Julen Lopetegui o la dura vita di un allenatore al Real Madrid

La vicenda Lopetegui ricorda ancora una volta quanto il Real sia una vera e propria macchina “trita-allenatori”.

[…] Vincere, far divertire o avviarsi all’uscita

“Normalità”, questo termine non si addice affatto al club più titolato d’Europa e alla situazione del suo tecnico. La fuga di notizie sul suo imminente sbarco (di Lopetegui, n.d.t) al Real gli era già costato il 13 giugno il posto con la Nazionale spagnola, a due giorni dall’inizio dei Mondiali.

Ex secondo portiere alla fine degli anni ’80, Julen Lopetegui si è ritrovato a far parte di un’istituzione che Zinédine Zidane ha preferito lasciare prima di essere invitato a farlo. Per capirlo bisogna tornare alle parole pronunciate dal Francese il giorno del suo addio a sorpresa. Nonostante l’aureola posta al di sopra della pelata, Zizou si era reso conto che il vento dell’esonero lo aveva sfiorato a febbraio:”Non dimentico i momenti difficili, quelli più duri e complicati,” affermava riferendosi all’eliminazione ai quarti di Copa del Rey per mano del Leganes. “Patetico” era stato il titolo di apertura di Marca il giorno dopo l’incontro perso, mentre AS gli prometteva “Gloria o ghigliottina”, prima del doppio confronto (poi vittorioso) col PSG a febbraio.

Prima di sedersi in panchina, Lopetegui è stato un portiere dalle fortune alterne ritiratosi nel 2003.

Il Real è un club con cicli corti, tanto più dopo l’avvento di Perez. Un club dove l’allenatore è di passaggio e deve mantenere un ruolino di marcia pressoché immacolato oltre a obbedire a due imperativi: vincere e divertire. Sempre. Nel 2007 Fabio Capello era stato liquidato nonostante il campionato vinto:”Serve trovare un gioco più entusiasmante,”gli avevano imputato allora i suoi dirigenti. Perfino un figlio del club come Vicente Del Bosque era stato gentilmente invitato a fare le valigie nel 2003 al termine di quattro anni in cui aveva raccolto due titoli nazionali e due Champions League. “Bigoton” (Baffone) non era abbastanza glamour agli occhi di Florentino in mezzo ai suoi cari Galacticos Ronaldo, Zidane, Beckham, e Figo. José Mourinho è riuscito a resistere per tre anni in panchina, a prezzo però di una guerra intestina con i suoi giocatori nell’ultima stagione.

Lopetegui non ha né la stessa caratura o l’istinto di sopravvivenza del Portoghese, né tanto meno il palmarès, lui, la cui sola esperienza di rilievo in un club, al Porto (2014-2016), si è conclusa con un vero e proprio fiasco. La partenza da Madrid ricorda quella di Manuel Pellegrini. Il Cileno era sbarcato nella capitale spagnola nell’estate del 2009 con idee di gioco ben precise e seducenti che furono tuttavia presto smontate una a una:”Un mese dopo il mio arrivo, a causa delle divergenze tra me e il presidente, sapevo già che sarei stato esonerato,” ammetterà in seguito.

“Farsi cacciare dal Real fa parte del gioco”

Pellegrini non è sopravvissuto a una stagione senza titoli, umiliato da un Barcellona irraggiungibile in Liga, nonostante l’ottimo bottino di 96 punti raccolti. Altri si sono dati il cambio a stagione in corso, durando quanto un governo della III Repubblica in Francia, come nel caso di Rafael Benitez, congedato dopo soli sette mesi il 4 gennaio 2016. L’ex manager del Liverpool impersonificava i tre difetti maggiori imputabili a un allenatore delle Merengues: una relazione conflittuale con i leader dello spogliatoio (Cristano Ronaldo in testa), risultati deludenti e il rifiuto di ottemperare ai “consigli” di un Florentino Perez, per il quale il concetto di separazione dei poteri risulta eufemisticamente poco chiaro.

Valdebebas, 31 maggio 2018. Perez e Zidane nella conferenza stampa in cui l’allenatore annuncia a sorpresa il suo addio al Real. (REUTERS/Juan Medina TPX) 

A meno di un colpo di scena inedito – a partire da una vittoria domenica con il Barcellona (incontro poi perso per 5-1 a cui è seguito l’esonero del tecnico, n.d.t.) – Julen Lopetegui paga la partenza pesante e non rimpiazzata di Ronaldo alla Juventus, oltre al fatto di trovare un gruppo che ha vinto quattro delle ultime cinque Champions e che forse non ha più quella fame di vittorie che l’aveva contraddistinto, oltre ad alcune sue scelte. Perez gli rinfaccia di non aver preso una decisione netta per il posto di portiere titolare tra  Keylor Navas e Thibaut Courtois (e di aver accordato una leggera preferenza a quest’ultimo acquistato in estate per 35 milioni di euro), oltre al fatto di aver relegato a fare qualche sgambata nella squadra B il brasiliano Vinicius Jr. (arrivato per 45 milioni dal Flamengo). […]

“Farsi cacciare dal Real fa parte del gioco,”aveva ammesso amaro l’olandese Guus Hiddink, silurato a metà stagione nel 1999. Julen Lopetegui era ben conscio di questa regola non scritta il giorno della sua presentazione alla stampa, il 14 giugno,  quando dichiarava visibilmente emozionato:”Ieri è stato il giorno più triste della mia vita dopo la morte di mia madre [in riferimento alla partenza prematura e precipitosa dalla Nazionale spagnola], mentre oggi è il giorno più bello”.

Lopetegui, allenatore coi giorni contati, guarda per terra durante il match di Champions League del 23 ottobre contro il Viktoria Plzen (AFP / JAVIER SORIANO)

Fonti:

Traduzione e adattamento di Andrea Palazzeschi dell’articolo di Alexandre Pedro “Barça-Real : Julen Lopetegui ou la vie impossible d’un entraîneur au Real Madrid” pubblicato su Le Monde il 25 ottobre 2018.

Link all’originale: https://lemde.fr/2Rf4W38

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