Da anomalia ad attrazione: le tribune dell’autostrada di Berlino – Parte II

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Molte persone hanno espresso dubbi durante i due anni che ci sono voluti per ottenere i permessi di costruzione, dice Djadda. “La gente mi ha messo in guardia, naturalmente. E alcuni mi hanno detto ‘sei completamente pazzo’. Ma io non sono il tipico imprenditore immobiliare”.

Nato in Iran e cresciuto ad Amburgo, Djadda ha gestito per due decenni un’impresa specializzata in cristalli di vetro in Thailandia prima di tornare in Germania, dove si occupa di attività che spaziano dai dolci di marzapane alle insegne in latta. Nonostante descriva il prezzo d’acquisto delle tribune come “non così elevato”, Djadda si aspetta che la ristrutturazione venga a costare tra i 5 e i 7 milioni di euro. Dice che è proprio il traffico a rappresentare l’attrattiva del sito: le tribune da sole richiamano molta attenzione. “Lo vedo come un luogo perfetto per il marketing. Non dimenticare che qui passano 93.000 auto al giorno”.

Progettato nel 1913, l’Avus era un’iniziativa privata per sostenere l’industria automobilistica tedesca. I lavori si fermarono durante la Prima guerra mondiale, per poi riprendere nel 1919. La prima gara si tenne nel settembre 1921. Nei giorni senza corse veniva utilizzato come strada a pedaggio: i ricchi berlinesi pagavano 10 marchi tedeschi per raggiungere velocemente le loro case sul lago, percorrendo quella che è considerata la prima autostrada europea a pagamento.

Credits: dpa/picture-alliance

Vahrenkamp afferma che il circuito fu utilizzato anche come terreno di prova per nuovi materiali come il macadam, l’asfalto e il cemento. Dopo l’avvento dei nazisti nel 1933, l’esperienza dell’Avus servì da esempio per lo sviluppo della rete autostradale nazionale. “Era un modello nella progettazione di autostrade”, dice Vahrenkamp. In seguito integrato nel sistema autostradale, l’Avus ha ospitato sia gare sia il traffico regolare di veicoli fino agli anni ’90.

La torre di osservazione dell’autodromo è ora un’area di servizio. “Per alcune persone si tratta di un luogo importante e storico”, afferma la dipendente Manuela Mattner, mostrando le foto delle gare in bianco e nero che spiccano sui tavolini del ristorante. “È la prima cosa che si vede quando si arriva a Berlino”.

Djadda scommette sul valore di questo luogo unico. “Al momento per legge non è possibile mettere qui alcuna pubblicità”, dice. “Sarebbe una distrazione dalla guida. Ma una volta che le auto saranno a guida autonoma, questo problema scomparirà. Allora l’opera avrà ancora più valore. In un mondo simile, la userei come insegna pubblicitaria.”

Non sappiamo se questo mondo diventerà mai realtà, ma Djadda è convinto che il progetto sarà un successo. “Tutto questo sarà ancora più monumentale, penso, quando avremo le auto autonome”.

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Fonti

Traduzione di Francesca Scapecchi dell’articolo From autobahn anomaly to motorway marvel: Berlin’s roadside grandstands di Nate Berg, pubblicato su Guardian il 20/12/2018

Link all’originale: https://bit.ly/2HiKvSC

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