I cinque comandamenti del calciatore tatuato

L’approdo di Philippe Coutinho alla corte del Barcellona è destinato a ridestare l’interesse dello spogliatoio su uno dei temi preponderanti della vita di un calciatore: i tatuaggi. Il Brasiliano ne è infatti il portabandiera e può vantarne alcuni imprescindibili, nel rispetto dei cinque comandamenti del giocatore tatuato di seguito elencati…

1. La tua famiglia amerai

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Il tatuaggio di Coutinho con la figlia

Sono molte le storie di giocatori andati via di casa molto giovani in cerca di fortuna. Ciò potrebbe essere una possibile spiegazione del perché questi manifestino in ogni modo, tra cui il tatuaggio, il loro attaccamento alla famiglia. A volte il tatuaggio riguarda i  genitori, come nel caso di Mario Balotelli, ma ancora più numerosi sono i calciatori che come Kevin-Prince Boateng si fanno tatuare nome e data di nascita dei figli. Altre invece vanno addirittura oltre: Lionel Messi si è fatto disegnare l’impronta delle mani del figlio Thiago sul polpaccio; Philippe Coutinho invece ha semplicemente fatto ritrarre la faccia della figlia…

2. La geografia ripasserai

Di certo non possiamo decidere il nostro luogo di nascita e per questo grandi talenti – vedi Ryan Giggs o Jari Litmanen – si sono trovati a militare in nazionali mediocri. Wayne Rooney invece fa orgoglioso sfoggio su una spalla di essere “English and proud”. Poiché ai calciatori piace rendere omaggio alla propria città, radici o terre adottive. Per loro da dove vieni e dove sei non è mai del tutto frutto del caso.  Maestro in materia, Pierre-Emerick Aubameyang mostra sulla schiena un’immensa cartina dell’Africa con una stella sul Gabon, paese dei suoi avi per il quale milita il nativo di Laval; Marek Hamsik ha invece deciso di mettere su pelle la sua storia d’amore con Napoli, città dove regna da dieci anni.

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La cartina africana sulla schiena di Aubameyang

3. Il tuo motto rileggerai

Potremmo aspettarci un “contano solo i tre punti” o un “pensiamo a una partita alla volta”. Ma no, i calciatori sono molto più ispirati quando si tratta di incidere sul muscolo un motto che li accompagna in tutte le loro imprese. Una menzione speciale merita Djibril Cissé e il suo “Un leone non muore mai, dorme solo” scritto in alto sulla schiena. Celebre anche il “Only God can judge me” (solo Dio può giudicarmi, n.d.t.) condiviso tra gli altri da Zlatan Ibrahimovic e Mesut Özil. Infine ricordiamo il messaggio agghiacciante di Daniel Agger “La morte è certa, di incerta c’è solo l’ora” che ci auguriamo non si riferisca ai legamenti dei giocatori avversari…

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Il motto perentorio di Özil

4. La tua fede onorerai

Questo comandamento va spesso di pari passo con il precedente, come recita la frase che Olivier Giroud ha al braccio sinistro: “Il signore è il mio pastore, non manco di nulla”, estratto dal salmo 22. Il calciatore infatti non perde mai occasione di mostrare la sua fede. Fa il segno della croce entrando sul terreno di gioco e ripete il gesto dopo un goal, dopo essersi allacciato le scarpe, durante il riscaldamento ecc… E porta la sua croce anche sulla pelle. Posto d’onore per gli ex compagni di squadra Yohan Cabaye e Mathieu Debuchy che esibiscono entrambi un rosario accompagnato dalla parola “Gesù” a grandi lettere, sulla spalla nel caso del primo. Frequenti sono anche i casi di croci, Cristi – Dani Alves ha raffigurato Gesù sul braccio sinistro – e qualche Vergine Maria, come per Jerome Boateng.

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Il Cristo sul polpaccio di Débuchy

5. Il tuo palmarès mostrerai

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La Champions League sulla pelle di Materazzi

Al momento di firmare un ultimo contratto per andare a raccogliere l’interessante sfida sportiva rappresentata da un club del golfo Persico, potrebbe essere vantaggioso ricordare che hai vinto la Champions League o la Coppa del mondo. È così che il giocatore saggio apparecchia la tavola non solo per il post carriera, ma anche per il fine carriera, diventando la pagina wikipedia di se stesso. Precursore in materia, Ezequiel Lavezzi mostra sul proprio corpo i cerchi olimpici e la scritta Beijing 2008. Tra i ricordi ancor più prestigiosi si annoverano, ad esempio, quelli di Sergio Ramos che si è fatto tatuare la “coppa dalle grandi orecchie” su un polpaccio. Per quanto riguarda infine Marco Materazzi, nel caso gli venisse voglia di passare per la Francia, farebbe bene ad andare in giro ben coperto per non mostrare una Coppa del mondo e la scritta Berlino 9 luglio 2006, data che da queste parti tendiamo a non (voler) ricordare…

 

Fonti
Traduzione: Andrea Palazzeschi
Articolo: “Les cinq commandements du tatouage de footballeur
Giornale: L’Équipe
Data di pubblicazione: 13 gennaio 2018
Link all’originale: https://www.lequipe.fr/Football/Actualites/Les-cinq-commandements-du-tatouage-de-footballeur/865543
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