Io, Claude Jaccoux, guida di alta montagna a 83 anni

Ai piedi del Monte Bianco è considerato da tutti un mito. Nato nella valle 83 primavere fa, Claude Jaccoux è un uomo dai due volti: uno raggiante che emana una curiosa impressione di eternità, l’altro divorato dell’ombra dei suoi appuntamenti mancati con la morte. Oggi risiede a Chamonix, tempio dell’alpinismo ed è la più esperta guida di alta montagna in attività nel paese.

“L’età comincia a pesarmi…”

79-34“Sono nato a Servoz, paesino a 11 chilometri da Chamonix, ma ho trascorso l’intera infanzia a Parigi, poiché i miei genitori erano entrambi insegnanti e hanno preferito lasciare la valle per l’istruzione dei figli. Ogni estate però tornavamo a Servoz per trascorrervi i due mesi delle vacanze estive ed è qui che ho imparato ad amare la montagna. Andavamo a raccogliere funghi o mirtilli, facevamo lunghe escursioni e risalivamo il letto dei torrenti con gli amici. Negli anni ’50, quando avevo 11 anni, mio cugino mi ha portato sulla Mer de Glace (alla lettera “mare di ghiaccio”, è un ghiacciaio situato sul lato nord francese del massiccio del Monte Bianco, ndt). In seguito ho compiuto le mie prime ascese al Monte Bianco, per due anni di fila, all’età di soli 14 e 15 anni. Conservo ancora vivido nel cuore il ricordo del tramonto sull’aiguille du Bionnassay et sul dôme du Goûter (due vette del massiccio del Monte Bianco al confine tra Italia e Francia, ndt). Tutto ciò è avvenuto ormai tanti anni fa. Oggi ho 83 anni e l’età comincia a pesarmi…”

“Non avevo mai pensato di fare della montagna il mio mestiere. Non ho avuto epifanie, ma si è semplicemente tratto del coronamento di un lungo processo. A Parigi un mio amico era rimasto estasiato per il fatto che fossi salito sul Monte Bianco, mi ha dunque portato a Fontainebleau  per fare delle arrampicate ed è lì che sono entrato a far parte di un gruppo di amici scalatori. Con loro ho sperimentato le scalate in alta montagna. La prima è stata la traversata del petit Charmoz, sul Monte Bianco. Abbiamo sbagliato a leggere la cartina e siamo risaliti per un couloir sbagliato che ci ha costretti ad affrontare terribili difficoltà. Siamo sopravvissuti per miracolo perché eravamo inesperti. Al tempo non vi era un’educazione alla montagna come oggi. Ma esperienze simili possono solo forgiarti…”

“Il mestiere di guida è arrivato quasi per caso. Ero uno scalatore amatoriale poiché nel frattempo ero diventato, seppur senza entusiasmo, professore di lettere nell’est della Francia. Poi c’è stata la terribile guerra d’Algeria. Ma in quel frangente sono stato davvero fortunato: grazie alle mie doti di alpinista sono stato inserito nel battaglione di Joinville e inviato alla scuola di alta montagna di Chamonix. Il battaglione di Joinville riuniva l’élite sportiva nazionale, quindi non potevano certo affidarci missioni troppo rischiose. Ci trovavamo infatti in zone molto tranquille, mentre quegli altri poveretti… Sono stato in Algeria solo per pochi mesi. Lì il generale Crépin, comandante in capo dell’esercito, mandava qualcuno a prendermi ogni weekend in elicottero perché lo portassi a fare roccia in Cabilia. Ed è proprio dopo questo servizio militare ‘privilegiato’ che sono diventato guida nel 1961.”

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Il mestiere della guida

La guida è un lavoratore autonomo. È l’unico abilitato a iniziare, disciplinare, formare e condurre persone in occasione di escursioni o scalate, in percorsi di alta o media montagna in cui si renda necessario l’uso di materiale tecnico per l’alpinismo, tanto d’inverno quanto d’estate. In tutto il mondo ci sono 6000 guide. In Francia se ne contano 1457 in attività, di cui solo 25 donne. Claude Jaccoux è il decano della professione con 83 anni, mentre il più giovane ne ha 24.

