YOG 2018: il lottatore portoricano Jaime Espinal è il nuovo mentore dei giovani

Conquistando l’argento nella categoria 84kg alle Olimpiadi di Londra 2012, il portoricano Jaime Espinal aveva vinto la prima medaglia nella lotta libera in assoluto per il suo Paese. Oggi ci parla del suo nuovo ruolo di mentore ai Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires (YOG 2018) e di come spera di aiutare i giovani atleti.

Che cosa ti ha spinto a diventare mentore agli YOG 2018?

Stavo già insegnando le lezioni che avevo imparato durante la mia carriera a Porto Rico nelle scuole, in chiesa e a volte nelle aziende, incoraggiando le persone a lottare sempre per raggiungere i loro obiettivi. Ho pensato che il ruolo di mentore fosse una grande opportunità per portare la mia esperienza su un altro piano. Non potevo lasciarmi sfuggire la possibilità di circondarmi di atleti d’alto livello, determinati a salire su un podio olimpico come ho fatto io.

Che cosa sapevi degli YOG prima di candidarti per questo ruolo?

Ero a conoscenza delle Olimpiadi Giovanili di Nanjing 2014 e ne ero entusiasta perché competere a livelli così alti sin da giovani è davvero una grande opportunità per gli atleti di oggi. Io ho dovuto aspettare di essere adulto per andare alle Olimpiadi, ma adesso le nuove generazioni cominciano la loro carriera olimpica molto prima.

Qual è il compito più importante di un mentore di giovani sportivi?

Far capire loro che non importa se nessuno crede nelle loro possibilità. Ciò che conta è credere in se stessi e non mollare mai. Voglio anche che i ragazzi tengano a mente che non importa se nessuno mai prima di loro ha raggiunto l’obiettivo che si sono posti. Se hanno forza di volontà e fiducia in se stessi, chi impedisce loro di essere i primi? Nessun altro a parte loro decide quanto spingersi avanti.

Chi ti ha influenzato di più agli inizi della tua carriera?

Il lottatore portoricano Franklin Gomez, due volte medagliato alle Olimpiadi. Molto prima che io vincessi una medaglia olimpica, mi insegnò che gli atleti che avevano realizzato i propri sogni non erano supereroi, bensì persone comuni, come me. Mi disse che l’unica differenza tra me e loro era che loro avevano scelto di rincorrere i propri sogni e che quindi anch’io potevo fare la stessa scelta di vita.

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato durante la tua carriera olimpica?

Le persone che non hanno voluto investire su di me perché ero troppo giovane. Per questo ho dovuto aspettare fino ai 22 anni prima di gareggiare in un torneo internazionale.

Che cosa speri di trasmettere in qualità di mentore a Buenos Aires?

Sono emozionato perché credo di avere moltissimo da condividere con i ragazzi. Sarò sincero con loro riguardo ai sacrifici che dovranno fare, ma spero anche di portare energia, amore e speranza in tutto ciò che farò in Argentina. Il messaggio più importante che trasmetterò sarà che anche le persone comuni si possono trasformare in campioni olimpici.

Le nuove generazioni di atleti ricevono, oggi, un supporto e un orientamento migliore rispetto a quello di 15-20 anni fa?

Assolutamente sì. La crescita dei social media, di internet e di altri mezzi virtuali hanno facilitato la connessione fra i nuovi atleti e l’accessibilità a consigli e aiuti. Questi mezzi, inoltre, hanno permesso loro di essere meno isolati dagli amici, dai parenti e persino dai fan, anche se si stanno allenando o stanno gareggiando lontani da casa.

Che cosa stai aspettando con più ansia degli YOG 2018?

Non sono mai stato in Argentina e non vedo l’ora di immergermi nella cultura di Buenos Aires, assaggiare i piatti tipici e lasciarmi travolgere dall’energia sprigionata dalla gente durante i Giochi. Spero anche di stringere tante nuove amicizie.

Raccontaci la tua esperienza come portabandiera del tuo Paese alla Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Rio 2016.

Pensavo di essere fortunato già prima di Rio, avendo vinto l’argento a Londra 2012. Ma in Brasile, il mio coach mi disse che ad ogni Olimpiade ci sono nazioni che vincono 10, 30, 100 medaglie ma che ognuna di esse ha sempre e solo un portabandiera. Le sue parole mi sono rimaste impresse nella mente e mi hanno fatto sentire ancora più umile e onorato di essere stato scelto per rappresentare il mio Paese. È stata un’emozione unica camminare davanti a tutti i miei compagni di squadra portoricani.

Jaime Espinal, portabandiera del Porto Rico alle Olimpiadi di Rio 2016.

Fonti

Traduzione di Claudia Bondi

Articolo originale: Meet the athlete role model: Jaime Espinal

Link all’originale: https://goo.gl/NcrGF3

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