chiamandolo Cassius Clay, che Muhammad reputava essere il suo “nome da schiavo” e al quale rispose chiamandolo “Uncle Tom” (Zio Tom), il peggior insulto che si potrebbe rivolgere a una uomo di colore.

Per comprendere come sia stato possibile lo scontro razziale tra i due, bisognerebbe spiegare come Cassius Clay cambiò il suo nome in Muhammad Ali. ‘The Greatest”entrò ufficialmente nella Nazione dell’Islam (Nation of Islam, NOI) nel febbraio del 1964, giorni dopo la sua prima vittoria contro, la prima volta che veniva proclamato campione del mondo. La Nazione dell’Islam era un’organizzazione che difendeva la supremazia della razza nera e che era contraria all’integrazione con i bianchi, colpevoli di tutti i mali dei neri. Fu allora quanfo Cassius Clay decise di cambiare quello che considerava il suo nome da schiavo. Inizialmente si fece chiamare Cassius X, ma poi passò al nome con cui lo conosciamo oggi. In realtà, l’interesse nei confronti di questo gruppo era più antico, risaliva a quando Clay frequentava la scuola secondaria.

Ali e Malcom X
(Bob Gomel/Sygma/Sygma via Getty Images).

I principi della Nazione dell’Islam

Nel 1962, quando era già campione olimpico (Roma 1960), a una conferenza a Detroit rimase affascinato dalle idee radicali del gruppo. In particolare lo colpì il carismatico attivista Malcom X, al tempo luogotenente del leader Elijah Muhammad, in carica dal 1934. Mentre Martin Luther King Jr. promuoveva la non violenza negli Stati Uniti, Ali si sentì attratto dai principi della NOI. Malcolm X sosteneva che all’offesa bisognasse rispondere con un’altra offesa. Inoltre proclamava il separatismo nero e la supremazia personale (“fallo per te e solo per te”).

MX (Malcolm Little prima della sua conversione) si eresse a mentore di Ali. Ma la loro relazione si ruppe quando svelò che il leader  Elijah Muhammad aveva avuto figli fuori dal matrimonio ed era immischiato in altre storie di corruzione. Malcolm era già stato allontanato dopo i suoi commenti sul defunto JFK(con riferimento alla sua morte aveva insinuato che le maledizioni tornano sempre indietro a chi le lancia) e la relazione tra le figure chiave della Nazione si deteriorò velocemente.

Ali preferisce Elijah Muhammad a Malcolm

Ali si mantenne leale a Muhammad, il cui figlio, Jabir Herbert, fu il suo manager per diverso tempo, anche se al campione dispiacque sempre il fatto di non poter riallacciare il suo rapporto con Malcom che morì assassinato il 21 febbraio del 1965. Addirittura lo sponsor del primo match contro Sonny Liston (febbraio 1964), Bill MacDonald, arrivò a un accordo con Ali affinché MX non apparisse assieme al pugile almeno fino al giorno del combattimento, dato che non riuscivano a riempire gli spalti del Convention Center di Miami e pensavano che la figura dell’attivista fosse un impedimento.

Contemporaneamente, il leader di coloro che si facevano chiamare anche ‘Musulmani Neri’ era diventato un padre per Clay, al punto che Ali emulò il gesto che ingigantì la leggenda di Elijah Muhammad, il rifiuto del servizio militare, cosa che lo fece arrestare. Tuttavia, all’inizio
il pugile avrebbe occultato la sua relazione con la setta, per paura di pregiudicarsi il titolo.

Gli antenati di Clay, un problema per la NOI

Sicuramente quando il pugile entrò nella Nazione dell’Islam, venne ben controllato dalla congregazione e non ebbe il favore di alcuni militanti. Questo perché la famiglia Clay sfoggiava con un certo orgoglio il cognome nonostante la sua origine rimandasse alla schiavitù. Il cognome Clay proveniva da un abolizionista del XIX secolo, ex militare della guerra del Messico, agricoltore del Kentucky, che ereditò 40 schiavi – che liberò – e una piantagione chiamata White Hall. Al ritorno dalla guerra fondò il giornale antischiavista ‘The True American’. Il ceppo materno di Ali venne ancor più controllato di quello paterno, se è possibile, dalla NOI poiché era di sangue misto. Secondo Ali, il sangue bianco derivato da sua madre, Odessa Clay, “era il frutto di violazioni e abusi”, messaggio che fece suo la Nazione.

