Che rugby vedremo tra 15 anni?

Il rugby negli ultimi 15 anni è cambiato tanto. Dopo quell’unico titolo vinto dall’emisfero nord durante Inghilterra-Australia nella Coppa del Mondo del 2003, risulta oggi difficile immaginare come potrà evolversi questo sport nel prossimo futuro.

(Foto di Marco Baroncini ©)

In un’analisi pubblicata su Planet Rugby, il giornalista Sam Larner immagina che le maglie dei giocatori avranno una linea che definisce l’inizio dello sterno per identificare l’area oltre la quale deve essere sanzionato il placcaggio alto. Questa situazione di gioco è una delle novità introdotte in questi ultimi tempi e una di quelle che suscitano più polemiche. Ancora oggi non tutti gli arbitri interpretano il regolamento allo stesso modo quando specifica che un placcaggio al collo o alla testa non deve essere sanzionato solo con un fallo, ma anche con un cartellino giallo o rosso.

Il gallese Nigel Owens, il miglior arbitro al mondo per comprendere al meglio l’essenza di questo gioco, ha pubblicato un interessante articolo al riguardo su Wales Online. Qui Owens afferma che “come arbitri abbiamo il dovere di garantire che gli incidenti che possono nascere dal gioco scorretto siano trattati in maniera appropriata in campo e che questi non siano il risultato delle azioni di qualcuno che ha commesso un atto incosciente o pericoloso”.

“Se si placca qualcuno al di sopra della linea della spalla si tratta di placcaggio alto e il giocatore deve aspettarsi un cartellino di conseguenza. Se si è imprudenti ed è comunque alto, facendo forza direttamente alla testa o al collo, probabilmente si andrà incontro ad un cartellino rosso. Allo stesso modo se non si afferra con le braccia il giocatore che ha l’ovale ma lo si colpisce con la spalla, anche in questo caso l’azione non è consentita e bisogna affrontarne le conseguenze” aggiunge Owens.

Il placcaggio alto, “cravate” in francese, è una situazione di gioco che prima si verificava ogni tanto e che fino a non troppo tempo fa veniva sanzionato soltanto con un fallo. Per esempio, durante il test match Galles-Argentina del 1976 a Cardiff, l’avambraccio dell’argentino Alejandro “Chiquito” Travaglini sul collo dell’inglese JPR Williams all’ultimo minuto è costato a Los Pumas un fallo contro che li ha portati alla sconfitta. Oggi questa azione si vede più frequentemente soprattutto nel doppio placcaggio, quando un giocatore mira alla cintura di chi detiene la palla mentre l’altro mira al di sopra per evitare l’offload.

Anche il placcaggio al di sopra della cintura è qualcosa nato negli ultimi anni, dal momento in cui a tutti i giocatori si insegna fin da bambini a placcare in questo modo. Owens sostiene che “la difesa è diventata una parte così forte del gioco moderno che gli allenatori spesso cercano un doppio placcaggio”.

(Foto di Marco Baroncini ©)

Il rafforzamento della difesa, conseguente alle regole che sono andate modificandosi a favore delle fasi d’attacco, ha portato al che si è visto negli anni ‘90 e agli inizi del nuovo millennio. Durante la prima Coppa del Mondo, nel 1987, il tempo di gioco netto è stato del 35%, ovvero 28 minuti su 80 totali, mentre oggi ci sono partite che raggiungono i 45 minuti netti, il 56%. Anche l’azione del calcio risulta essere utilizzata molto meno nel rugby moderno. Inoltre le prime linee, che avevano un ruolo preponderante solo nella mischia o nelle touche, oggi partecipano molto di più e sono decisive in tutte le situazioni. Persino la World Rugby ha introdotto delle novità, cercando di tutelare di più la salute dei giocatori. I calendari dei campionati, però, restano estenuanti.

Fino a dove arriverà il gioco della Rugby Union? Nel suo articolo Sam Larner lo immagina molto simile al rugby a 13, mantenendo però la mischia e fermando il tempo ogni volta che si gioca in questa formazione. Ma si manterrà la mischia così come la conosciamo? Il gioco è costantemente in discussione.

Fonti

Traduzione di Silvia Muzzupappa dell’articolo «¿Qué rugby veremos dentro de 15 años?» pubblicato il 03/10/2018 da Jorge Búsico su «La Nació

Link: ¿Qué rugby veremos dentro de 15 años?

Foto di: Marco Baroncini

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