Christian Pulisic: il dolore non scomparirà mai del tutto

Marbella, Spagna – Christian Pulisic ha confessato ad ESPN, in un’intervista esclusiva al campus invernale del Borussia Dortmund a Marbella, che il “devastante” dolore del fallimento nelle qualificazioni ai Mondiali con gli Stati Uniti d’America lo accompagnerà per sempre.

“Non andrà mai veramente via”, ha ammesso. “Non penso che scomparirà mai del tutto fin quando non raggiungerò la fase finale di una Coppa del Mondo.”

Pulisic, in ogni caso, ha tentato di superare la schiacciante delusione della mancata qualificazione a Russia 2018 concentrandosi sul lavoro con il suo club in Bundesliga, il Borussia Dortmund.

“Mi ci è voluto un po’, ma sono andato avanti, è ovvio, e penso che questo sia veramente importante”, aggiunge. “Se non altro, mi ha lasciato più spazio per concentrarmi solamente sul club e fare del mio meglio qui, senza avere l’altro (la Nazionale, ndt) in testa.”

Il più talentuoso giocatore statunitense della sua generazione ha ammesso di dover ancora scendere a patti con il peso del nome di “talismano” e figura più importante della nazionale.

“Beh, direi che le aspettative che molti americani hanno su di me sono state eccessive”, afferma. “Ma non le vedo come una cosa negativa. So che nessuno mi vuole del male o intende mettermi troppa pressione addosso. E’ più o meno quello che hanno fatto anche in passato, e che un sacco di paesi fa ancora.”

i
Ashley Allen/Getty Images
____________________________________________________________________________________________________________________

Giocare per il Borussia, per contrasto,  gli ha concesso un grado di normalità che il giocatore accoglie ben volentieri: “In Nazionale ho raggiunto un ruolo decisamente maggiore, ma credo che l’ambiente qui aiuti sicuramente. Il solo fatto d’essere un buon giocatore con la squadra, di essere un pezzo dello scacchiere è molto importante per me. Penso che mi abbia permesso di avere successo anche a livello individuale con la nazionale. Ma sì, sto ancora cercando di abituarmici.”

Dopo il suo ritorno dal disastroso 2-1 contro il Trinidad e Tobago nell’ottobre dello scorso anno, risultato che ha visto Panama e l’Honduras sorpassare gli Stati Uniti nelle posizioni CONCACAF per raggiungere le fasi finali, Pulisic ha detto di aver dovuto trattenere della leggera Schadenfreude nello spogliatoio del Borussia.

“Lo sai, beh, c’è sempre quel che giocatore che scherza, ovviamente,” nicchia Pulisic, sorridendo. “Per fortuna non ero l’unico giocatore di una squadra che non era riuscita a qualificarsi. Beh, non per fortuna, ma sai che voglio dire. … So anche che hanno a cuore i miei interessi, non volevano essere cattivi né nulla. E’ normale.”

Pulisic insiste nel dire che il calcio americano non abbia bisogno di un cambio radicale, nonostante la recente debacle. Infatti si dice generalmente ottimista riguardo il futuro della Nazionale e anche sul livello dei nuovi giocatori in rampa di lancio.

“Non si tratta di ripartire completamente. Non è che abbiamo qualcosa che non va o che dovremmo iniziare a preoccuparci”, afferma. “Si tratta solo di sviluppare quello che già abbiamo e migliorarlo ancora. Penso che se continuiamo a fare questo allora ovviamente i giocatori verranno fuori e ci saranno nuovi talenti. Penso che se facciamo questo e continuiamo a costruire su quello che abbiamo già, possiamo veramente fare qualcosa di buono.”

Inoltre, essendosi trasferito a Dortmund all’età di 16 anni dalla sua Pennsylvania, il fantasista americano ha giustamente enfatizzato che gli Stati Uniti dovrebbero imparare dalla Germania riguardo il metodo di crescita giovanile.

“Mi sento di poter dire che i settori giovanili in Germania sono la cosa che più mi ha impressionato, e soprattutto di come crescano i propri giovani in dei veri e propri professionisti”. E aggiunge che il sistema americano “play for play” (“paga per giocare”, ndt), che si sostiene sugli importanti contributi economici da parte dei genitori, “potrebbe essere uno dei problemi”, in grado di frenare l’ascesa del Paese verso il suo potenziale.

i (1)
Peter Lous/Soccrates/Getty Images
____________________________________________________________________________________________________________________

“Ho fatto la scelta giusta a venire qui, lo vedo tutti i giorni; ho fatto letteralmente tutta la trafila dei settori giovanili tedeschi. Penso che ciò che ho imparato, e come l’ho imparato, a partire dall’esser buttato nella mischia a 17 anni fino a quando ne hai 19 e lottare ogni giorno con gli altri giocatori – e stai veramente lottando per un contratto da professionista – è qualcosa da cui dovremmo veramente imparare. E’ un sistema che non ho mai veramente vissuto negli Stati Uniti. Non sarei mai arrivato a questo, e penso sia il motivo principale per cui sono cresciuto così tanto come giocatore.”

Un’altra sfida da superare per gli Stati Uniti rispetto ai paesi più importanti a livello calcistico è il predominio degli altri sport, con la NFL, NBA, MLB e gli sport collegiali che, ad oggi, vanno ancora per la maggiore.

“Abbiamo ancora tanta strada da fare”, afferma Pulisic. “Penso che quel che vogliamo  veramente fare sia creare un vero e proprio Paese di calcio. Vogliamo che i bambini desiderino davvero praticare questo sport. E’ qualcosa in cui siamo chiaramente indietro rispetto a tantissimi paesi, anche a causa degli altri sport che ci sono. Quando avremo sviluppato un nuovo tipo di giocatori in una solida rappresentativa nazionale che il paese sosterrà seriamente, allora il calcio continuerà a crescere.”

Note:

  1. Fonte: Espn.co.uk
  2. Traduzione di: Giovanni Battista Strafonda
  3. Intervista di: Raphael Honigstein

Potrebbe interessarti anche: La nazionale maschile USA manca la qualificazione al mondiale in un momento d’isolamento americano

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *