Sciando attraverso la storia con il tour dolomitico della Grande Guerra

Un secolo fa, le bellissime cime delle Dolomiti sono state la linea del fronte teatro delle sanguinose battaglie della Prima Guerra Mondiale. Oggi, Roger Fulton coniuga meravigliose esperienze sciistiche a un percorso di grande interesse culturale visitando una nuova pista in Italia che propone un giro della Grande Guerra sugli sci.

2-grande-guerra-skitour2

Di solito ti limiti ad ammirare lo splendore del panorama montano. Ma quello di oggi è uno spettacolo diverso. Mentre scio poco sopra di lui, la mia guida di nome Marco indica con il suo bastoncino da sci una collinetta all’apparenza innocua incastonata in un trionfo di maestose pareti calcaree. “Su quella cima si è svolta una delle battaglie più feroci dell’intera guerra,” mi spiega. Non è una frase che ti aspetti di sentire in quel momento da una guida, ma questo giro sugli sci è ben diverso da tutti gli altri…

Sono sulle Dolomiti, oggi luogo di pace eletto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, famoso per le sue spettacolari alte vette e per le sue epiche piste da sci. Tuttavia, in passato queste montagne sono state il campo di battaglia di uno dei più sanguinosi quanto futili scontri del primo conflitto mondiale, passato alla storia come la “Grande Guerra”. Qui, in uno dei più sconfinati e gelidi teatri di guerra in territorio italiano, gli eserciti di Italia e Austria hanno combattuto senza ottenere risultati di rilievo, con entrambi gli schieramenti che hanno lasciato dietro di sé migliaia di soldati morti per conquistare qualche metro di terra.

Proprio ora, a inizio febbraio, il passato giace sepolto sotto una spessa coltre di due metri di neve, ma basta guardarsi un po’attorno per comprendere in quali condizioni estreme avessero dovuto combattere i due eserciti. Un centinaio di anni dopo l’inizio del terribile conflitto, la regione sta celebrando questo anniversario aggiungendo alcuni giri sciistici invernali della Grande Guerra agli storici percorsi estivi di escursionismo e arrampicata.

Il nostro tour ha inizio in un parcheggio nei pressi di Passo Falzarego, a Lagazuoi, a una ventina di minuti di ripidi tornanti dall’elegante località sciistica di Cortina d’Ampezzo. Avvicinandoci all’impianto di risalita notiamo subito un chiaro simbolo del conflitto bellico: un gigantesco cannone puntato verso valle.

Cannone-Passo-Falzarego-800x534
Il cannone di Passo Falzarego

Saliamo allora in cabinovia fino all’imponente crinale che domina sulla meravigliosa Valle Nascosta di Armentarola, prima tappa di quella che si preannuncia una lunga giornata sugli sci. Ma prima di partire, Marco ci fa dare un’occhiata al “campo di battaglia” da cui si dirama un dedalo di cunicoli e tunnel scavati dai due schieramenti nel cuore della montagna. Tra il 1915 e il 1918 queste trincee hanno ospitato interi eserciti, bloccati in una snervante guerra sotterranea fatta di mine, contromine, spari e rappresaglie. Ora gli accessi sono bloccati dalla neve, il che ricorda che si è trattato di una guerra in cui i soldati perdevano la vita tanto per il fuoco nemico, quanto a causa di freddo e valanghe. Dopo un’ingente nevicata, gli ufficiali ordinavano infatti di fare fuoco sopra le postazioni nemiche per scatenare valanghe mortali che andassero a travolgerli. Il 13 dicembre 1916, passato poi alla storia come il “venerdì bianco”, 10000 soldati persero la vita dopo essere rimasti sepolti sotto le valanghe.

Great-War-bunker-2-91-1452855859
Foto scattata all’interno di un bunker bellico ad alta quota

Entrambi gli schieramenti difesero quelle scoscese posizioni per anni, sopportando temperature che potevano scendere fino a -30 °C. Non avevano capi imbottiti, attrezzatura da sci in Gore Tex o indumenti termici. Si arrangiavano con giacche di lana grezza e bendaggi attorno alle mani per evitarne il congelamento.

