Reportage: La storia di un uomo e di una bistecca

  • La movimentata carriera di Alberto Contador è giunta al termine dopo la Vuelta di quest’anno.
  • Il pistolero ha ottenuto molte prestigiose vittorie, ma è stato anche coinvolto in vicende deplorevoli.
  • In Spagna il madrileno viene celebrato anche se non ha vinto la sua ultima corsa a tappe.

Non si sa con assoluta certezza fino a che punto il seguente aneddoto sia vero, ma ad ogni modo rientrerebbe nello stile di Alberto Contador. Eravamo più o meno alla fine del Tour de France di quest’anno, da qualche parte in mezzo alle Alpi. In precedenza Contador era caduto due volte dalla bici e si era rialzato, con una pedalata pesante aveva poi faticosamente scalato  le montagne del Giura e dei Pirenei, accumulando sette minuti di svantaggio rispetto ai migliori. La possibilità di raggiungere il podio a Parigi era sfumata, per non parlare della vittoria della classifica generale. Nel suo team, la Trek, si sperava vincesse per lo meno una tappa, permettendo così agli sponsor di apparire in televisione. Ma Contador di tutto questo non voleva saperne niente. Continuava ad assicurare ai suoi sbalorditi collaboratori di avere ancora un solo e unico scopo: vincere il Tour.

E come poteva essere diversamente?

Nei grandi giri Alberto Contador ha sempre puntato alla vittoria finale, al ruolo principale nei blockbusters del cinema sportivo. Proprio come un attore che non si vuole più limitare al ruolo di comparsa. E poi perché avrebbe dovuto farlo? Contador ha sempre avuto quel qualcosa in più che lo ha distinto dagli altri. Attaccava quando nessuno se lo aspettava, trovava la strada verso il successo anche in situazioni all’apparenza disperate, e questo indipendentemente dal numero di asperità che avrebbe dovuto affrontare. Al Tour di quest’anno non ci è più riuscito e si è classificato nono. Ci ha riprovato di nuovo alla Vuelta: 3297 chilometri per arrivare a Madrid, cinque terribili tappe di montagna, probabilmente l’impresa più dura di tutto l’anno. E nel bel mezzo di tutto ciò il  trentaquattrenne dell’addormentato sobborgo madrileno di Pinto, che, durante la corsa, ci ha dato dentro come se fosse alla sua prima gara. Proprio perché quella sarebbe stata l’ultima: dopo la Vuelta di quest’anno Contador ha concluso la carriera.

Una carriera entusiasmante

Il suo è un percorso che come minimo offre abbastanza materiale per un film: due trionfi al Tour, due vittorie al Giro d’Italia e tre alla Vuelta, il coinvolgimento in uno tra i più grossi scandali sportivi. Un test positivo, un’assoluzione, una squalifica che però poi arriva, alla quale seguiranno altre vittorie. Una carriera a metà tra i dubbi e la febbrile affezione, che tutto  è stata fuorché noiosa, fino alla fine.

O tutto o niente: Contador aveva sedici anni quando partì all’attacco per la prima volta. Abbandonò la scuola, si trasferì nei Paesi Baschi, terra conosciuta per le sue corse e le sue formazioni prestigiose. Aveva 18 anni quando vinse la difficile competizione U23 di Gorla. In poco tempo si misero tutti a parlare di questo corridore di Madrid, che aveva l’aspetto di un ragazzino uscito di casa per la prima volta, ma che scalava le montagne con un coraggio sbalorditivo. Manolo Saiz, team manager  in seguito travolto dagli scandali, lo ingaggiò nella sua formazione ONCE. Nel 2004, al giro delle Asturie, Contador crollò a terra per un attacco epilettico causato da un vaso sanguigno malformato, ma poi riuscì a riprendersi.

In seguito fu coinvolto nel più grande affare di doping nella storia della Spagna. Nei documenti del guru del doping Eufemiano Fuentes si parlava di “A.C.” e Contador venne escluso dal Tour del 2006. Più tardi la sigla scomparirà dagli atti in modo misterioso. L’anno successivo vinse il Tour, poiché il leader Michael Rasmussen fu squalificato con futili motivazioni. Il danese ammetterà in seguito di essersi dopato sotto la spinta del suo team. Un anno fa, quando in un’intervista al giornale svizzero Neue Zürcher Zeitung gli venne chiesto se si considerasse come il legittimo vincitore di quel Tour, Rasmussen rispose: “ lei crede forse che Contador meritasse di vincere?”

 

Traduzione: Mattia Brizzi

Le fonti dell’articolo saranno specificate al termine della seconda e ultima parte del reportage

 

 

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