Reportage: La storia di un uomo e di una bistecca (seconda parte)

Contador, figura simbolo di un periodo turbolento

Lo spagnolo accumulò successi con i team Once, Liberty Seguros e Astana, dove il doping era spesso profondamente radicato. Tuttavia i sospetti, almeno in un primo momento, non trovarono conferma. Nel 2008 vinse il Giro e nel 2009 arrivò il bis al Tour. I giornalisti lodavano la sua audacia, descrivevano il suo entourage come composto da persone fidate, che lo accompagnavano da una squadra all’altra e costituivano un’oasi su misura per lui. Questo fu il periodo contrassegnato dal Pistolero che, dopo essersi sbarazzato una volta di più della concorrenza, sparava con due dita in direzione delle telecamere. Poi però arrivò il test positivo.

Poco dopo il Tour vinto nel 2010, Contador invitò i giornalisti a Pinto. Con indosso una camicia bianco candido e la voce roca raccontò loro la sua versione, ovvero che era stato trovato positivo il 21 luglio precedente, durante il giorno di riposo a Pau, con 50 nanogrammi di clenbuterolo nel sangue; che aveva assunto una sostanza utilizzata per ingrassare i vitelli e che la sua positività sarebbe stata causata da alcuni filetti contaminati, fatti arrivare in Francia dal nord della Spagna da un amico dello chef della squadra.

La federazione spagnola lo assolse, mentre l’Agenzia mondiale anti-doping sospettò una trasfusione proibita. Il Tribunale Arbitrale dello Sport giudicò plausibili entrambe le versioni. Dal momento che non fu in grado di documentare in modo inequivocabile la sua versione, Contador venne sospeso per due anni. La Spagna intonò un canto di protesta, la cui melodia patriottica era accompagnata da un sottofondo di teorie complottiste: l’intera vicenda avrebbe mostrato di nuovo quanto il mondo intero fosse invidioso degli spagnoli, francesi in primis.

Da qualche parte dietro a Eddy Merckx e Jacques Anquetil

Al termine della squalifica Contador vinse subito la Vuelta, successivamente il Giro, e tanto più  si alzavano le voci dei detrattori all’estero, quanto più fragorosamente veniva acclamato in patria. “Noi spagnoli abbiamo una forte cultura del perdono, ereditata probabilmente dalla morale cattolica”, affermò il giornalista spagnolo Fran Reyes nel CyclingPodcast: “abbiamo più empatia per gli sconfitti che per i vincitori”. La fama di Contador crebbe ulteriormente, ma non tanto per le sue vittorie, quanto perché cadeva, perdeva, ci riprova indipendentemente da quanto fosse intenso il dolore. Durante il Tour di quest’anno ha sottolineato come il suo obbiettivo fosse quello di “dare spettacolo”.  La bellezza della sconfitta, questa è stata la sua ultima eredità, benché il progressivo affievolirsi delle sue forze lo indisponesse. Meglio concludere col botto che scomparire piano piano.

E adesso, cosa succederà? Il suo nome verrà annoverato tra quelli dei grandi del suo sport, dietro a Eddy Merckx e Jacques Anquetil, che a loro volta ebbero a che fare col doping. Contador è uno dei cinque corridori che hanno vinto tutte e tre le grandi corse a tappe. Molte verità rimarranno probabilmente nascoste; un tribunale spagnolo ha recentemente sospeso le indagini sull’ Operación Puerto. Contador ha tentato la fortuna per l’ultima volta alla scorsa Vuelta. Christopher Froome, vincitore dell’ultimo Tour, era ampiamente favorito sin dalla partenza, ma lo spagnolo non si è mai lasciato intimorire da certi dettagli.

 

Fonti

Traduzione: Mattia Brizzi

Articolo: Ein Mann, ein Steak

Giornale: Süddeutsche Zeitung

Autore: Johannes Knuth

Link all’articolo: http://www.sueddeutsche.de/sport/alberto-contador-ein-mann-ein-steak-1.3632504

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