La miglior arbitro di rugby al mondo è di Granada e si chiama Alhambra

Con un mix di curiosità e testardaggine, di buonumore ed autorità, Alhambra Nievas ha arbitrato incontri maschili del più alto livello internazionale

A qualcuno sembrerà un eccesso di folklore popolare, ma i suoi genitori non potevano scegliere per lei un nome migliore fosse anche solo perché, volendo citare Shakespeare, “ciascun viaggiatore curioso porta Granada nel cuore anche senza averla mai visitata”. Sì, si chiama Alhambra, proprio come il palazzo simbolo che identifica la città di Granada. “Ho un nome strano e mi dedico ad uno sport altrettanto strano, non mi stupisce se ho attirato l’attenzione. Quando ho fatto il corso per diventare arbitro, i miei compagni già mi chiamavano ‘La Mediatica’ perché in qualche modo prevedevano che sarei diventata un’icona del rugby” riassume la ex giocatrice ed arbitro di Granada, classe 1983.

Certo, ci avevano visto lungo, ma la strada per essere eletta nel 2016 miglior direttore di gara del mondo da World Rugby non può risolversi in 4 righe, né essere spiegata soltanto dal punto di vista della sua unicità. Come tanti altri in Spagna, ha scoperto mete e mischie all’università, nel suo caso quella di Malaga, dove studiava ingegneria delle telecomunicazioni, rivelandosi “un vero e proprio colpo di fulmine”.

Non le hanno fatto paura i placcaggi, nemmeno essere etichettata come “maschiaccio” dato che già aveva praticato karate dopo aver provato il calcio, il tennis, il basket e la pallavolo. Da quel momento la sua carriera è stata un’ascesa.  Ha preso parte alla División de Honor, il massimo campionato di rugby a 15 spagnolo, ha avuto fasce da capitano, ha gareggiato in campionati, tornei e addirittura nella nazionale spagnola con cui ha debuttato nel 2006 in una partita contro l’Inghilterra nel Sei Nazioni femminile.

Era così tanto coinvolta dal rugby da iniziare ad arbitrare proprio in quel momento. “Ma durante i primi anni la mia priorità era giocare ed arbitravo molto poco – ricorda – Il salto l’ho fatto quando ho smesso di giocare nel settembre del 2012. A dicembre ero già assistente alle World Rugby Sevens Series”.

(Foto di Luz Fierro – Tratta da wikipedia.org)

Da allora i suoi progressi sono diventati inarrestabili: nel 2013 ha debuttato nel rugby a 15 nello stesso Eden Park di Auckland arbitrando le Black Ferns della Nuova Zelanda, l’anno successivo è diventata la terza donna a dirigere una finale della Coppa del Re maschile ed è entrata nella Coppa del Mondo di rugby femminile per il ritiro di una collega. Dal Sei Nazioni ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, rompendo nuovamente il soffitto di cristallo, è stata la prima donna ad arbitrare un incontro ufficiale tra le nazionali maschili della Finlandia e Norvegia.

“Ogni arbitro vuole continuare a crescere e quando arrivi in cima al campionato femminile ed hai già arbitrato persino un mondiale, non ci sono più sfide. Per cui pensi a dirigere incontri maschili e ad arrivare anche alla Coppa del Mondo, che in questo momento è la mia meta” spiega.

Una meta che ha ricevuto un’enorme attenzione mediatica, persino in Spagna dove le donne sono protagoniste per il 5% delle notizie sportive. Come lo vive? “Preferirei che fosse solo per i miei meriti, vero, ma per me è fantastico che  questa attenzione stia migliorando le cose per tutto il rugby. A volte mi dicono che ho più meriti per essere una donna e mi dà fastidio perché non è così. Non ce li ho e se me li attribuiscono solo per questo non mi stanno trattando alla pari – dice prima di dichiararsi femminista senza tanti giri di parole – Dobbiamo ottenere le stesse opportunità per tutti e per questo dobbiamo creare le condizioni affinché noi donne possiamo raggiungere gli stessi obiettivi degli uomini. Opportunità reali per guadagnare uguaglianza”. Parla al plurale ma non scarica il barile. Infatti un principio di base del rugby vuole che, per quanto forte sia un giocatore, la vera forza stia nella squadra.

“So che nella mia posizione ho una grande responsabilità dato che sono un arbitro. Molte ragazze quando mi vedono pensano che il loro sogno ora non sia più così strano e si chiedono per quale motivo non dovrebbe realizzarsi, che si può essere felici facendo cose diverse fuori dagli schemi. Da questo punto di vista essere un modello mi fa piacere e mi riempie di soddisfazione, ma non è qualcosa che ho cercato io, semplicemente mi è successo. È la società che cerca di creare questi modelli per dare visibilità a determinate cose” riflette. E Alhambra non si è mai nascosta. Né in campo né davanti ad un caffè. I suoi genitori non si erano sbagliati: una cosa è fare la storia, un’altra è scriverla.

Fonti

Traduzione di Silvia Muzzupappa dell’articolo «La mejor árbitra de rugby del mundo es de Granada y se llama Alhambra» pubblicato il 22/02/2018 da Andrés Rubín De Celis su «El País»

Link: La mejor árbitra de rugby del mundo es de Granada y se llama Alhambra

Tutti i contenuti tradotti in questo sito sono e rimangono di proprietà dei rispettivi autori e si intendono tradotti come tali ai soli scopi di divulgazione e informazione.

Potrebbe interessarti anche:

Edna Santini, un razzo nel rugby – Parte I

Edna Santini, un razzo nel rugby – Parte II

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *