Reportage_La ragazza con il motore nella bici (Capitolo secondo)

L’Olandese che affossa Femke

Dopo aver vinto un bronzo nel primo pomeriggio, l’olandese Maud Kaptheijns dichiara senza troppi giri di parole: “Sinceramente la cosa non mi stupisce. Dalla gara del colle Koppenberg ho sempre sostenuto che lei (Femke n.d.t.) stava facendo qualcosa di scorretto. Nelle corse precedenti arrivavo sempre 2 minuti davanti a lei. Quel giorno invece ero in uno stato di grazia e mi ha dato 20 secondi. Non ci ho visto più.”

Un Koppenberg elettrico

In primavera il Koppenberg  è un monumento del Giro delle Fiandre. In autunno ospita invece una manche del campionato di cyclocross. Pavé, campi e salite con pendenze importanti. Proprio lì nel 2015 Femke, con la pettorina numero 10, aveva addirittura guadagnato una decina di secondi sulle inseguitrici, proprio nei tratti di salita più impegnativi. Poi era riuscita a mantenere il secondo posto dietro a un’altra atleta belga fino al termine della corsa. Prima di salire sul podio lei stessa si era dichiarata stupita del suo buono stato di forma.

Domenica 31 gennaio 2016

La bella festa e l’hangover

Per tutto il weekend del Campionato del mondo, a Zolder, il popolo fiammingo ha dimostrato tutto il suo calore e affetto per gli atleti di casa, e sputato birra e rabbia sui corridori olandesi e francesi. Ma i postumi mattinieri della sbornia si rivelano ancor più dolorosi rispetto all’indomani del carnevale. Perché è stato trovato un motore in una bici. Ad Aalst, seduta a tavola a fianco del padre, Femke piange. Quando a fatica riesce a calmare i singhiozzi lui l’abbraccia. “Non era la mia bici,” ripete la ragazza.

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Le dichiarazioni a caldo di Femke: “Non era la mia bici.”

L’amico che amava i piccioni

L’amico a cui apparterrebbe la bici elettrica di Femke van den Driessche, è Nico van Muylder, figura locale di 39 anni. Allevatore di piccioni da competizione con cui posa a volte per le foto della stampa specializzata. Gestisce inoltre la friggitoria ‘T Pastofrietje, a Buggenhout. Domenica sera le telecamere l’hanno seguito fin sulla porta di casa sua. Le uniche parole rilasciate alla stampa: “Posso soltanto dire che la bicicletta è mia.”

Ex corridore, avrebbe fatto una ricognizione del percorso di Zolder con la sua bici elettrica. Al termine del giro avrebbe quindi appoggiato la bici su un camion prima che questa venisse recuperata da un meccanico che inavvertitamente l’avrebbe riposta nel box materiale di Femke. Questa è la tesi sostenuta con forza dalla famiglia van den Driessche.

Wilier, costruttore italiano di biciclette, paventa l’idea di fare causa per i danni di immagine subiti dal proprio prestigioso marchio. Iwan Gevers, manager del piccolo team di Femke, Kleur Op Maat No Drugs, si dichiara a sua volta vittima della vicenda: “Noi distribuiamo telai ai nostri corridori, ma non abbiamo alcun controllo sull’uso che ne viene fatto dopo”. Lo stesso si lascia poi andare a una confidenza: “Se tutto ciò è compatibile con la Femke che conosco? Io la conosco come qualcuno sottomesso a una forte influenza da parte della famiglia.”

Un fratello maggiore premuroso

Niels è un fratello maggiore premuroso. Ma già squalificato. A 22 anni viene infatti scaricato dalla RLVB, e squalificato per 2 anni dal dicembre 2014 per uso di anfetamine. Anche lui è venuto a Zolder. “Non era nel box,” ricorda ancora un anno dopo la Federazione, “aveva il diritto di stare sul circuito come spettatore pagante. Non potevamo certamente farlo andar via con un kalashnikov.” Se il suo status non gli vieta di sostenere la sorella, internazionale in lotta per il titolo mondiale, non gli permette tuttavia  di poterla assistere.

Ora, prima del via, Niels fa una ricognizione del percorso in compagnia di Nico van Muylder, l’amico che avrebbe ricomprato la bici di Femke prima di metterci un motore. Al contrario di Niels van den Driessche, Van Muylder non porta la divisa della squadra belga e viene quindi pregato di allontanarsi dal percorso. Durante la corsa Niels svolge un ruolo attivo. Un video della gara mostra lo stesso che attraversa la pista al livello della linea di arrivo. Secondo lui, la sorella aveva problemi alla catena all’inizio dell’ultimo giro e lui la seguiva.

