I bimbi sperduti del calcio, Morrison e Balotelli, cercano la redenzione e fanno riaffiorare i ricordi.

Richard Williams – The Guardian (UK)

A trenta metri dalla porta, il giocatore controlla il breve passaggio orizzontale voltandosi di 180 gradi prima di muoversi senza problemi in avanti. Due tocchi leggeri, un doppio passo, altri due tocchi per sterzare lontano da un secondo difensore, e poi un tiro di sinistro scagliato da un metro fuori dal limite dell’area di rigore, accuratamente piazzato tra il portiere e il palo alla sua destra.

MORRI-SON! MORRI-SON! MORRI‑SON! MORRI‑SON!” Il telecronista della TV messicana sta impazzendo. È solo un amichevole durante la pausa per le nazionali, ma pensa di aver visto il futuro.

Se sapesse… Si tratta di un futuro che in passato in molti hanno intravisto, ma che poi hanno aspettato invano con la speranza che diventasse realtà.

Alcuni lo hanno visto all’Old Trafford, durante la finale di FA Youth Cup nel 2011, quando due reti segnate come se nulla fosse fecero ipotizzare a molti che Ravel Morrison sarebbe stato il futuro del Manchester United e forse anche dell’Inghilterra.

I tifosi del West Ham lo hanno visto a White Hart Lane, casa del Tottenham durante un derby dell’ottobre 2013 quando Morrison prese palla dentro la propria metà campo, fece fuori Jan Vertonghen, scartò Michael Dawson e scavalcò Hugo Lloris con un pallonetto.

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Morrison con la maglia numero 10 dei Tre Leoni.

Un mese dopo fu Gareth Southgate a vederlo, quando, convocato per l’Inghilterra Under-21, Morrison segnò un gol in allenamento con una magistrale volée di tacco. Quasi 3,5 milioni di persone lo hanno visto sul canale YouTube della Football Association

Poche settimane prima, Morrison aveva segnato una doppietta nella vittoria per 5-0 in una partita di qualificazione al campionato europeo Under-21. L’avversario era, guarda caso, la Lituania contro la quale domenica scorsa a Vilnius, la nazionale A di Southgate ha faticato ad ottenere uno scialbo 1-0. Forse il CT dell’Inghilterra, vedendo la difficoltà dei suoi giocatori nel penetrare la compatta difesa di casa, ha ripensato a ciò che Morrison sarebbe capace di fare.

Gli apparentemente inestirpabili difetti caratteriali e comportamentali (compresi gli incidenti che lo hanno portato a comparire in tribunale) hanno finora impedito a Morrison di dimostrare il suo talento più che sporadicamente e, forse, lo faranno per sempre. Dopo vari prestiti al Birmingham City, al Queens Park Rangers e al Cardiff City, il trasferimento alla Lazio di due estati fa non è riuscito a cambiare le sue fortune.

Una pessima puntualità e un’apparente poca voglia di imparare l’italiano hanno fatto sì che Morrison non riuscisse ad entrare nelle grazie né di Stefano Pioli, né del suo sostituto, Simone Inzaghi. Alla fine di agosto il club di Serie A, con cui è sotto contratto fino al 2019, lo ha spedito in Messico tra le file dell’Atlas di Guadalajara, squadra attualmente a metà classifica nella Liga MX, massima divisione del paese nordamericano.

Poiché l’Atlas ha vinto il suo unico titolo addirittura nella stagione 1950-51, le aspettative e le pressioni dei tifosi non dovrebbero essere insopportabilmente elevate, anche se i Rojinegros giocano le proprie partite casalinghe in uno stadio con una capienza di quasi 55.000 spettatori.

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Il benvenuto dei tifosi dell’Atlas a Morrison.

Lo stadio di casa, il Jalisco, fu teatro del gol di Jairzinho che sancì la sconfitta dell’Inghilterra per mano del Brasile durante una partita della fase a gruppi di Messico 1970 e dove, 16 anni dopo, la Francia di Michel Platini perse la semifinale del mondiale contro la Germania Ovest.
Il Messico, assediato dalla violenza associata al suo fiorente traffico di droga, potrebbe non sembrare il posto più ovvio in cui riabilitare un 24enne cresciuto tra le gang di Manchester e che ha mostrato pochi segnali che indicassero la sua volontà di scrollarsi di dosso i relativi atteggiamenti per più di qualche breve periodo.

Finora Morrison è entrato dalla panchina in due partite di campionato e ha segnato, come al solito, un gol straordinario in una amichevole contro il Club América di Città del Messico. Ma chiunque abbia visto le sue qualità in prima persona si starà chiedendo, ancora una volta, se la sua ultima avventura gli darà un posto al sole all’interno del mondo del calcio e, addirittura, lo porterà di nuovo a vestire la maglia dell’Inghilterra.

