Essere calciatore mi ha salvato la vita durante il genocidio in Rwanda

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Eric Eugène Murangwa, Tutsi ed ex capitano della nazionale a cui i soldati Hutu risparmiarono la vita dopo averlo riconosciuto in una foto di squadra.

Eric Eugène Murangwa si trovava faccia a terra sul pavimento di casa sua mentre i soldati Hutu gli urlavano addosso. “Io sono del Rayon Sport, come fai a dire che giocavi con loro?” disse il soldato sbraitando. “Mi stai mentendo e non posso tollerarlo. Ti avremmo ucciso più tardi ma così facendo stai solo peggiorando la situazione”. Nel frattempo, gli altri soldati continuavano a saccheggiare casa sua, quando uno di questi fece cadere al suolo un album di foto. L’album si aprì su una pagina piena di foto di Murangwa e dei suoi compagni di squadra del Rayon Sport. A quel punto il soldato che stava per ucciderlo si fermò a guardarle esterrefatto.

“Ma tu sei Toto?” chiese quindi a Murangwa. Toto, che in Swahili significa ‘ragazzino’, è il soprannome con cui Murangwa era conosciuto dai tifosi del Rayon Sport, la squadra che lo aveva tesserato ancora adolescente, per poi farlo debuttare a soli 16 anni. “Sì, sono io” rispose il portiere. “E perché non l’hai detto prima” chiese il soldato. “Ma lo sto dicendo da mezz’ora” rispose Murangwa, con affanno. “Wow”, disse il soldato scuotendo il capo in maniera incredula. “E allora, come va?

Questi sono attimi di una conversazione che risale al 7 Aprile 1994, il giorno in cui in Rwanda si scatenò l’inferno. Nei cento giorni successivi circa 800.000 persone furono uccise, la maggior parta delle quali erano Tutsi come Murangwa. Non molti giorni fa, in una sala congressi a nord di Londra, ha avuto luogo la celebrazione annuale della fine del genocidio in Rwanda, alla quale hanno partecipato lui e oltre 200 connazionali. Durante tale occasione Murangwa, ex capitano della nazionale, ha ricordato al mondo come essere calciatore gli salvò la vita.

L’incontro ravvicinato con i soldati non è stato il solo in cui Murangwa vide la morte così da vicino, né quello che l’ha segnato più nel profondo. Ciò che non dimenticherà mai, e che lo spinge nel suo progetto in Gran Bretagna e Rwanda, è come molti dei suoi compagni rischiarono le loro vite per salvare la sua. “Iniziai a giocare per divertimento” dice Murangwa. Solo durante il genocidio mi resi conto di come lo sport può insegnarci a essere umani.”

Traduzione di un estratto dell’articolo di Paul Doyle: “How being a footballer saved me from death in Rwanda genocide”, The Guardian, 2 settembre 2017.

https://www.theguardian.com/football/2017/sep/02/footballer-saved-from-rwanda-genocide-eric-eugene-murangwa

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