Tesori nascosti

Dopo questo cappello introduttivo, pensare allo sci sembra quanto mai fuori luogo. Ma la pista rossa della Valle Nascosta lunga 6,5 chilometri è il piatto forte di ogni vacanza sugli sci che si rispetti in questa parte delle Dolomiti e richiede massima attenzione. L’inizio del percorso presenta subito una ripida discesa, ma poco dopo la pista si apre su un panorama magnifico della valle, con una gigantesca cascata ghiacciata a metà tragitto. L’altra grande peculiarità di questo percorso è che se non avete voglia di farvi una lunga camminata una volta arrivati in fondo alla pista, potete farvi dare uno strappo da una slitta trainata da due cavalli…

Frozen-waterfall-Hidden-Valley-credit-Mario-Dibona-83-1452855859
Le meravigliose cascate ghiacciate della Valle Nascosta. CREDIT: Mario Dibona

Saremo una quarantina a essere agganciati alle ruvide corde da rimorchio, ma i cavalli procedono con una buona andatura e noi scivoliamo senza fatica sulla neve facendoci trainare per 1500 metri, con l’unica preoccupazione derivante dalla vicinanza di tanti altri sciatori.

Se cadi per terra quando prendi lo skilift ti rendi certamente ridicolo, ma uno scivolone qui moltiplicherebbe per 40 l’imbarazzo poiché provocheresti un capitombolo di tutto il gruppo. Dopo aver lasciato i cavalli a riposare, una breve schuss ci conduce fino a uno skilift che collega al bellissimo comprensorio sciistico dell’Alta Badia.

image_014
Da Sass Dlacia una pariglia di cavalli è pronta per trainarvi fino allo skilift Armentarola che riporta nel carosello sciistico dell’Alta Badia

Sciamo giù per un’agevole pista blu fino alla stazione di risalita di San Cassiano, da dove prendiamo la funivia Piz Sorega per l’altopiano dell’Alta Badia, dove questa magnifica area sciistica si estende in una rete di piste principalmente blu.

Stiamo parlando di un posto ideale per passare un giorno o due all’insegna del relax o facendo dei giretti in zona, ma Marco ha una missione ben precisa da compiere e il giro sciistico della Grande Guerra non è fatto per gli scansafatiche: quasi 100 chilometri (sebbene meno della metà sugli sci) per 8 ore sempre in movimento.

Mentre proseguiamo il nostro tour lungo la Val Badia gettiamo una prima occhiata all’epicentro di questo circuito, il serafico Col di Lana, triste simbolo della futilità del conflitto. Il Col di Lana non è neppure una montagna, quanto semmai una dolce collina. Tuttavia si è rivelato un ostacolo quasi insormontabile. Nel 1915 l’esercito italiano, tra le cui fila militavano per lo più giovani coscritti terrorizzati, lanciarono varie ondate di assalti contro qualche centinaio di difensori austriaci trincerati in vetta. Alla fine di quell’anno, dopo oltre 90 attacchi, venne a verificarsi una situazione di stallo. A metà aprile dell’anno seguente gli Italiani si rintanarono sotto il colle e fecero brillare cinque tonnellate di esplosivo. Metà degli Austriaci rimasero uccisi e furono fatti 140 prigionieri. Le vittime tra le fila italiane furono invece 6000.

frozen-trenches-64-1452855859
Alcuni soldati in una trincea coperta di ghiaccio

Mentre mi prendo qualche appunto mentale per godermi appieno le discese e l’enogastronomia dell’Alta Badia in un’altra occasione meno frenetica, Marco ci conduce verso Arabba, seguendo brevemente una parte del Sella Ronda, un altro noto comprensorio sciistico dolomitico. Scivoliamo giù per una serie di piste blu e rosse, con la neve cedevole che scricchiola sotto il sole invernale.

