Reportage: Il coraggio di mollare (seconda parte)

Rispetto ai suoi colleghi Earnhardt, che nel 2015 ha visitato brevemente la cittadina tedesca di Illesheim, da dove provengono i suoi antenati, è sempre stato un caso a parte. Sebbene non sia diventato il fenomeno sportivo che tutti auspicavano, si è imposto come il campione di simpatia di una serie automobilistica che sta vivendo un’epoca di declino e che vede un calo drastico di spettatori sulla tv americana. In futuro Earnhardt vuole contribuire a invertire la tendenza nel ruolo di commentatore.

Grazie alla sua intelligenza e alla sua eloquenza è riuscito a raggiungere anche un pubblico diverso dalla solita tifoseria politicamente conservatrice degli Stati del sud, legata a uno sport in cui gli afroamericani non hanno ruoli di primo piano, e in certe occasioni non ha esitato a rendere note le sue opinioni liberali. Quando Donald Trump, con uno dei suoi primi provvedimenti, ha tentato di impedire l’ingresso negli Stati Uniti a cittadini musulmani provenienti da determinati Paesi, Earnhardt ha scritto su Twitter che la sua famiglia è emigrata dalla Germania nel 18° secolo per “sfuggire alle persecuzioni religiose”, e che l’America è stata “creata dagli immigrati”. Nel recente scontro tra Trump e il mondo dello sport riguardo all’inno americano, Earnhardt si è schierato contro il patriottismo fine a sé stesso, abbracciando il pensiero di John F. Kennedy, che una volta sostenne il diritto di tutti gli americani a protestare pacificamente.

Con opinioni del genere il padre non gli avrebbe certamente reso la vita facile, se solo lui fosse ancora vivo. Nel 2001, durante gli ultimi giri della Daytona 500, rimase coinvolto in un incidente mortale all’età di 49 anni tentando di difendere il figlio, secondo davanti a lui, dall’assalto degli inseguitori. L’uomo soprannominato “Intimidator”, che non aveva mai temuto i sorpassi ad alta velocità senza esclusioni di colpi, non era riuscito a ritirarsi al momento giusto.

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Anche dopo la morte del padre, “Junior”, che ha accumulato un patrimonio di più di 200 milioni di dollari, si è sempre dimostrato una persona sicura di sé, come quando nel 2007 cambiò team in conflitto con la matrigna Teresa, succeduta al defunto marito al comando della sua scuderia, e in questo modo accrebbe la sua visibilità. Il giornalista americano Jay Busbee, autore del libro “Earnhardt Nation”, è rimasto colpito da “come Junior abbia saputo reagire a ciò che ha dovuto affrontare”. Non solo sul piano commerciale, ma anche nei confronti della perdita e del lutto. “Deve correre due volte all’anno a Daytona e ogni volta deve passare nel punto in cui è morto suo padre”. Earnhardt ha sempre avuto il coraggio di premere sull’acceleratore. E adesso ha il coraggio di mollare.

 

Traduzione: Francesca Scapecchi

Articolo originale: “Nascar-Star Dale Earnhardt hat den Mut zum Loslassen” di Jürgen Kalwa, pubblicato su FAZ (11/10/2017)

Link all’articolo: http://www.faz.net/aktuell/sport/formel-1/motorsport/nascar-star-dale-earnhardt-hat-den-mut-zum-loslassen-15240208.html

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