Gabriel Batistuta, mezzo secolo da Re Leone

Batistuta spegne 50 candeline. L’occasione perfetta per rendere omaggio a questo formidabile attaccante argentino degli anni ’90 e 2000, che ha scritto le pagine più belle della sua carriera con le maglie di Fiorentina e Roma.

Non ha previsto nessuna festa faraonica, né tanto meno interviste esclusive. Per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno, Gabriel Omar Batistuta, ha optato per qualcosa di più intimo da trascorrere in famiglia. O meglio, la moglie Irina si è occupata dell’organizzazione di una piccola “fiesta” con la cerchia di amici più stretti che sono parte del suo quotidiano. L’Argentino non è mai stato un tipo sopra le righe. L’immagine che dava ancora giocatore era quella di una persona semplice e alla mano. Alla Fiorentina, nella seconda metà degli anni ’90, nonostante i più grandi club al mondo avessero messo gli occhi su di lui, non si è mai montato la testa e ha continuato a fare al meglio il proprio mestiere, senza bisogno di sguinzagliare addetti stampa o agenti ficcanaso. Noi di France Football lo avevamo incontrato nel 1996 per un’intervista che ci aveva accordato senza bisogno di inviare milioni di richieste o stare ore al telefono. Dopo aver dato il suo benestare tramite una conoscenza comune, Batistuta alla fine di un allenamento ci aveva addirittura dato appuntamento: “Venite domattina allo stadio!”

Scoperto per caso grazie a una videocassetta

E noi lo abbiamo visto arrivare di buon’ora, al volante di una piccola city car. Lui non aveva certo bisogno del macchinone per farsi notare. “Non sono il tipo di persona che spende somme folli per acquistare orologi costosi e vestiti alla moda, solo per il gusto di ostentare la propria ricchezza”, ci aveva detto.

Una vita semplice era quella che l’Argentino aveva sempre desiderato e dopo il ritiro dal calcio non derogherà da questa mentalità. Dal punto di vista del gioco, Batistuta era sulla stessa lunghezza d’onda. Il suo stile era quello di un attaccante di peso, potente e di razza. Il tipo di giocatore che riesce a sfondare verso la rete avversaria facendo cadere i difensori come birilli. Di certo non un esteta. Un ragazzo concreto piuttosto, senza troppi ricami. In altre parole: un guerriero. Infatti è questa l’immagine che meglio comunicava. Un “guerriero mai domo, duro nella lotta e leale nell’animo”, si poteva leggere di lui su una statua di cartapesta eretta in suo onore dai tifosi della Fiorentina e installata ai piedi della curva Fiesole, al Comunale di Firenze, feudo della Viola. Fiorentina di cui Batistuta è stato simbolo e idolo assoluto per nove anni, tra il 1991 e il 2000. A scovarlo su una videocassetta quasi per caso era stato l’allora presidente del club Vittorio Cecchi Gori. Il club gigliato voleva infatti ingaggiare Diego Latorre, ma il patron guardando quel video cambiò idea: “No, è lui che ci serve!”

Il prezioso sostegno di mister Marcelo Bielsa

Un colpo di fulmine che non fu però seguito da un periodo iniziale dei più idilliaci. L’attaccante di sfondamento che era sbarcato in Italia a 22 anni aveva davvero poca dimestichezza con il calcio di alto livello: due stagioni al Newell’s Old Boys, una al River Plate e una e mezzo al Boca Juniors e il record personale di 11 reti in una stagione di campionato. “L’ambientamento in Italia non è stato facile”, ci aveva confidato. “La mentalità, il modo di concepire il calcio, ogni cosa era diversa dall’Argentina”. Compresa l’architettura. “Firenze mi ha un po’disorientato, con tutti i suoi palazzi e costruzioni di un’altra epoca. L’Argentina invece è un paese più nuovo che non possiede questa importante eredità storica”. Batistuta tra l’altro non è neanche originario della tentacolare Buenos Aires, ma viene dal nord del paese, più precisamente da Avellaneda (città omonima di quella nella provincia della capitale). Ha poi vissuto a Reconquista dove era abituato a vedere grandi distese di terra, alle battute di pesca e a non prendere il calcio troppo sul serio. Fino alla partenza per Rosario dove, lontano dalla famiglia, inizia a sentire la saudade.