La storia è un po’ diversa per un altro dei ragazzi apparentemente sperduti del calcio.

Mentre Alex Ferguson stava perdendo la fiducia riposta in Morrison, Mario Balotelli indossava la divisa del Manchester City, fornendo a Sergio Agüero l’assist decisivo per uno storico gol all’ultimo minuto che permetteva ai Citizens di aggiudicarsi il titolo della Premier League 2012.

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La maglietta celebrativa con cui Balotelli esultò dopo un gol nel derby di Manchester.

Balotelli aveva già giocato con l’Inter da enfant prodige del calcio italiano e proseguì con il lasciare l’est di Manchester per tornare a Milano, sponda rossonera. Il bel colpo di testa che sancì la vittoria dell’Italia contro l’Inghilterra nella fase finale della coppa del mondo 2014 precedette il suo ritorno in Premier League, questa volta con la maglia del Liverpool. Dopo aver segnato 26 volte in 43 partite con i Rossoneri, il solo gol realizzato in 16 presenze per la squadra allora allenata da Brendan Rodgers rappresentata una cocente delusione.

Il tempo trascorso ad Anfield ha portato la sua carriera fuori strada. Quando il Milan lo ha ripreso in prestito, le successive 20 presenze sono riuscite a produrre solamente un misero gol. Sembrava come se i vari episodi di comportamento eccentrico di cui è stato costellato il suo periodo inglese, si fossero rivelati molto più facili da ricordare che i suoi sforzi sul rettangolo di gioco.

Dopo essere rimasto fuori dalla lista dei convocati di Antonio Conte per gli europei dello scorso anno, e dopo che Jürgen Klopp aveva indicato che non c’era posto per lui in caso di ritorno al Liverpool, Balotelli ha fatto una mossa che sembrava indicare che la sua (una volta) plausibile ambizione di vincere il pallone d’oro era ormai svanita.

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Balotelli esulta dopo un gol segnato per il Nizza.

A differenza delle sue quattro squadre precedenti, al Nizza non si parla di lottare per conquistare la Champions League. Ma Balotelli ha segnato quattro gol nelle prime due partite in Ligue 1 e ha concluso la scorsa stagione con 17 gol in 28 apparizioni, condite da tre cartellini rossi e 10 gialli.

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L’arbitro mostra il cartellino rosso al centravanti italiano.

Nella classifica finale, il Nizza è arrivato al terzo posto, alle spalle di Monaco e PSG.

Come al solito, quasi tutti al suo nuovo club amano il carattere estroverso di Balotelli. Ad agosto, dopo la sconfitta contro il Napoli nel turno preliminare di Champions League, sono volate parole grosse tra l’italiano e Lucien Favre, allenatore degli Aiglons. Ma da allora le tensioni si sono dissolte e Balotelli ha segnato cinque gol nelle sua cinque presenze in Ligue 1. “Quest’anno, per la prima volta dopo molto, molto tempo, ha avuto il vantaggio di poter svolgere una preparazione adeguata,” ha affermato Frédéric Gloria, l’assistente allenatore il cui il compito è occuparsi di Balotelli, alla rivista France Football. “Ha riscoperto la vita da calciatore”.

Essere un bambino prodigio nel panorama calcistico oscenamente dorato e iper-commentato del XXI secolo, garantisce l’esposizione di difetti e vulnerabilità.

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Hendrie in azione con i Claret and Blue.

Alcuni giocatori, come ad esempio Lee Hendrie dell’Aston Villa, che debuttò in maniera sorprendente con l’Inghilterra sotto la guida di Glenn Hoddle nel 1998, esplodono, si bruciano incespicando per tutta una carriera ed arrivano al punto in cui tutto si è ormai lentamente spento.

Per Michael Johnson del Manchester City,

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Johnson al tiro con la maglia del City.

che 10 anni fa mostrava un potenziale tale da farlo considerare il nuovo Colin Bell (ndt: storico centrocampista dei Citizens da molti ritenuto il loro miglior giocatore di tutti i tempi), era semplicemente troppo.

Se ami il calcio, certe storie ti deprimono.

E poi un gol mozzafiato di Morrison o la notizia che Balotelli è tornato a segnare regolarmente, possono farti mettere da parte il cinismo e farti aggrappare alla speranza che, finalmente, questi grandi talenti tornino sotto la luce dei riflettori. Per restarci.

Ma alla fine il calcio si fa beffe di tutti noi.

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