Ali e il suo reclutamento nello US Army

Il combattimento contro Terrell si sarebbe dovuto tenere nel febbraio del 1967. Il fatto è che proprio un anno prima cambiò lo status di Ali di fronte sul suo reclutamento nell’esercito degli Stati Uniti, aprendo un nuovo fronte di battaglia nella vita di Muhammad e forgiando ancora di più, se è possibile, il suo modo di pensare e agire. 

Nel 1964 fu scartato alle prove di arruolamento a causa del suo analfabetismo (anche se non gli mancarono le opportunità accademiche per formarsi) però, in piena Guerra del Vietnam (1955-1975) y di fronte alla necessità di soldati, lo US Army riclassificò il pugile in una categoria che l’avrebbe obbligato a entrare nelle Forze Armate. Nell’aprile del 1967 venne chiamato a prestare servizio militare ma lui si rifiutò. Per questo lo accusarono di violare le leggi di reclutamento nonostante avesse fatto obiezione di coscienza. Nel giugno del 1971 la Corte Suprema annullò la condanna de Ali, dopo tre anni senza poter salire sul quadrato.


Terrell e Ali assieme al reporter Howard Cosell (Robert Abbott Sengstacke/Getty Images)

Il rapporto tra Ali e Terrell

Il combattimento tra i due doveva disputarsi nel 1966 a Chicago, città in cui avevano vissuto entrambi, ma il Procuratore Generale dell’Illinois lo impedì dicendo che entrambi avevano violato leggi minori, anche se i commenti di Ali sul Vietnam sorvolavano questa decisione. All’epoca dell’incontro con Terrell, Ali aveva già condiviso molte cose con il suo rivale durante la giovinezza.

Avevano trascorso un periodo allenandosi insieme nella palestra Fifth Street di Miami Beach nel 1962, dove condivisero la stanza di un hotel solo per neri. Addirittura viaggiarono insieme in auto e Terrell aveva dormito a casa dei Clay. Ci fu solo una circostanza che avrebbe potuto farli scontrare e cioè il fatto che la WBA aveva tolto a ‘The Greatest’ la sua cintura di campione mondiale a causa dei suoi principi contro l’arruolamento. La cintura era quindi passata proprio a ‘The Octupus’ e Ali era infastidito dal fatto che il suo avversario si definisse campione del mondo.

Ali chiama Terrell ‘Zio Tom’

Il loro rapporto era buono quando si incontrarono in un evento pubblicitario condotto dal giornalista Howard Cossell, il 28 di dicembre del 1966. La spavalderia di Muhammad era già nota, e in quel momento oltrepassò un limite che tornò a superare i giorni precedenti il ‘Thrilla in Manila’, perseguitando e insultando Joe Frazier in modo infame. Insultò anche Liston chiamandolo “brutto orso”, ma mai usò il termine “Zio Tom’ como come con ‘Smoking’ e Terrell.


QUAL è IL SIGNIFICATO DI ‘ZIO TOM’?

Si basa sul romanzo ‘La capanna dello zio Tom’. Molti attivisti neri, in particolare dalle Pantere Nere e la Nazione dell’Islam, si avvalsero del protagonista del suddetto romanzo pubblicato nel 1852 per creare uno stereotipo di come non dovrebbe comportarti un nero. Anche se il libro diventò un classico in difesa dell’abolizione della schiavitù, queste sette criticarono l’atteggiamento di Tom e del resto dei personaggi, reputati dei rassegnati che non lottarono contro l’oppressione. L’espressione Zio Tom se è diventata l’insulto più grave contro coloro che non hanno avuto il coraggio e la forza di combattere le ingiustizie razziali e la discriminazione.


Terrell stava raccontando al reporter che erano anni che aspettava di scontrarsi con “Cassius Clay”. Quasi tutti i giornali di Stati Uniti e Regno Uunito si riferivano ancora a lui con questo nome, ma Ali disse: “Perché mi chiami Clay? Sai che il mio nome è Muhammad Ali. ‘Octopus’ rispose che lo conosceva così da sempre e che avrebbe continuato a chiamarlo così, al ché il campione della WBC replicò: “Devi essere un nero ‘Zio Tom’ per continuare a chiamarmi con il mio nome da schiavo. Sei uno ‘Zio Tom’.” La risposta di Terrell fu: “Non hai il diritto di chiamarmi ‘Zio Tom’ e Ali si lanciò contro di lui e si picchiarono per qualche istante davanti alla televisione. Successivamente, ‘La bocca di Louisville’ promise di “torturarlo. Lo picchierò finché non si rivolgerà a me con il mio nome. Un KO pulito è troppo poco per lui.”

