Edna Santini, un razzo nel rugby – Parte II

Se avesse ascoltato il desiderio del padre, forse Edna sarebbe potuta diventare un’attaccante di calcio. Ma la sua curiosità, tipica di una bambina, ed il destino le hanno fatto conoscere uno sport molto meno popolare in Brasile

Viveva proprio di fronte ad un campo da rugby e fin da piccola ha voluto giocare a quello sport in cui i ragazzi correvano con un pallone più ovale in mano e si scontravano in continuazione.

“Quando ho visto i miei amici del quartiere che giocavano ho chiesto se potevo imparare. Anche a me piaceva il calcio. Mio padre ha persino chiesto perché potessi fare una prova per la squadra di Santos. Sono andata, sono passata ad una seconda fase, ma alla fine non sono andata per partecipare ad un campionato di rugby” racconta sorridendo. Dice tuttavia che la sua famiglia l’ha sempre appoggiata nelle sue scelte.

Figlia di un muratore e di una sarta, Edna non ha dubbi sul fatto che senza l’aiuto e i sacrifici dei suoi genitori non sarebbe arrivata dov’è. La strada non è stata facile. Nonostante avesse un aiuto economico da parte del club per le trasferte, la sua famiglia all’inizio cercava sempre di aiutarla come poteva. Per guadagnare un extra la madre lavava le divise della squadra. Anni fa hanno aiutato l’atleta per il trasferimento a San Paolo, dove ha guadagnato l’accesso al programma del Ministero dello Sport brasiliano “Bolsa Atleta”. Sono stati anche il suo porto sicuro quando Edna ha avuto un infortunio alla caviglia e ha dovuto convivere per mesi col dubbio di poter tornare ad allenarsi oppure no.

(Foto di Fernando Frazão/Agência Brasil – Tratta da wikipedia.org)

Sabato 6 agosto 2016 Edninha ha affrontato una nuova sfida, forse la più grande della sua carriera. Ai Giochi Olimpici si è scontrata con la nazionale canadese ed era fiduciosa. “È una squadra ben organizzata. Spero di ottenere una medaglia e giocheremo fino all’ultimo minuto per questo. Ma l’obiettivo della squadra è stare nella top 8, perché in questo modo riusciremo ad entrare nel campionato mondiale” aveva raccontato.

Solo il fatto di partecipare ad una competizione come le Olimpiadi aveva già reso l’atleta abbastanza agitata. Sapeva che il cuore avrebbe battuto molto velocemente nel caso in cui fosse entrata nel Villaggio Olimpico con la stella dell’atletica Usain Bolt o con uno dei migliori campioni brasiliani come Neymar. “Dev’essere proprio bello vedere da vicino i grandi atleti del mio paese e sentire che ora facciamo parte della stessa squadra, quella del Brasile”. La competizione poteva essere anche una vetrina affinché più persone notassero il suo talento e, perché no, Edna potesse ricevere una buona proposta per allenarsi in paesi come la Nuova Zelanda o l’Australia, dove la cultura del rugby è forte.

Prima di arrivare a Rio de Janeiro, Edninha era tornata a São José dos Campos, oggi una La Mecca per il rugby in Brasile, per accompagnare il passaggio della torcia olimpica nella città. Si è emozionata. Ha confessato che avrebbe voluto essere scelta per portarla. Ma sapeva anche che sarebbe stato ancora più bello portarsi a casa una medaglia olimpica.


Fonti

Traduzione di Silvia Muzzupappa dell’articolo «Edna Santini, um foguete no rugby» pubblicato il 4/08/2016 da Heloísa Mendonça su «El País»

Link: Edna Santini, um foguete no rugby

Tutti i contenuti tradotti in questo sito sono e rimangono di proprietà dei rispettivi autori e si intendono tradotti come tali ai soli scopi di divulgazione e informazione.

Potrebbe interessarti anche:

Edna Santini, un razzo nel rugby – Parte I

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *