Thierry Henry: quando il debutto da allenatore è un flop

Nonostante tutti gli prospettassero un futuro roseo da allenatore, Thierry Henry è in grande difficoltà sulla panchina del Monaco e vede riaffiorare gli spettri del passato che gettano dubbi sulla sua personalità […]

Thierry Henry ha già perso il controllo della barca solo 3 mesi dopo il suo attesissimo debutto come allenatore del Monaco? E se non fosse adatto per questa posizione per cui tutti lo consideravano un predestinato alla luce della profonda conoscenza calcistica, dello status di ex grande calciatore e di tutti i titoli conseguiti?

A margine di una terribile sconfitta patita dal suo Monaco in casa il 19 gennaio contro lo Strasburgo (1-5), il tecnico è ricorso all’attenuante dell’aver giocato a lungo in 10 dopo l’espulsione di Naldo e del danno provocato dal VAR andato in panne. Tuttavia a queste peripezie linguistiche lo stesso ha aggiunto gli insulti, che hanno fatto molto parlare, nei confronti del giocatore avversario Kenny Lala, reo di perdere tempo.

Marasma al Principato

Nel calcio bisogna diffidare delle conclusioni affrettate, ma il timore che la nuova carriera di Henry non sia destinata a durare – essendo il destino di un tecnico fortemente legato all’esito degli esordi – risulta fondato. Riuscendo a sollevare a malapena la deficitaria media punti in campionato della squadra monegasca (da 0,66 a 0,75), Henry non è riuscito a calmare le acque nel Principato.

La scommessa sembrava tuttavia ben ponderata. Henry ha optato per un club che conosce e dove è apprezzato in quanto lì si è formato per poi esplodere. Nonostante sia in zona retrocessione dopo nove giornate e abbia visto la rosa impoverirsi a causa della politica societaria che ha portato alle cessioni di diversi giocatori, il Monaco sembrerebbe comunque disporre di un organico in grado di risalire la china.

Ad ogni modo, se anche lo stimato predecessore di Henry Leonardo Jardim aveva dovuto alzare bandiera bianca, forse il male è ben più radicato di quanto non sembri. Ora la missione è quella di lanciare i biancorossi verso una lotta salvezza per la quale non è poi così detto che siano attrezzati…

E il loro nuovo tecnico, che ha solo esperienze in club di alta fascia, saprà calarsi nei panni del vero condottiero?

Poiché, oltre agli aspetti tecnici, è la personalità del neo allenatore a destare dubbi, per il tono spesso tagliente davanti ai microfoni e alla tendenza a scaricare sugli altri le colpe. Un processo che affonda le radici nell’immagine ambivalente che ancora giocatore Henry si era creato.

Calciatore politico

Henry, forse conscio che il suo ego affiorava troppo facilmente, ha sempre avuto una comunicazione attentamente calcolata, non senza talento nell’esercizio. Giocatore al contempo interessante e molto politico, era anche bravo a tacere e lasciare difendere i suoi interessi da altri sulla stampa.

Non marcatamente individualista in campo, malgrado il DNA da goleador, Henry è stato anche un validissimo sostenitore di sé stesso. Immenso in campo, ha ricevuto una statua in suo onore dall’Arsenal e beneficato di un notevole rispetto, per quanto frutto più di ammirazione che di simpatia, e di un’adesione più mediatica che popolare.

Anche in Nazionale, il miglior marcatore della storia dei Bleus, è apparso verso la fine più incline a difendere il suo status che a consolidarlo. Nella disastrosa spedizione mondiale del 2010, dove deve la sua presenza esclusivamente a un affare personale con Domenech, privato dei gradi di capitano e titolare, è rimasto spettatore dell’ammutinamento.

Questo episodio, dopo quello del celebre tocco di braccio contro l’Irlanda, ha finito per alterarne l’immagine e lo stesso CT lo paragonerà più tardi a Nicolas Anelka e Franck Ribéry : “Pensano che tutto giri attorno a loro. Quando le cose vanno bene, loro procedono con gli altri, ma non solo certo dei trascinatori” (Tout seul, Raymond Domenech, edizioni Flammarion, 2012).

Gusto del sacrificio

Durante la carriera da giocatore, Thierry Henry non è dunque riuscito a tenere proprio tutto sotto controllo. Il suo altruismo e leadership sono stati infatti messi regolarmente in discussione e la sua personalità è stata sempre al centro delle critiche, fin dalla prima riconversione come opinionista di Sky Sport, dove è stato giudicato insipido e distaccato.

Arsène Wenger, parlando di lui e di Patrick Vieira (anche lui alla prima stagione da allenatore con il Nizza), dichiarava nel luglio 2018 ai microfoni di RTL : “È chiaro che abbiano tutte le carte in regola. Sono intelligenti, conoscono il calcio e hanno padronanza in tutto ciò che fanno. Ma vorranno davvero sacrificarsi per fare solo questo?”.

I primi passi da allenatore sono spesso un lascia o raddoppia e non tutti sono toccati dalla grazia di uno Zinédine Zidane – chiedere a Claude Makelele. Potremmo anche ricordare di come lo stesso Didier Deschamps avesse avuto un inizio complicato della sua seconda carriera… tra l’altro proprio a Monaco, dove aveva rischiato retrocessione e licenziamento, prima di affinare il proprio metodo e dare il via a una cavalcata trionfale.

“I buoni allenatori sono quelli che sanno sopravvivere alle delusioni”, ha confidato Wenger a L’Équipe nell’ottobre 2018. “Dare prova di resilienza ed essere bravo a cambiare: questa è la prova a cui è chiamato a rispondere in brevissimo tempo Henry”.

Fonti

Traduzione di Andrea Palazzeschi dell’articolo di Jerome Latta “Thierry Henry entraîneur, débuts contre son camp”, pubblicato su Le Monde il 21/01/2019

Link all’originale: https://www.lemonde.fr/sport/article/2019/01/21/thierry-henry-entraineur-debuts-contre-son-camp_5412287_3242.html

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