Perché quasi tutti i piloti del Mondiale di MotoGP sono italiani o spagnoli?

Nella classifica dei primi venti del Mondiale, quattordici provengono da questi due Paesi: sicuramente contano su un gran vivaio, tuttavia esistono anche ragioni economiche ed organizzative

Il ducatista Jack Miller dovette abbandonare la sua Australia a 16 anni e trasferirsi, insieme ai suoi genitori, in una roulotte presso un quartiere vicino a Moià, al nord di Barcellona: era l’unica maniera per poter partecipare al Mondiale. Quando si trasferì, iniziò a competere pagando un team piuttosto scarso e, solo sotto l’ala del suo agente finlandese Aki Ajo riuscì a costruirsi un futuro; può sembrare incredibile, ma Miller è l’unico pilota a portare avanti la tradizione degli australiani in MotoGP, che annovera nomi come Mick Doohan, Casey Stoner o Wayne Gardner.

Il britannico Cal Crutchlow ha dovuto agguantare il Mondiale di Supersport e brillare in quello di Superbike per poter anche solo debuttare nella classe regina: all’epoca aveva già 26 anni. Un tempo attaccante delle giovanili dell’Aston Villa, il suo adattamento al campionato gli ha provocato molteplici cadute, tanto da guadagnarsi un soprannome poco simpatico: Cal Crashlow. Nella stagione 2019 sarà l’unico britannico in griglia di partenza, dopo l’abbandono di Scott Redding e Bradley Smith.

Jack Miller e Cal Crutchlow oltre ad essere colleghi sono grandi amici

Dei primi venti piloti MotoGP, quattordici sono nati in Italia o Spagna e fra i primi dieci, Miller, Crutchlow e il francese Johann Zarco rappresentano l’unica eccezione. La situazione è drasticamente cambiata rispetto a dieci anni fa, quando in griglia si contavano cinque statunitensi, quattro giapponesi, tre australiani e due francesi, nazionalità che ora sono state eclissate dal dominio italo-iberico. L’ottimo lavoro delle strutture di formazione spagnole e italiane e la scarsità di aspiranti provenienti da altri Paesi spiegano, in gran parte, la primazia di Spagna e Italia. Ma c’è di più. Secondo gli stessi partecipanti, il campionato è retto da una logica che frena chi nasce in un Paese diverso: lo si evince chiaramente anche dalle trattative di mercato. I team factory di Honda, Ducati, Yamaha e Suzuki hanno ingaggiato esclusivamente piloti spagnoli o italiani; nonostante gli ottimi risultati di Crutchlow, Miller e Zarco, che hanno ottenuto anche podi e vittorie, nessuno di loro ha ricevuto proposte stellari finora. E questo va al di là del vivaio di giovani.

La griglia dei piloti della classe regina del 2018

“Gli sponsor influiscono: due dei principali sponsor dei team factory sono Repsol e Movistar, entrambi spagnoli. In Spagna il motociclismo è uno sport molto seguito e quindi è logico che succeda, così come i piloti che corrono per i team ufficiali si sono meritati quel posto, hanno fatto tutti carriere strabilianti”, spiega Jack Miller a EL MUNDO. Il suo passaggio repentino dalla Moto3 alla MotoGP nel 2015, senza passare per la categoria intermedia suscitò polemiche, messe poi a tacere dalla sua vittoria ad Assen nel 2016. Il 2017 è stato l’anno del suo passaggio al team satellite di Ducati, dopo dove si sta facendo notare: dopo il divorzio del team ufficiale con Jorge Lorenzo, Miller era uno dei papabili candidati a rimpiazzarlo, ma la Ducati ha preferito optare per un altro italiano, Danilo Petrucci.

Un altro spagnolo che ha fatto carriera rapidamente è Maverick Viñales, che dopo una sola stagione in Moto2 è balzato in sella alla Yamaha ufficiale: la sua scalata vertiginosa è la riprova di quanto conti la nazionalità nelle trattative. Nel 2016 un’altra conferma: nella precedente stagione dei rinnovi, Crutchlow, che aveva vinto due gare, una in più di Pedrosa, dovette accontentarsi di rimanere al team satellite della Honda.

I piloti dei team ufficiali di MotoGP della stagione 2018

“Il sistema funziona così. A causa dei circuiti in cui corriamo e delle condizioni, il Mondiale è difficile per i piloti britannici o dell’Europa del nord: noi siamo abituati a piste fredde e bagnate, mentre nelle tappe del Mondiale fa quasi sempre caldo, richiedono molto adattamento. Quelli che corrono nei team ufficiali se lo meritano ampiamente, hanno disputato gare da brivido, ma è altrettanto vero che sono avvantaggiati dal loro passaporto”, non esita ad affermare Crutchlow.

Fonti

Traduzione e adattamento di Benedetta Arsuffi

Articolo originale: ¿Por qué casi todos los pilotos del Mundial de MotoGP son italianos o españoles?

Link all’originale: https://www.elmundo.es/deportes/motociclismo/2018/05/05/5aedde9f268e3ed0648b460c.html

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