Deriso e ignorato: fare l’arbitro in India – Pt. II

Gli arbitri si avvicinano a questo mestiere spinti dall’amore per il calcio, dopo una carriera da giocatore finita male, ispirati da un familiare o da un mentore sul posto di lavoro. Solo i più forti resistono in questo ecosistema di penuria. Penuria di riconoscimenti e di opportunità.

Qualche dato: l’India, secondo una stima di Kar (capo degli arbitri AIFF, ndt), ha 6500 arbitri di calcio, di cui 4000 attivi a tutti i livelli e circa 150 al vertice. In Giappone, invece, è obbligatorio che ogni partita giocata anche a livello dilettantistico venga diretta da un arbitro certificato, una circostanza che porta il totale degli arbitri a 375.000 in tutte le categorie nel paese. Il numero a cui Kar ambisce per l’India è 50.000. “Non penso di poterci riuscire nel corso della mia vita”, ammette. Non si giocano abbastanza partite a tutti i livelli perché le organizzazioni statali non hanno campionati né un calendario degli eventi che permetta agli arbitri di lavorare e guadagnare. Senza partite, l’arbitro non guadagna né l’esperienza che lo aiuti a fare un salto di qualità né un salario ragionevole che gli consenta di rimanere nel giro.

Nella ISL, gli arbitri indiani vengono pagati 7000 rupie il giorno della partita e 2500 rupie gli altri giorni. Gli arbitri stranieri dello stesso campionato ricevono tra i 400 e i 500 dollari al giorno (circa 26.000-32.000 rupie), indipendentemente se sia il giorno della partita o meno. In media, una partita tiene occupato un arbitro per tre giorni, ma durante questa stagione è capitato che alcuni siano stati costretti a fare su e giù per il paese per via dei due campionati che ora hanno luogo contemporaneamente. Secondo Kar, un arbitro guadagna 7000 rupie per una gara dell’I-League, 1500 rupie nel Trofeo Santosh, 1200 in seconda divisione, 1000 rupie nelle giovanili. “Sinceramente, ci sono gare locali in cui gli arbitri vengono pagati tra le 100 e le 200 rupie.”

“Bisogna riconoscere che le somme che guadagnano sono dignitose… Tutti dicono che gli stranieri devono venire pagati di più perché sono stranieri, che gli indiani vanno pagati meno. Facciamo lo stesso lavoro, le leggi sono le stesse. Il compenso non è importante, ma se lasci l’ufficio per un incarico, dovresti guadagnare di più di quanto prendi in ufficio.”

Anche se l’arbitraggio suscita interesse, sarà in grado il calcio indiano di tenerlo vivo? Se si organizzano dei corsi per reclutare arbitri, nelle grandi città potrebbero essere 80 ad iscriversi, 50-55 a partecipare, 40 a passare il test per iniziare a lavorare. Nel giro di un paio d’anni i numeri inizierebbero a diminuire per via di impegni di lavoro, pressioni familiari, maltrattamenti sul campo. Cinque anni dopo, da 40 che erano possono ritrovarsi in 10.

Chiedete ai diretti interessati cosa si aspettano dall’arbitraggio e non vi parleranno mai di soldi o del comportamento dei giocatori.

“Il salario è secondario, l’importante è ottenere delle opportunità. Ci sono arbitri e addetti che non vengono selezionati per due anni, hanno bisogno di assegnazioni, di partite. Devono esserci delle regole.”

“Bisognerebbe interessarsi degli arbitri junior, dovrebbero esserci più giovani e dovrebbero essere più coinvolti nelle partite. Gli arbitri devono lavorare con i junior sul campo, spiegare le cose in termini pratici e non farsi soltanto capire a smorfie.”

“La qualità degli ufficiali di gara non è all’altezza della situazione. Solo un laureato può insegnare a uno studente, non dovrebbe bastare un diploma di secondo grado come invece avviene ora.”

“Nessuno dice agli arbitri come gli errori possano essere evitati, quello che abbiamo imparato dai nostri genitori, perché sia successo, come fare in modo che non si ripeta.”

“L’AIFF deve mettere pressione agli stati federati affinché formino gli arbitri.”

Ecco cosa pensano gli arbitri di calcio indiani che tanto vengono scherniti.
Di loro si dice che non parlano in difesa dei loro simili e della loro vocazione, ma sembra che semplicemente non vengano ascoltati.

 

 

Fonti

Traduzione: Alice Bortolosso

Articolo: “Much-mocked, not heard: the story of the Indian football referee”

Autore: Sharda Ugra

Giornale: espn (online)

Data di pubblicazione (ultimo aggiornamento): domenica 25 febbraio 2018

Link all’originale: http://global.espn.com/football/india/story/3394421/sharda-ugra-on-indian-refereesthe-one-thing-common-between-the-isl-and-i-league

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