Tuttavia, il sostegno del suo allenatore Marcelo Bielsa e i consigli del padre sapranno dargli le giuste motivazioni e da lì niente e nessuno riuscirà più a fermare colui che diventerà il Re Leone, soprannome che gli fu dato da giornalisti e tifosi perché ne rispecchiava il carattere indomito e per i lunghi capelli che lo facevano somigliare al più nobile degli animali. A Firenze Batistuta ha vissuto ogni tipo di esperienza, gioie immense e l’incubo di una retrocessione in B. Tuttavia non si è mai dato per vinto ed è rimasto fedele ai colori viola, perfino quando ciò aveva rischiato di costargli il posto in Nazionale (in particolar modo nella stagione 1993/94 quando giocò nella seconda serie italiana seppur con il Mondiale alle porte). Alla fine è diventato un idolo per la piazza – al pari di due mostri sacri come Giancarlo Antognoni e Roby Baggio – e con i gigliati si è consacrato come un campione di caratura mondiale e un centravanti unico. Vero goleador, è stato capace di mettere a segno 207 reti in 333 match disputati con i Toscani, per cui ha davvero dato tutto. Nella stagione del ritorno in A (26 reti nel 1994/95) ha vinto anche il titolo di capocannoniere. Ha perfino accarezzato l’allora Coppa dei Campioni nel 1997, dove caso e sfortuna gli costringeranno però a saltare la decisiva semifinale di ritorno con il Barcellona (che si sarebbe poi laureato campione) dopo l’1-1 del Camp Nou.

“Non trovavo neanche più la forza di fare le cose più elementari”

Proprio quando la sua squadra sembrava in grado di lottare per lo Scudetto, sono arrivati gli infortuni a rovinare tutto. Batigol andrà poi a cercare di conquistare il titolo di campione d’Italia trasferendosi alla Roma che versò per lui 36 milioni nelle casse viola.

Tuttavia, per quanto i problemi fisici lo tormentassero ormai, l’Argentino grazie a forza di volontà, coraggio e assist al bacio da parte di Francesco Totti riuscirà a centrare l’impresa nella capitale. Il finale di carriera di Batitusta non ebbe particolari sussulti, se non un breve passaggio incolore all’Inter. Dopo un’ultima esperienza in Qatar e un titolo di capocannoniere (25 reti) con l’Al Arabi, Batigol dice basta. Troppa sofferenza e troppi sacrifici per continuare a giocare, dopo non essersi mai risparmiato e non essere stato risparmiato dalle difese avversarie. I problemi alle caviglie gli danno il tormento e dolori insopportabili che non si placheranno nemmeno dopo il ritiro dal calcio giocato. “Non trovavo neanche più la forza di fare le cose più elementari”, spiegherà in una straziante intervista rilasciata alla TV argentina. Arrivò perfino al punto di supplicare il proprio medico di farsi amputare.

Alla luce dei riflettori, ha sempre preferito una bella giornata di pesca sulle rive del fiume Panama.

Quest’ultimo fortunatamente non lo ascolterà e lo manderà da un chirurgo che lo opererà migliorando nettamente la situazione. Da allora, ad eccezione di qualche esperienza qua e là in alcuni staff tecnici e partecipazioni occasionali a programmi TV, il Re Leone ha deciso di dedicare gran parte del suo tempo alla famiglia. L’ex attaccante argentino da 356 reti e 107 assist in carriera tra club e Nazionale, non corre più e raramente dà due calci a un pallone. Preferisce piuttosto montare a cavallo e occuparsi dell’allevamento del numeroso bestiame. Ha deciso infatti di investire una buona fetta dei suoi risparmi a Reconquista, dove la sua famiglia, originaria del Friuli, si è insediata nella seconda metà del diciannovesimo secolo e dove lui, dopo aver solcato il mondo ed essersi imposto nella terra dei suoi avi, ha deciso di fermarsi.

Alla luce dei riflettori, ha sempre preferito una bella giornata di pesca sulle rive del fiume Panama. Proprio come tre decenni fa quando si vedeva ingegnere. E il calcio invece? Gli piacerebbe formare i giovani ed è per questo che ha preso il patentino a Coverciano, alle porte della sua amata Firenze. Ma non vuole fare le cose di fretta. A 50 anni, Gabriel Omar Batistuta è ormai un uomo felice e appagato.

Fonti

Traduzione di Andrea Palazzeschi dell’articolo di Roberto Notarianni “Gabriel Batistuta, le demi-siècle du Roi Lion”, pubblicato su France Football il 01/02/2019.

Link all’originale: https://www.francefootball.fr/news/Gabriel-batistuta-le-demi-siecle-du-roi-lion/984444

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