Le stelle dell’NBA si uniscono alla lotta contro i pregiudizi sulla salute e i disturbi mentali

In viaggio da Washington verso Los Angeles per l’All Star Game dell’NBA, Dikembe Mutombo ha assistito alle notizie che provenivano dalla sparatoria di Parkland.

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Wikipedia

Gli sconvolgenti racconti del massacro scolastico l’hanno accompagnato per tutte e sei le lunghe ore del viaggio e hanno colpito nel segno, ha dichiarato la star, membro dell’Hall of Fame dell’NBA. Mutobo è infatti papà di sette figli, e figlio a sua volta di un insegnante. È stato “estremamente doloroso”, così ha commentato. Con l’emergere di sempre più informazioni riguardanti il boia diciannovenne del massacro, sono arrivati anche i rapporti della polizia antecedenti al 14 febbraio, giorno della sparatoria, in cui il ragazzo viene descritto come “emotivamente disabile” e gli vengono diagnosticati disturbi mentali. All’indomani della tragedia, il presidente Donald Trump ha dichiarato di voler aumentare le risorse dedicate alla salute mentale per evitare incidenti simili in futuro.

Ma gli esperti si sono prontamente espressi: una diagnosi di problemi mentali non porta necessariamente ad un comportamento violento. Portavoce e sostenitori della causa insistono che bisogna fare molto per eliminare i pregiudizi riguardanti la salute mentale.

Giovedì 01/03/2018, atleti e personaggi pubblici si sono riuniti al Forum Total Health di Atlanta, organizzato dall’NBA e Kaiser Permanente, dove i disturbi mentali sono stati l’argomento principale, assieme a metodi e soluzioni per ridurre il più possibile i pregiudizi che li circondano. Mutombo è stato affiancato da Stephen Curry dei Golden State Warriors, cinque volte giocatore all’All-Star. Entrambi hanno offerto suggerimenti su cosa serva per migliorare la comunicazione con i più giovani che stiano soffrendo di depressione o si sentano alienati.

Il futuro “si costruisce sulla gioventù di oggi”

I ragazzi che soffrono di problemi mentali come l’ansia e la depressione “non dovrebbero aver paura di mostrare le proprie emozioni,” ha affermato Curry. Inoltre, spera che “capiscano di avere persone con cui poter parlare. Il futuro della nostra società si basa sulla gioventù di oggi.” Mutombo ha affermato che la società debba trovare soluzioni migliori per approcciarsi ai giovani. “Parliamo con loro, apriamogli la porta. Questo gli permetterà di avvicinarsi a noi come insegnanti, mentori, allenatori, presidi, genitori, e di raccontarci cosa stanno affrontando. I giovani di oggi sentono molta pressione per tutte le aspettative di successo che vengono poste sulle loro spalle,” che portano a inutile stress, queste le sue parole.

L’NBA offre aiuto ai suoi giocatori per quanto riguarda la salute mentale, ma anche consulenza su altri punti importanti come l’equilibrio tra vita personale e lavoro, i meccanismi di gestione, l’immagine e la stima personale, la gestione dello stress e della rabbia.

Gli atleti possono veramente fare la differenza

Il Vice-commissario Mark Tatum ha affermato che gli atleti possono fare la differenza nella lotto contro i pregiudizi riguardanti la salute mentale. Bernard J. Tyson, AD e membro del CdA di Kaiser, ha aggiunto quanto sia importante vedere personaggi prominenti come Curry parlare di questo argomento.

“Sono degli esempi da seguire. Sono delle persone esemplari, e dato che sono dei professionisti di successo e talento, le persone pensano che la loro vita sia perfetta. Credo che in questo modo possono dare una visione realistica della situazione.

NBA Cares, il programma di responsabilità sociale dell’NBA nata dalla missione della lega di affrontare le questioni sociali più importanti, ha come obiettivo quello di incoraggiare e offrire aiuto a giovani per prestare attenzione e cura al proprio benessere mentale ed emotivo, grazie ai progetti Jr. NBA e NBA FIT. “Il settore giovanile è quello su cui possiamo avere l’impatto maggiore,” ha detto Tatum.

Kaiser Permanente, il sistema sanitario integrato più diffuso negli USA, sostiene di aver aumentato la propria attenzione nei confronti della salute mentale e di aver rivisto l’offerta dei relativi servizi. Kaiser sta incoraggiando gli americani a parlare di questo tema senza nascondersi più, nello stesso modo in cui si fa per il cancro o per le malattie cardiovascolari.

Uno dei temi principali del forum è stato quello della resilienza, con cui dare alle persone in difficoltà strumenti per gestire l’ansia e lo stress quotidiani. Secondo Curry, questo si può fare in molti modi: “Basta credere in se stessi e sapere che qualsiasi cosa succederà, ci sarà sempre un’opportunità per riaggiustare la rotta, per continuare ad eccellere nonostante tutto”, ha detto.

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Youtube

“Credo che il fallimento sia un’esperienza prima o poi inevitabile. Tutti abbiamo delle delusioni, ma non possiamo lasciare che queste definiscano la nostra persona. Dovremmo invece imparare da queste esperienze, migliorarci e rialzarci più forti di prima.”

Tutti dovremmo adottare quest’approccio resiliente.

 

 

 

Traduzione a cura di Lara Fasoli

Articolo originale (aggiornato al 05/03/2018)

Immagine di copertina: Twitter

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