“Fin da molto giovane mi sono reso subito reso conto di non essere un tipo sportivo. Quando andavo a scuola, facevo di tutto per essere esonerato dalle lezioni di ginnastica. Per me l’alpinismo non rientra tra gli sport. Sì, sono un po’fannullone: non ho mai corso in vita mia, naturalmente ho provato a fare qualche flessione quando ci allenavamo, ma dopo tre o quattro mi fermavo… mi faceva troppo fatica. Quando si è guida si passano tutti i giorni in montagna e non c’è bisogno di fare ulteriore attività fisica. Essere guida non significa essere dei duri, ma dei tipi resistenti. Avevo un buon cliente: Éric Tabarly, il navigatore. Sembrava proprio un montanaro ed era davvero uno tosto. Un giorno durante un’escursione insieme gli si erano congelate le mani, ma mica mi diceva niente…”

“Quel momento in cui arrivi al limite”

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Non ho fatto molte prime ascensioni, ma una di queste mi ha profondamente segnato: la prima invernale della cresta dei Grands-Montets a l’Aiguille Verte, che ho realizzato nel 1964 con un compagno guida. Era di gennaio, un anno molto freddo. Davvero impegnativo. Avevamo corde di canapa e semplici giacche di lana. Quando abbiamo intrapreso la salita dell’ultima cresta faceva -35 °C. Sentivamo di essere al limite, ma abbiamo avuto una fortuna incredibile: in prossimità della vetta abbiamo trovato una crepaccia periferica, detta in gergo rimaye, ovvero una sorta di fenditura nella roccia, dove siamo potuti entrare e al cui interno oltre all’assenza di vento, abbiamo trovato anche un terreno piatto. Abbiamo trascorso una notte meravigliosa. Se non ci fosse stata la rimaye, quella si sarebbe rivelata una prova estrema.”

“Meno alto, meno lontano, meno duro”

“Non chiedetemi perché a 78 anni mi sono accorto di stare invecchiando. So che sembrerebbe tardi ma, in quel preciso momento, ho sentito il mio corpo che iniziava a cedere. Che sofferenza! Una guida che pratica con regolarità il proprio mestiere rimane in forma fino a 60 anni. Io invece ho resistito fino a 78… Fare 1200 metri di dislivello si è improvvisamente rivelato all’improvviso troppo impegnativo. Allora mi sono detto: « Caro Claude, è ora che cominci ad abbassare l’asticella », poiché la stanchezza stava iniziando a prendere il sopravvento sul piacere. Da allora ho continuato a esercitare la mia professione ma con un nuovo motto: « Meno alto, meno lontano, meno duro ». Tuttavia non ho mai pensato di porre fine alla mia carriera. Anzitutto perché non si può proprio dire che la pensione delle guide sia chissà cosa… (ride) Ma questo non è il motivo principale. Continuo perché amo quello che faccio.”

“Continuo perché amo quello che faccio”

“Con l’età che avanza, mi è successo di forzare per raggiungere una vetta per l’ultima volta. Sul momento sono contento di esserci riuscito. Quello che costa più fatica però è ammettere con se stessi: « Anche stavolta sono arrivato, ma non ci tornerò più ». Certi percorsi mi mancano perché non sono più in grado di percorrerli. Alla fine ho dovuto metterci una croce sopra… » Una decina di anni fa sono solito sul Monte Bianco con due amici. Uno di loro non è potuto arrivare in cima, allora ho continuato a salire con l’altro, ma la cosa mi ha reso triste: uno dei miei migliori amici era rimasto lì, bloccato a 4400 metri. Mi sono quindi detto « Basta col Monte Bianco », e da allora non ci sono più tornato”.

“Un orgoglio essere la guida più esperta di Chamonix”

“I compagni guida della mia generazione hanno male ai piedi, la maggior parte di loro ha subito interventi di protesi d’anca e non solo, altri non riescono più a camminare… (sbuffa). Sono loro con i relativi problemi di salute che mi fanno rendere conto della mia longevità. Ho avuto molti incidenti e ho le costole che vanno in tutte le direzioni perché non si sono mai del tutto riprese dai traumi subiti, ma niente di così grave. Non voglio peccare di vanagloria, ma ammetto che provo un certo orgoglio nel sapere che sono la più esperta guida in attività di Chamonix. Ciò mi rende fiero di esserne ancora in grado, e soprattutto di trarne ancora piacere. Quando un giorno diventerà davvero troppo dura, ed è certo che prima o poi quel giorno arriverà, solo allora dirò basta.”

[TO BE CONTINUED]
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Spedizione sul Monte Bianco

Fonti

Traduzione: Andrea Palazzeschi

Articolo: Moi, Claude Jaccoux, guide de haute-montagne à 83 ans

Giornale: L’Équipe

Autore: Aurélien Delfosse

Link all’articolo: https://www.lequipe.fr/explore-profils/01-jaccoux-guide-haute-montagne/#/face-a

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