Un tatuaggio a mo’ di abbonamento allo stadio

Ilja Pankow non perde tempo quando viene a sapere del concorso dallo schermo del suo smartphone. Senza esitare un istante, inserisce i propri dati. Non ha dubbi: merita la vittoria.

Il momento di incertezza arriva quando Pankow scopre di aver vinto. “Ho pensato: Oh, no. È tutto vero,” rivela, con un linguaggio più colorito di quello riportato. “E poi ho pensato: Oh oh. Mi faccio un tatuaggio.”

L’Hertha Berlino, squadra storica della capitale tedesca, ha organizzato un concorso promozionale dal premio poco ortodosso: un appariscente tatuaggio completo di codice a barre che funge da abbonamento a vita alle gare domestiche del club.

I tifosi sono stati invitati a dimostrare di meritarsi questo privilegio, e Pankow, che ha 31 anni e fa l’assistente commerciale alla Mercedes Benz di Berlino, ha inviato un video di due minuti in cui sfodera la collezione di 30 maglie firmate, le foto delle trasferte e altro materiale che prova la sua fede. L’Hertha, soprannominata Die Alte Dame, la vecchia signora, è a suo dire l’amore della sua vita. Per perorare ulteriormente la sua causa, ha aggiunto di non avere mai fatto tatuaggi in vita sua.

L’Hertha ha ricevuto quasi 900 contributi, svela il responsabile della gestione del brand Daniel Schmid, che ha scelto Pankow in parte perché “è un ragazzo simpatico.”

Superato lo shock iniziale, Pankow era pronto a mettere in mostra la sua fede. A fine febbraio è rimasto seduto per due ore nello studio Love Is Pain, dove si sono tatuati atleti del calibro di Jérôme Boateng, difensore del Bayern Monaco e della nazionale tedesca. Il tatuaggio, che ricopre l’avambraccio destro di Pankow, rappresenta la bandiera dell’Hertha e lo stadio che si staglia sul profilo della città di Berlino.

pankow 2.jpg
Hertha Berlin

“Credo che mia mamma fosse più emozionata di me,” dichiara.

Pankow è nato a Berlino Est ed è diventato un tifoso dell’Hertha, che aveva sede a Ovest, dopo averne intravisto la maglia in un negozio ai tempi della seconda elementare e aver pregato la zia di comprargliela. Dopo la riunificazione della Germania nel 1990, a 12 anni, ha iniziato a recarsi allo stadio regolarmente prendendo il treno nel quartiere della storica rivale dell’Hertha, l’Union Berlino.

“La mia fortuna è stata essere troppo giovane, non mi potevano fare niente”, dice degli avversari.

L’ultima domenica di aprile, Pankow incontra l’amico Koni in centro per andare a vedere l’Hertha all’Olympiastadion. Sfoggia un gilet di jeans coperto di toppe dell’Hertha. “Me l’ha fatto mia madre,” sorride imbarazzato.

Il treno è in ritardo e i due uomini sorseggiano una birra tenendo d’occhio l’ora sui loro telefoni. Koni esamina il tatuaggio e l’enorme codice a barre. “Sono contento per te,” sorride. “Ma avrei dovuto vincere io.”

Il premio non ha un valore massimo e il vincitore poteva scegliere il suo posto in qualsiasi zona dello stadio, ma Pankow ha deciso di rimanere nell’Ostkurve, la più economica della gradinata est, dove un abbonamento costa circa 150 euro.

Quando gli viene chiesto se la passione potrebbe svanire prima del tatuaggio, si mette a ridere. Dice di averne viste di belle e di brutte, la Champions League e le due retrocessioni in seconda divisione. Ipotizza di aver perso al massimo due partite negli ultimi cinque anni.

Si avvicina il calcio d’inizio, Pankow si precipita al cancello e scannerizza la tessera stagionale. Il codice a barre tatuato sul suo braccio funziona, ma a volte ci vuole qualche secondo in più e lui e Koni non hanno tempo da perdere.

Ci tiene però a ribadire che non ha alcun rimpianto riguardo al tatuaggio, anche se in futuro la tecnologia o un cambiamento nel suo corpo potrebbero renderlo del tutto inutile.

“Se mi chiedono “Hai un codice a barre sulla pelle?”, posso raccontare una storia interessante.”

 

 

Fonti

Traduzione: Alice Bortolosso

Articolo: “That Tattoo? It’s Also His Season Ticket”

Autore: Andrew Keh

Giornale: New York Times (online)

Data di pubblicazione (ultimo aggiornamento): venerdì 4 maggio 2018

Link all’originale: https://www.nytimes.com/2018/05/04/sports/soccer/hertha-berlin-tattoo-season-ticket.html?rref=collection%2Fsectioncollection%2Fsoccer

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *