Essere alti è davvero così necessario per essere un buon giocatore di pallavolo?

“Il combattimento è vinto o perso lontano dai testimoni –  dietro le linee, in palestra e in strada, molto prima che io danzi sotto quelle luci.”

Muhammad Ali

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Sarah Pavan, pallavolista e giocatrice di beach volley professionista (foto tratta dal blog dell’atleta)

La risposta alla domanda è no.

Sin dal primo momento in cui ho iniziato ad avere successo nella pallavolo, ho sentito dire che ero brava grazie alla mia altezza. Sicuramente essere una donna alta 196 cm mi rende unica, soprattutto quando da piccola giocavo in Ontario. Tuttavia, più cresceva il livello più aumentava l’altezza media delle giocatrici, quindi ora non è raro per me giocare con (o contro) ragazze alte come me o più. Però sento ancora quei commenti. Commenti tipo “Non è giusto che tu giochi, guarda quanto sei alta!” oppure “Per forza ha un muro così forte, è la più alta di tutte!”. Vorrei mettere le cose in chiaro una volta per tutte, sia per i giocatori alti sia per quelli più bassi che hanno lasciato il segno nel mondo della pallavolo.

La pallavolo implica tante competenze diverse. Alcune richiedono la capacità di saltare in alto sopra la rete, altre la capacità di stare bassi vicino al terreno e avere tempi di reazione molto veloci. Capite cosa voglio dire? Alcune competenze sono più facili da acquisire per una persona alta, altre sono invece più adatte alle persone meno alte, e ciò dipende semplicemente dalla natura delle competenze stesse. Essere un pallavolista di talento a 360 gradi significa essere atletici ed essere in grado di acquisire una vasta gamma di competenze, non solo quelle più consone alla propria struttura fisica. Ad esempio, essere così alta può aiutarmi quando muro o quando schiaccio (sempre che io lo faccia bene e salti in alto sopra la rete), ma alle volte può anche rappresentare un ostacolo, tipo quando sono in difesa o devo muovermi bassa sulla sabbia. Viceversa per gli atleti più bassi. Alla fine, le competenze sono competenze. Uno spettatore che si rispetti dovrebbe esaltarsi sia quando vede un giocatore alto che prende una palla impossibile in difesa sia quando uno più basso fa mani fuori. Punto.

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Sarah Pavan (foto Lega Pallavolo Serie A femminile)

Quando sento quei commenti di cui parlavo prima io mi offendo, perché implicano che il mio successo è dovuto solo alla mia altezza, senza tenere conto degli anni di fatica e dedizione che ho dedicato alla mia “arte”. Sembra quasi che il mio successo sia un dono conferitomi sotto forma di centimetri, piuttosto che qualcosa per cui mi sono sbattuta ogni santo giorno. Chiunque mi abbia vista giocare ha sempre e solo visto il prodotto finale, la partita di campionato o le Olimpiadi. Ma nessuno vede il sangue, il sudore e a volte perfino le lacrime che scorrono “lontano dai testimoni”.

Quando ero più piccola, spesso andavo in palestra e mi allenavo da sola. Giocavo in un paio di squadre di diversi livelli di età e avevo parecchi allenamenti a settimana, oltre al fatto che giocavo nella squadra della scuola; tuttavia, almeno una volta a settimana andavo in palestra da sola con mio padre. Lo facevo per affinare la tecnica di bagher o per lavorare sulla diagonale stretta da posto 4, oppure per mettere a punto una battuta corta che fosse efficace. Non l’ho mai detto a nessuno. Volevo solo essere la migliore ed ero pronta a tutto pur di raggiungere il mio obiettivo. Ancora oggi faccio la stessa cosa. Se sento di non padroneggiare un particolare movimento o una competenza, chiedo al mio allenatore di andare sulla sabbia e fare pratica individualmente, anche se ciò implica il fatto di fare due allenamenti al giorno o arrivare in anticipo a una gara rispetto a tutti gli altri.

È molto più facile attribuire il successo degli altri alla fortuna, piuttosto che guardarsi allo specchio ed essere sinceri con se stessi chiedendosi perché non si sia nella stessa posizione. Con gli anni ho imparato che le persone mediocri credono nel potere della fortuna molto più delle persone di successo, perché chi ha ottenuto grandi risultati, li ha ottenuti lavorando sodo. Hanno fatto ciò che serviva per passare al livello successivo e sanno che la fatica e l’impegno pagano. Se avete degli obiettivi e dei sogni, non lasciate mai che qualcuno ponga dei limiti a quello che potete ottenere. Allo stesso modo, se state avendo successo, non permettete a nessuno di tirarvi giù e di sminuire il vostro impegno e la vostra perseveranza. In entrambi i casi, sono le insicurezze di queste persone che parlano.

Sono una brava giocatrice perché sono alta? Assolutamente no. Lo sono perché mi alleno quando tutti gli altri si riposano. Mi fisso degli obiettivi in ogni cosa che faccio. Mi immagino mentre riesco in ciò che faccio e vinco. Mi prendo cura del mio corpo. Non salto mai allenamento. Mi ritengo sempre responsabile dei miei errori. Ecco perché sono una brava giocatrice, e nessuno di questi motivi ha a che fare con la mia altezza. Sono motivi che possono rendere anche voi degli ottimi giocatori. Siate voi stessi e impegnatevi tanto.

Baci, Sarah

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Sarah Pavan (foto tratta dal sito della Pomì Casalmaggiore)

 

Fonti

Traduzione: Isabella Lega

Articolo originale tratto dal blog personale di Sarah Pavan, consultabile al link: http://sarahpavan.com/tall-prerequisite-good-volleyball-player/

 

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