Ernie Terrell si espresse sull’accaduto prima del combattimento: “A volte il sui miglior talento è essere un maestro della guerra psicologica. Non ho nulla contro di lui o la sua religione, però è un estremista e tutti gli estremisti sono bravissimi a distorcere le cose. Uno non va alla televisione nazionale a dire che sono uno “Zio Tom” sapendo che è una bugia. Vuole che io mi preoccupi di ciò che la gente pensa di me. Distrarsi è pericoloso; starò ancor più concentrato.”

Il combattimento

Il combattimento si svolse nell’imponente Reliant Astrodome di Houston tra l’entusiasmo del pubblico. ‘Octopus’ venne presentato come il “campione della WBA” e Ali come il “campione del mondo”. Durante i primi due round il combattimento si dimostrò equilibrato, ma poi Muhammad cominciò a mettere a segno più punti. Al terzo round inflisse 21 colpi al suo rivale che lo accusò di averli trascinato la faccia sulle corde danneggiandogli l’occhio sinistro. Ali dominò il resto dell’incontro e il suo potente jab punì duramente Terrell nella settima ripresa.

Fu verso la fine dell’ottava che Ali tirò fuori per la prima volta la questione del “Come mi chiamo?. Il suo rivale cercò di rispondere alla provocazione ma “The Champ” era molto più fresco e schivò il colpo senza problemi. Quando la campana suonò ‘The Greatest’ non andò all’angolo, bensì si avvicinò all’avversario e si piegò per urlargli all’orecchio: “Come mi chiamo?”. Il combattimento terminò al 15esimo round, non si sa se perché Ali, che vinse per decisione unanime (148-133, 148-137 e 148-138), volle come aveva detto torturare il suo nemico o perché non riuscì a mandarlo al tappeto.

Che cosa disse la stampa?

La stampa fu d’accordo nel dire che il campione continuò a retrocedere per evitare il KO e far soffrire Terrell. Qualcuno parlò addirittura di un piano malvagio di Clay (i suoi genitori non lo chiamarono mai Muhammad Ali) ma lui stesso a match concluso affermò che non avrebbe potuto vincere per KO perché dall’ottavo round si sentiva stanco . Anni dopo Ali dichiarò che “quella notte si sentì male”, anche se quello che rimase chiaro a tutti fu che da quel momento bisognava riferirsi a lui con il suo nome da convertito.

Il precedente contro Floyd Patterson

Non era la prima volta, tuttavia, che ‘The Greatest’ combatteva la battaglia del nome sul ring. Già in precedenza, nel novembre del 1965, nel suo primo incontro con Floyd Patterson, che era stato spodestato da Sonny Liston, Ali aveva gridato “Come mi chiamo?”. Il culmine con Patterson (campione mondiale agli ordini di Cus D’Amato, che anni dopo avrebbe allenato Mike Tyson) si raggiunse nel 1960, quando questo passò per le Olimpiadi di Roma. Mentre Ali sfoggiava la sua medaglia d’oro nel villaggio Olimpico, il campione del mondo dei pesi massimi (e oro a Helsinki ’52) passò di lì.

Il giovane pugile di Lousville si avvicinò per salutare il campione e ci rimase molto male perché lui gli strinse la mano senza fare forza, come si saluta uno qualunque. “Nel terzo o quarto round mi chiese “Come mi chiamo?” e io gli risposi Cassius Nell’ultima parte dell’incontro io stavo incassando e lui insistette. Io ripetei Cassius Clay”, ricordò Patterson in un’intervista. Come Terrell, si era riferito ad Ali chiamandolo Clay.

Fonti

Traduzione di Claudia Bondi

Articolo originale: El día que Muhammad Ali dio una paliza a Ernie Terrell tras llamarlo por su “nombre de esclavo”

Link all’originale:

https://www.marca.com/boxeo/2019/02/11/5c5b0113268e3eb92b8b4583.html

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