L’attivismo del movimento sportivo femminile nell’era Trump

Le atlete hanno già fatto sentire la loro voce in passato per sostenere ciò in cui credevano, ma il maggior riconoscimento del loro status e la crescente popolarità di cui godono oggi, uniti ai social media, hanno contribuito a incrementarne l’attivismo.

È passato appena un mese da quando l’ultima celebrità dello sport a stelle e strisce ha detto la sua su una causa non sportiva e nel fervore del dibattito emergono sempre più voci femminili.

Prendete, ad esempio, la recente partita di basket tra le Seattle Storm e le Chicago Sky. I proprietari delle due squadre hanno organizzato un’iniziativa nel prepartita a sostegno di Planned Parenthood, l’organizzazione no profit provider di servizi per la cura della salute riproduttiva delle donne, il cui finanziamento è sotto perenne attacco da parte del Partito Repubblicano e dell’amministrazione Trump. Alcune giocatrici, compresa Breanna Stewart, ala piccola e star di Seattle, hanno realizzato un video a sostegno dell’evento e il centro di Chicago, Imany Boyette, ha saltato il riscaldamento per potervi partecipare.

Non è che le atlete non abbiano già fatto sentire la loro voce in passato – guardate ciò che Venus Williams è riuscita a ottenere in materia di parità di retribuzione a Wimbledon – ma con il crescente riconoscimento del loro status nel mondo dello sport e la loro maggiore popolarità, l’attivismo delle giocatrici, spinte anche dai social media, ha definitivamente spiccato il volo.

Ho raggiunto la Stewart qualche giorno dopo la partita con le Storm e l’evento sul Planned Parenthood. La cestista ventiduenne da tempo si batte contro ingiustizie e disuguaglianze e ha pubblicamente sostenuto molte cause sociali. A gennaio ha partecipato alle proteste all’aeroporto internazionale di Los Angeles contro il bando ai viaggi voluto da Trump; in passato si è schierata anche a fianco del movimento Black Lives Matter e dei diritti dei gay, chiedendo inoltre a gran voce una equa copertura mediatica per lo sport maschile e quello femminile.

È consapevole dell’influenza connessa alla sua figura quando mi dice: “Penso sia importante far sentire la mia opinione, poiché grazie ai miei successi sportivi e ai miei tanti supporter dispongo di una piattaforma che mi consente di dire la mia e di dare voce a chi si vede negata tale opportunità.

Quando lo fai per la prima volta ti poni mille interrogativi e pensi ‘alle persone potrebbe non piacere’, ma sai cosa? Non mi interessa se a qualcuno non piace, poiché ci saranno molte più persone alle quali farà piacere e che apprezzeranno. Mi impegno per apportare un cambiamento e per non lasciare le cose così come sono oggi.”

Afferma inoltre che è stato un mix di fattori a trasformarla in un’attivista impegnata nel sociale. “È un insieme di cose. Crescendo capisci meglio quello che accade nel mondo, sia dal punto di vista politico che in termini di disuguaglianze e ti rendi conto del peso che puoi avere. Non potevo immaginarmi quante persone mi sarebbero venute incontro per strada dicendomi ‘Grazie per quello che hai detto’, come dopo la protesta a Los Angeles contro il bando ai viaggi.”

Molte altre protagoniste del mondo dello sport stanno esprimendo il loro pensiero su tematiche quali razza, genere, orientamento sessuale o religione, a differenza dei colleghi uomini per i quali la competizione rimane spesso centrale.

Nello sport femminile esiste un livello di cameratismo inedito invece per gli uomini, forse perché tutte loro hanno dovuto lottare per conquistarsi il rispetto in quanto donne.

Quando la squadra di basket delle Minnesota Lynx ha protestato per i due uomini di colore uccisi a colpi di pistola dalla polizia e per l’uccisione dei 5 agenti di polizia alla successiva manifestazione, hanno raccolto ampi consensi in tutto il movimento della WNBA.

Sei squadre hanno indossato magliette del Black Lives Matter, solo quattro hanno risposto a domande sul movimento nelle conferenze stampa del post gara, mentre tre si sono inginocchiate durante l’inno nazionale ai playoff.

Megan Rapinoe, stella delle Seattle Reign e della nazionale di calcio americana ha apertamente sostenuto i diritti della comunità LGBTQ. È stata inoltre una delle cinque giocatrici a firmare un reclamo presentato contro la federcalcio statunitense per denunciare presunte discriminazioni salariali. La stessa si è inoltre inginocchiata durante l’inno nazionale per mostrare la propria vicinanza all’ex quarterback dei San Francisco 49ers Colin Kaepernick e alla sua protesta contro le ingiustizie razziali.