Le consegna quindi la bici con la quale aveva raggiunto la zona del traguardo e sulla stessa Femke lascerà “la zona della corsa” in seguito al suo abbandono. Sarebbe allora possibile che questi abbia malauguratamente messo un’altra bici, elettrica, di proprietà del loro amico Nico van Muylder, nel box materiale della sorella prima della corsa? Purtroppo non c’è modo di saperlo. Tuttavia, una volta appurati gli elementi materiali della sua partecipazione, questi saranno motivo sufficiente per l’Agenzia nazionale antidoping fiamminga (NADO) per raddoppiare la durata della squalifica di Niels. A causa di questa partecipazione illecita infatti, il fratello di Femke risulta oggi squalificato per ulteriori 2 anni fino al 15 dicembre 2018.

“Da oggi, dico basta con il cyclocross.” Femke van den Driessche, 13 marzo 2016

Non vi è stata alcuna udienza davanti alla commissione disciplinare di Aigle, sede dell’UCI. La famiglia van den Driessche non ha fatto il viaggio in Svizzera. Femke ha fatto inviare un comunicato. La ragione: “I costi di questo procedimento in Svizzera sono troppo alti.” La stessa taglia corto: “Il mio processo è già stato fatto. La bici era nel mio box materiale: un’assoluzione non è contemplabile.” La commissione delibera senza di lei.

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4339€. Il prezzo del modello della bici incriminata e attualmente in vendita.

Potete farvi legalmente un giro su questa bici a motore, a patto che non stiate correndo una gara. La batteria è nascosta nella borraccia o nel sottosella. Per utilizzarla in modo illecito, uno specialista conferma al quotidiano olandese NRC Handelsblad che sarebbe necessario “nascondere la batteria nel tubo piantone aprendo il telaio. Si dovrà poi rinforzare il telaio nel posto dove si inserisce la batteria con dei cuscinetti aggiuntivi in carbonio al fine di evitare che il tubo non si rompa sotto l’effetto delle vibrazioni.” Aggiunge inoltre: “Qualsiasi persona un minimo smaliziata può farlo se sa procurarsi un telaio in fibra di carbonio.”

Il 26 aprile, L’UCI applica la sua prima sanzione per illecito tecnologico. Un motore elettrico di marca Vivax è stato installato nel tubo verticale della bicicletta e nel movimento centrale. Tale motore è stato azionato tramite Bluetooth con un pulsante disposto sotto i nastri del manubrio.

Verdetto: multa di 20.000 franchi svizzeri (18.000 euro) e 6 anni di squalifica. Dettaglio: la squalifica è effettiva dall’11 ottobre 2015, ovvero 3 mesi prima della data dei Campionati del mondo. Ciò lascia intendere che la commissione disciplinare abbia in suo possesso elementi che lasciano intendere l’utilizzo di un motore a partire da tale data. Il clan van den Driessche, da allora silenzioso, non farà appello. Il caso è chiuso.

E ora dov’è la bici?

La Willier bianconera confiscata a Zolder nel gennaio 2016 è sotto sigilli a Aigle, in Svizzera, presso la sede dell’UCI e viene utilizzata per la formazione dei commissari nella lotta contro le irregolarità elettroniche. Femke van den Driessche potrà rimontare in sella a livello competitivo il 10 ottobre 2021, quando avrà 25 anni.

La caduta

2 anni e mezzo fa, il 20 febbraio 2015, Peter van den Driessche, 47 anni, suo figlio Niels, 23, e un complice entrano in un negozio di animali di Varsenare, Belgio. Approfittando di un momento di distrazione della proprietaria, aprono una gabbia e rubano 2 canarini. Valore dei volatili: 400€. Grazie ai video di sorveglianza vengono riconosciuti. Nella voliera del padre di Femke i poliziotti ritrovano gli uccelli. I complici affermano di averli comprati perché hanno intenzione di buttarsi sull’allevamento e che devono tornare al negozio perché, ahi loro, hanno preso 2 maschi. La procura di Bruges richiede 4 mesi di prigione. La pena viene comminata il 7 aprile, così il padre e il fratello di Femke vengono condannati a 4 mesi, di cui 2 con la condizionale.

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Traduzione: Andrea Palazzeschi

Giornale: L’Equipe_ rubrica L’Equipe Explore

Nazione: Francia

Titolo dell’articolo: La fille qui avait un petit moteur dans son vélo

Autore dell’articolo: Pierre Callewaert

Link all’articolo: https://www.lequipe.fr/explore/hr01-femke-fille-moteur-velo/
Per la consultazione completa delle fonti si rimanda all’articolo. 

 

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