Judoka israeliano vince l’oro ma gli organizzatori razzisti lo boicottano

Salito sul gradino più alto del podio del Grand Slam di Abu Dhabi, il judoka israeliano Tal Flicker ha cantato il suo inno, l’Hatikvah, sulle note di quello della Federazione Internazionale del Judo (IJF), scelto dagli organizzatori della gara per boicottare la cerimonia.

Diciotto Paesi degli Emirati Arabi Uniti a maggioranza islamica non riconoscono lo Stato d’Israele e continuano a boicottarlo politicamente ed economicamente, ma la nascente star del Judo ha celebrato lo stesso la sua vittoria, cantando a bassa voce il suo inno. Anzi, quel solenne momento di ribellione silenziosa ha raccolto il favore dei social media, che hanno elogiato il comportamento di Flicker e condannato il razzismo degli organizzatori.

 

“L’inno della Federazione di Judo che hanno suonato non era altro che un sottofondo fastidioso. Cantavo l’Hatikvah col cuore.” – ha affermato Flicker – “Sono orgoglioso del mio Paese. Il mondo sa che veniamo da Israele, sa chi siamo. Il fatto che abbiano nascosto la nostra bandiera non cambia ciò che rappresenta”.

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Infatti, non hanno nemmeno appeso la bandiera israeliana per la compagna Gili Cohen, bronzo nella categoria -52kg. Ma non è la prima volta che gli atleti israeliani sono vittime di atteggiamenti razzisti nei loro confronti durante eventi internazionali.

Alle Olimpiadi di Rio 2016, per esempio, il judoka egiziano El Shehaby si era rifiutato di stringere la mano all’atleta israeliano che lo aveva battuto, mentre alcuni atleti libanesi non avevano accettato di salire sullo stesso autobus degli atleti israeliani per recarsi alla stessa competizione. O ancora, in un torneo del 2013, la Federazione di Tennis tunisina aveva ordinato al proprio atleta di ritirarsi da un match che avrebbe dovuto disputare contro un tennista israeliano.

La Federazione Internazionale di Judo aveva chiesto agli Emirati Arabi Uniti di trattare gli atleti israeliani come gli altri partecipanti del Grand Slam di Abu Dhabi, ma ciò non ha evitato l’affronto dell’inno. Al contrario, è stato reso noto che gli organizzatori avevano addirittura pensato di proibire agli atleti israeliani di indossare i simboli e le divise del loro Paese.

In una lettera della IJF inviata al presidente della Federazione di Judo degli Emirati Arabi Uniti (UAEWJKF), si legge che “tutte le delegazioni, inclusa quella israeliana, devono essere trattate allo stesso modo sotto ogni aspetto, senza eccezioni”. Viene ribadito, inoltre, il principio fondamentale secondo cui tutti gli individui devono avere la possibilità di praticare sport, senza subire alcun tipo di discriminazione.

La lettera era stata inviata alla IJF dal World Jewish Congress, che rappresenta più di 100 comunità ebree, e le chiedeva di intervenire per “proteggere i diritti della Nazionale Israeliana di Judo e mantenere lo sport lontano da discriminazioni politiche”.

Dopo l’accaduto, la UAEWJKF, che non ha relazioni diplomatiche con Israele, non ha rilasciato alcuna dichiarazione. La Ministra dello Sport e della Cultura dello Stato d’Israele, Miri Regev, invece, ha affermato che dare la possibilità ai suoi atleti di cantare liberamente l’inno nazionale e di vedere la propria bandiera sventolare a un evento internazionale era di massima importanza. Infine, ha concluso dicendo che il boicottaggio delle competizioni andrebbe solo a vantaggio di coloro che non vogliono riconoscere l’esistenza d’Israele e ne ostacolerebbe solo i futuri risultati sportivi.

Fonti

Traduzione di Claudia Bondi

Articolo originale: Israeli athlete defiantly sings his national anthem after winning gold in Abu Dhabi after ‘racist’ organisers of judo competition refused to play it

Link all’originale: http://www.dailymail.co.uk/news/article-5023493/Israeli-athlete-sings-national-anthem-himself.html

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