Fencer Ibtihaj Muhammad, la prima cittadina statunitense a competere alle Olimpiadi indossando un hijab nel 2016, ha palesato i propri timori per la “campagna di terrore” di Trump contro gli ideali americani.

Simone Manuel ha denunciato le brutalità della polizia dopo essere diventata la prima donna afroamericana a vincere una medaglia d’oro individuale nel nuoto ai Giochi Olimpici del 2016, dicendo: “Il colore della mia pelle rifletta il colore della mia terra.”

La Stewart, che ha da poco indossato una maglietta con su scritto “Wild Feminist” (alla lettera Femminista Selvaggia, n.d.t.), alla cerimonia di premiazione dei Nickelodeon Kids Choice, ha dichiarato che le atlete donna hanno una conoscenza diretta di ciò per cui combattono.

“Siamo coinvolte. In quanto donne e sportive stiamo ancora lottando per raggiungere uguaglianza nello sport in termini di salario, spettatori e status. Mentre lottiamo per noi stesse, ci battiamo per sostenere anche per altre tematiche. È una cosa che ci riguarda tutte.”

Se nello sport maschile la tematica della sessualità è ancora stigmatizzata, in quello femminile le atlete sono particolarmente attive in difesa dei diritti dei gay.

La stessa Stewart ha affermato di pensare “ci sono molte più atlete donna apertamente gay che uomini”, aggiungendo “credo che ognuno abbia il diritto all’uguaglianza. Oggi esistono molte cose che viene detto di non fare poiché LGBT o per la tua razza o religione. Ma dai, cosa stiamo facendo? Siamo nel 2017! È davvero frustrante.”

E riguardo Planet Parenthood? “La maggior parte delle persone pensa a ciò in termini di aborti, ha risposto la Stewart. “Ma è molto più di questo. Riguarda la salute e il rendere le persone più consapevoli sulla contraccezione, le malattie veneree e via discorrendo. E perché allora non lo sosteniamo?”

Ha affermato che quando è una donna a parlare di questi temi si crea un effetto domino. “Le persone vedono qualcuno che lo fa e pensano. ‘Anch’io posso farlo, ho le stesse opinioni e, piaccia o non piaccia alla gente, condividerò comunque il mio pensiero.’”

La cestista confessa inoltre di avere la pelle dura, prerequisito fondamentale per praticare sport ad alti livelli e arma in più quando sali su un palco. “A certe persone non piace quello che dico, ma è la mia vita e la vivo a modo mio, poiché sento che posso fare la differenza.

Non ho mai avuto persone che venivano direttamente da me per rimproverarmelo; di solito ci si nasconde dietro una cornetta o una tastiera e lo si dice sui social. Non è un problema, c’è chi esprime sui social anche pareri negativi sul mio modo di giocare. Ci sono abituata.”

Breanna vede il proprio attivismo come separato dal suo sport. “Non so quale impatto avrebbe sulla mia carriera. Quello che faccio in campo parla da solo, proprio come quello per cui mi batto fuori e non mi piace quando si mischiano queste due sfere.”

Michael Skolnik, attivista di Brooklyn che aiuta le celebrità a diventare campaigner più efficaci, sostiene che il livello di influenza esercitato dai vip con un tweet, indossando una maglietta o solo menzionando una tematica sociale in un’intervista è “inimmaginabile e inquantificabile”. Questi pensa che gli atleti usino le loro piattaforme social per mettere in luce tematiche di giustizia sociale in maniera molto più incisiva dalla morte di Trayvon Martin nel 2012.

Crede anche che le sportive si facciano sentire da decenni, senza però ottenere il credito che meritano.

Al pari di molti altri Paesi, il movimento sportivo femminile in America non è mai stato visto tanto seriamente quanto quello maschile. Ma così come lo status in termini sportivi delle donne è in ascesa, lo stesso si può dire del rispetto per le atlete. E oggi quando un’atleta donna dice la sua, ci sono molte più persone pronte ad ascoltarla.

Stewart
31 gennaio 2017. Il tweet di Breanna Stewart in occasione della manifestazione all’aeroporto di Los Angeles contro il bando ai viaggi voluto dal presidente statunitense Donald Trump.

Traduzione dell’articolo “As women’s sport grows, athletes find they can’t stay silent in the era of Trump”, di Lucy Rock, pubblicato su The Guardian.

https://www.theguardian.com/sport/2017/jul/29/womens-sport-activism-and-political-protest-planned-parenthood

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