Dentro la MotoGP: 45 minuti a tutto gas, nel 1992 e nel 2018

Nel 1992 Daryl Beattie condusse un interessante esperimento: scese in pista a Eastern Creek, allora sede del Gran Premio di Australia, con addosso un precisissimo pulsiossimetro medico. A Misano, nel 2018, l’esperimento dell’australiano è stato ripetuto da Cal Crutchlow. Di quanto è cambiato lo sforzo a cui sono sottoposti i piloti nei momenti più impegnativi di una gara?

Negli anni ’90 Daryl Beattie, che trascorse tutta la sua carriera alla Honda, era un pilota molto stimato. Tra il 1991 e il 1996 lottò per le vittorie nei Gran Premi e fu rivale di Kevin Schwantz, Wayne Gardner, Wayne Rainey, Doug Chandler e ultimo ma non meno importante, Mick Doohan. I due australiani si trovarono a duellare molte volte, ma Doohan ne uscì sempre vincitore. Nella stagione 1995, la migliore della carriera di Beattie nella classe 500, il pilota finì secondo dietro alla leggenda del motomondiale.

Daryl Beattie e Mick Doohan

L’esperimento del 1992 ebbe inizio 20 minuti prima della gara, con l’accensione del pulsiossimetro prima dell’uscita dai box di Beattie. Dal grafico è possibile notare come il battito dell’austriaco fosse accelerato già prima di prendere posizione in griglia di partenza. Lo stesso Beattie dichiarò che il suo ritmo a riposo si aggirava sui 50-60 battiti al minuto, ma già in pit lane raggiungeva più di 100 battiti, e appena prima della partenza accelerava fino ai 150 battiti.

Subito dopo la partenza, quando i piloti generalmente si gettano nella bagarre, il ritmo cardiaco raggiunse i 170-180 battiti al minuto, per poi attestarsi su una media di 178 battiti durante i più di 45 minuti di gara.

In gara Beattie superò Kevin Schwantz e conquistò la posizione su Doohan, per poi però essere sorpassato da Wayne Rainey. Il momento in cui Beattie si rese conto che raggiungere il rivale sarebbe stato impossibile è chiaramente visibile nei dati telemetrici. Il suo battito cardiaco, infatti, iniziò a tranquillizzarsi. Subito dopo l’arrivo il ritmo rallentò di 30-40 battiti, attestandosi sui 120 battiti al minuto durante la premiazione.

Il grafico mostra l’andamento del ritmo cardiaco di Daryl Beattie durante la gara. Il punto A rappresenta il momento del sorpasso a Kevin Schwantz, mentre il punto B segnala il duello con Wayne Rainey.

Da allora molte cose sono cambiate: non solo le moto, le tute e le tecnologie, ma anche la velocità e le sollecitazioni. Nel Gran Premio di San Marino del 2018 il ritmo cardiaco di Cal Crutchlow ha superato i 190 battiti al minuto. Ciò significa che lo sforzo fisico a cui sono sottoposti i piloti di MotoGP è aumentato quasi del 10%. Le moto sono più pesanti e sono spinte da motori con una cilindrata di 1000 cm3, capaci di erogare una potenza di 280 cavalli. Inoltre, la forma fisica dei piloti odierni è migliore di quella dei loro omologhi degli anni ’90, che a differenza di quanto accade oggi non evitavano alcool e fumo.

Possiamo dedurne che la MotoGP, e in generale il motociclismo a livello agonistico, sono diventati molto più esigenti in termini fisici. Non a caso i piloti vengono considerati atleti: essi lo sono a tutti gli effetti.

La regia della MotoGP spesso mostra in diretta il ritmo cardiaco dei piloti che hanno un sensore inserito tutto la tuta. In questo modo, anche questi dati telemetrici adesso sono accessibili al grande pubblico.

Cal Crutchlow in sella alla sua Honda

Uno dei piloti più allenati del motomondiale è sicuramente Marc Márquez, il cui ritmo cardiaco in gara raggiunge i 206 battiti al minuto. Valentino Rossi, invece, tenta di rimanere più calmo: il ritmo cardiaco dell’italiano raramente supera i 160 battiti. Durante la preparazione per il GP di Gran Bretagna Crutchlow ha dichiarato che il suo ritmo cardiaco medio si aggirava intorno ai 180 battiti al minuto nel giro veloce delle qualifiche, mentre per alcuni piloti questi valori sono normali. A Misano, però, ci sono più frenate, e a causa della variazione costante della forza g a carico del pilota il cuore lavora più intensamente. Gli stessi effetti potranno essere osservati a Motegi e a Sepang.

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Fonti

Traduzione di Francesca Scapecchi dell’articolo Inside MotoGP: Čto značat 45 minut gonki na pike fizičeskich vozmožnostej – 1992 i 2018 di Kirill Černyšev,  pubblicato su Motogonki.ru il 5/10/2018

Link all’originale: https://bit.ly/2y8nivz

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