Alireza Beiranvand: dalla strada ai Mondiali con l’Iran

Il portiere ha lasciato la vita da nomade e, prima di sfondare come portiere, ha lavorato in una sartoria, in un autolavaggio e come netturbino.

Dopo la partita d’esordio dell’Iran ai Mondiali del 2014 contro la Nigeria, il portiere Alireza Haghighi fece notizia per la sua avvenenza. Migliaia di persone in tutto il mondo impazzirono per lui.
Il portiere titolare iraniano a Russia 2018, Alireza Beiranvand, non sarà bello come Haghighi ma la storia della sua vita potrebbe ispirare milioni di persone.

Beiranband è nato a Sarabias, nel Lorestan, da una famiglia nomade che girava in cerca di pascoli per le pecore. Alireza era il figlio più grande ed era normale che lavorasse fin da piccolo per aiutarli. Il suo primo lavoro fu la pastorizia, e quando aveva un po’ di tempo libero giocava con gli amici a calcio e a Dal Paran, un gioco tradizionale che prevede il lancio di pietre. Nulla a che fare col calcio, sembrerebbe, ma col tempo Beiranvand ne avrebbe beneficiato.

Quando Beiranvand compì 12 anni, la sua famiglia si stabilì a Sarabias, dove il ragazzino cominciò ad allenarsi con una squadra di calcio locale. All’inizio giocava in attacco, ma un giorno sostituì il portiere infortunato e una bella parata gli valse il posto da titolare. Beiranvand decise che voleva diventare un portiere, ma suo padre non ne voleva sapere.

Morteza Beiranvand, come molti padri iraniani, era dell’idea che il calcio non potesse essere un vero lavoro, e avrebbe preferito che Alireza svolgesse un mestiere semplice. “È arrivato a farmi a pezzi divisa e guanti, tanto che ho giocato più volte a mani nude,” ha confidato Alireza al Guardian.
Il giovane portiere decise di scappare di casa e andare a Tehran in cerca di fortuna in una delle squadre della capitale. Prese in prestito del denaro da un parente e salì su un pullman diretto in città. La fortuna era dalla sua, perché proprio sul pullman incontrò Hossein Feiz, che allenava una squadra della capitale. Feiz disse a Beiranvand che gli avrebbe permesso di allenarsi in cambio di 200,000 Toman (45 euro), ma il giovane non aveva né soldi né un posto dove stare. Trascorse qualche notte sotto la Torre Azadi, dove erano soliti radunarsi i migranti. Una sera, un giovane commerciante gli offrì una stanza a casa sua, e il portiere accettò per cambiare idea durante il tragitto e tornare alla sede della squadra dove si stava allenando in prova. “Dormivo davanti alla porta, e un giorno mi sono svegliato e ho trovato delle monete che delle persone mi avevano lasciato,” racconta. “Pensavano fossi un mendicante! Mi sono concesso una bella colazione per la prima volta dopo tanto tempo.”

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Jung Yeon-Je/AFP/Getty Images

Alla fine, Feiz si decise a dare una chance a Beiranvand senza chiedere soldi in cambio. Beiranvand fu ospitato per due settimane a casa del capitano della squadra, e poi iniziò a lavorare nella sartoria del padre di un altro compagno, che gli permetteva anche di dormirci una volta finito il turno. Il lavoro successivo fu in un autolavaggio, dove, vista la sua altezza, si specializzò nel lavare i SUV. Fu proprio lì che un giorno si presentò a farsi lavare l’auto la leggenda del calcio iraniano Ali Daei. I colleghi di Beiranvand lo incoraggiarono a parlare con l’ex Bayern Monaco per vedere se l’avrebbe aiutato ad avanzare nella carriera da calciatore. Alireza non diede loro retta e preferì fare di testa sua. “Sapevo che se avessi parlato a Daei mi avrebbe sicuramente aiutato, ma mi vergognavo di raccontargli la mia storia.”

Di lì a poco, incontrò l’allenatore del Naft-e-Tehran e si trasferì lì. All’inizio gli fu permesso di alloggiare in una sala di preghiera, ma poi fu costretto a trovarsi un altro lavoro, questa volta in una pizzeria, per pagarsi un posto per la notte. È proprio in quella pizzeria che un giorno entrò il suo allenatore, che non sapeva nulla del lavoro di Beiranvand. Quest’ultimo cercò di nascondersi, ma fu costretto dal titolare a servire il coach per poi licenziarsi qualche giorno dopo. Trovare un altro lavoro fu difficile, e alla fine accettò un incarico da netturbino. A volte gli veniva chiesto di tenere pulito da solo un parco enorme, ed era difficile restare in forma per le partite. Cacciato dal Naft per essersi allenato con un’altra squadra ed essersi infortunato, fece un tentativo con l’Homa che era restìo a offrirgli un contratto. Beiranvand pensava che il suo sogno stesse per finire. Ma poi, a sorpresa, l’allenatore degli under-23 del Naft lo richiamò. “Forse era destino che l’Homa non mi volesse,” racconta Beiranvand. “Se fossi rimasto là, forse non avrei mai raggiunto il livello a cui sono oggi.”

Beiranvand iniziò a mettersi in mostra. Venne convocato dalla nazionale iraniana under-23 e diventò il portiere titolare del Naft in prima squadra. Ma fu il Dal Paran, il gioco a cui giocava da bambino, che gli portò la notorietà nel 2014. L’aver lanciato le pietre per tanti anni lo rendeva in grado di lanciare il pallone molto più lontano degli altri portieri, e il suo assist da 70 metri contro il Tractor Sazi attirò l’attenzione dei media stranieri.

Nel 2015, Alireza diventò finalmente il portiere titolare dell’Iran, e contribuì alla qualificazione del Team Melli a Russia 2018 con 12 partite a porta inviolata. “Ho affrontato tante difficoltà per realizzare il mio sogno, ma non ho intenzione di dimenticarmene perché mi hanno reso la persona che sono oggi,” afferma.

Ora, il sogno dei Mondiali e forse la possibilità di giocare in Europa.
D’altronde, si sa, il viaggio di un nomade non finisce mai.

 

 

Fonti

Traduzione: Alice Bortolosso

Autore: Behnam Jafarzadeh

Titolo: “Alireza Beiranvand: from sleeping rough to the World Cup with Iran”

Giornale: Guardian

Data di pubblicazione: venerdì 1 giugno 2018

Link all’originale: https://www.theguardian.com/football/2018/jun/01/alireza-beiranvand-sleeping-rough-world-cup-iran-goalkeeper?CMP=share_btn_tw

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