Storia a parte

Le piste in questa parte del percorso sono l’ideale per spingere sull’acceleratore con rosse degne di tale nome e blu rapide e generose. Per un istante ci dimentichiamo della storia, godendoci la sciata e divertendoci circondati da uno scenario dolomitico incantato. Se avessimo avuto più tempo, una deviazione in direzione del ghiacciaio della Marmolada ci avrebbe mostrato dove la linea del fronte si allungava in una serie di gallerie scavate nel ghiaccio.

Invece, dopo una breve pausa per una cioccolata calda con rum a Malga Ciapela, entriamo in un mondo completamente diverso: una gola racchiusa tra alte pareti, fiancheggiata su entrambi i lati da cascate ghiacciate. Arrivati al paesino di Sottoguda, abbandoniamo gli sci e ci rilassiamo in un bar fino all’arrivo dello ski bus che ci conduce rapido al tratto di pista seguente ad Alleghe. Ci troviamo nell’area del monte Civetta, un angolo più quieto e intimo delle Dolomiti. Dopo una veloce pista rossa e un’altrettanto rapida blu, utili per rimettere in moto i muscoli affaticati, affrontiamo la pista Salere, altra splendida rossa, e riprendiamo il bus a Pescul.

Gli ski bus fanno da raccordo tra le varie tappe del tour della Grande Guerra, sciabile in entrambe le direzioni. A differenza del Sella Ronda, tuttavia, non si scia per tutti e 100 i chilometri del percorso.

DSC00667_new-1-
Gli ski bus fanno da raccordo tra le varie tappe del tour della Grande Guerra

Dopo una ventina di ripidi tornanti veniamo scaricati a Fedare. Da qui mancano giusto una manciata di risalite e piste che ci riconducono al punto di partenza. Sono le 4 del pomeriggio e per oggi siamo davvero esausti. Quindi, mentre Marco si ridirige verso il parcheggio a Passo Falzarego, noi prendiamo la seggiovia del Fedare per passare la notte nel panoramico Rifugio Averau.

alba-lagazuoi-dic-08-002-Copy-87-1452855857
Tramonto ad alta quota sopra Rifugio Lagazuoi che dà su Passo Falzarego

Davanti a una birra ammiriamo il sole tramontare sul distante Gruppo della Sella prima di una lauta cena accompagnata da buon vino e una notte in cui dormiamo il sonno dei giusti. Tuttavia con le temperature che iniziano a farsi ben più rigide, è difficile non pensare a quei soldati che hanno dovuto sopportare tante notti gelate su queste montagne.

Il nostro programma per l’indomani prevede di tornare sugli sci fino a Passo Falzarego per rincontrare Marco, costeggiando le celebri Cinque Torri, dove si trova un museo a cielo aperto della Grande Guerra ed è possibile camminare tra le trincee del conflitto bellico.

Tuttavia al nostro risveglio il paesaggio attorno a noi è mutato radicalmente. Il sole è scomparso lasciando spazio alle nuvole che avvolgono il nostro rifugio e come se non bastasse è in corso un’abbondante nevicata.

Non avendo però ancora nevicato abbastanza da bloccarci, ci prepariamo e partiamo nell’oscurità da cui distinguiamo a malapena le cime frastagliate delle Cinque Torri, mentre sciamo immersi tra le nuvole.

Una volta giunti nuovamente al punto di partenza, il giro della Grande Guerra volge per noi al termine.

Area-5Torri-wwwBandionit-41-1452855857
La stupenda pista delle cinque torri. CREDIT: Bandion.it

Fonti

Traduzione: Andrea Palazzeschi

Titolo dell’articolo: Skiing through history on the great war ski tour

Giornale: Snow Magazine

Data di pubblicazione: 15 gennaio 2016

Link all’articolo: http://www.snowmagazine.com/features/1246-focus-on/skiing-through-history-on-the-great-war-ski-tour

Photo credits: Bandion.it; Mario Dibona; Snow Magazine

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *